Usi sostenibili, la prima bozza del piano d’azione nazionale

AGROFARMACI. USI SOSTENIBILI

Aspetti delicati: produzione integrata obbligatoria e formazione di venditori e utilizzatoriMipaaf e Ministero dell’Ambiente stanno avviando le consultazioni per il documento definitivo. Riforma in vigore entro 3 anni

Mentre la direttiva sull’utilizzo sostenibile degli agrofarmaci, già discussa e approvata da Commissione ed Europarlamento, è in corso di pubblicazione, ministero dell’Ambiente e Mipaaf elaborano il primo schema del piano nazionale (previsto dalla direttiva) per avviarlo a una doppia consultazione presso le parti interessate. Il documento, presentato lo scorso 22 ottobre, è stato predisposto anche grazie all’attività del Tavolo tecnico istituito al Mipaaf la primavera scorsa. La prima consultazione preliminare si dovrebbe concludere entro gennaio 2010 ed è rivolta alle associazioni che rappresentano utilizzatori, produttori e venditori di agrofarmaci. Ne seguirà una seconda, per poi entrare definitivamente in vigore entro gennaio 2014.

La direttiva in via di pubblicazione ha infatti l’obiettivo di dare attuazione ai contenuti della “Strategia tematica per l’uso sostenibile degli agrofarmaci” prevista dal Sesto programma d’azione in materia di ambiente (Decisione 1600/2002/CE). Tale strategia mira a raggiungere elevati standard qualitativi per la salute umana e l’ambiente intervenendo su alcuni obiettivi strategici:
- protezione del consumatore
- protezione di operatori agricoli e utilizzatori non professionali
- protezione della popolazione presente nelle aree agricole
- tutela dell’ambiente acquatico e delle acque potabili
- tutela di biodiversità e ecosistemi
- protezione della popolazione che accede alle aree pubbliche.

GLI INTERVENTI
 Al fine di raggiungere questi obiettivi, la direttiva prevede che nell’ambito dei piani d’azione nazionali (Pan) si realizzino alcuni interventi:
- (art. 5, 6, 7 e 10) formazione degli utilizzatori, dei rivenditori e informazione del pubblico;
- (art. 8) ispezione periodica delle macchine irroratrici;
- (art. 9) divieto di irrorazione aerea (salvo specifiche situazioni);
- (art. 11, 12) misure per la tutela dell’ambiente acquatico e delle aree sensibili;
- (art. 13) misure per prevenire i rischi durante le operazioni di preparazione della miscela, pulizia delle irroratrici e smaltimento degli imballaggi;
- (art. 14) misure per garantire l’applicazione dei principi di difesa fitosanitaria integrata, obbligatoria a partire dal gennaio 2014;
- (art. 15) definizione di indicatori di rischio.

Obiettivi ambiziosi: tre anni sembrano tanti, ma potrebbero non bastare. Per quanto riguarda la produzione integrata, ad esempio, anche se il nostro Paese è stato tra i primi in Europa a sostenerne l’applicazione, la sua diffusione è ancora lontana dal 100%. Per questo, tra le iniziative in corso presso il Tavolo tecnico sugli usi sostenibili, vi è anche l’attività di raccolta di informazioni riguardo alle iniziative delle varie Regioni.

In Italia l’applicazione dei metodi di difesa integrata interessa numerose regioni italiane e rientra tra le “misure agroambientali” individuate dai Piani regionali di Sviluppo Rurale. Il Comitato Nazionale di difesa integrata, istituito presso il Mipaaf, stabilisce e aggiorna le linee guida relative ai disciplinari di difesa e produzione integrata. La formazione degli utilizzatori di prodotti fitosanitari pericolosi è attuata in una parte delle Regioni.

Dal monitoraggio emerge che le attività di ricerca e sperimentazione in atto non appaiono però sufficienti a rispondere alle esigenze conoscitive e metodologiche per l’applicazione dell’Ipm. Secondo l’analisi effettuata presso il Tavolo tecnico, il Pan può quindi costituire un’occasione per realizzare condizioni favorevoli alla diffusione dell’innovazione tecnologica, promuovendo attività di ricerca e sperimentazione. E nella sua definizione occorre fare leva sui “punti di forza” del sistema agricolo nazionale: disciplinari di produzione, controlli delle irroratrici, misure agroambientali.

CONTROLLI IRRORATRICI
Anche i programmi per il controllo delle macchine irroratrici sono gestiti dalle Regioni e riguardano numerose realtà territoriali, anche se inmodo disomogeneo sul territorio nazionale. I monitoraggi del Tavolo tecnico hanno rilevato che sono almeno 10 regioni e province autonome dove vengono effettuati controlli periodici sulle macchine irroratrici (Piemonte, Lombardia, Trento, Bolzano, Veneto, EmiliaRomagna, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia).

Nella maggior parte di tali regioni, i controlli sono effettuati ogni 5 anni (in alcune, ogni 2). In due casi i controlli raggiungono il 75-80% delle macchine irroratrici in uso, mentre nella maggior parte delle restanti regioni interessano quote inferiori al 50%. Il controllo delle irroratrici è obbligatorio nel 40% dei casi per i produttori agricoli che optano per le “misure agroambientali”. Pe Mipaaf eministero dell’Ambiente le iniziative intraprese con successo in alcune realtà regionali devono essere estese a tutto il territorio nazionale, valorizzando ogni possibile sinergia con lemisure di sviluppo rurale.


PROSSIME TAPPE

Dopo la consultazione, le successive tappe per l’approvazione del Piano, sono: la definizione da parte del Parlamento, nell’ambito della “legge comunitaria , dei criteri di delega per il recepimento della direttiva (forme di coordinamento tra amministrazioni centrali e regionali, autorità competente/i, eventuale stanziamento di risorse ad hoc, ecc.) e il recepimento della direttiva mediante approvazione di decreto legislativo (entro due anni dall’entrata in vigore).
Secondo quanto si afferma nell’attuale bozza, i fattori “chiave” per il successo del Piano saranno, oltre al reperimento delle risorse tecniche e finanziarie, il coordinamento istituzionale e la partecipazione attiva delle parti interessate.

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