Diserbo della soia, cambio di strategia

Cresce l'attenzione per le pratiche che tendono a incrementare la produzione. Infestazioni, resistenze e revoche spingono a rivalutare il pre-emergenza

Soia sugli scudi. Gli scenari che si aprono con l’entrata in vigore della nuova politica agricola comunitaria non possono che aumentare l’interesse degli agricoltori italiani nei confronti di questa oleaginosa. La cui coltivazione si andrà realisticamente a collocare nelle zone più vocate del Nord Italia, dove si possono ottenere le produzioni più elevate e costanti, confidando in una buona quotazione della granella sui mercati mondiali in aggiunta ai contributi comunitari previsti.

Tutto ciò comporterà una maggiore attenzione a tutte quelle pratiche tecniche ed agronomiche che possono massimizzare le produzioni. Tra queste, il diserbo chimico rappresenta una delle tappe fondamentali per realizzare una sufficiente marginalità.

La sostituzione di imazetapir

Se fino a qualche anno fa il controllo delle infestanti della soia era demandato pressoché esclusivamente a unici ed energici trattamenti di post-emergenza dopo una bonifica del letto di semina con formulati a base di glifosate, negli ultimi anni sono intervenuti alcuni importanti fattori che richiedono la necessità di iniziare a modificare le strategie di lotta alle malerbe.

La sostituzione di imazetapir (Overtop) con imazamox (Tuareg) in addizione a tifensulfuron-metile ha comportato una minore aggressività delle classiche miscele di post-emergenza, all’inizio in particolare nei confronti del temibile Chenopodium album e nell’ultimo anno anche verso altre specie. Fatto più grave e preoccupante sono poi le sempre più frequenti segnalazioni di popolazioni Amaranthus spp. non più sensibili agli erbicidi di post, in particolare nel Veneto e in provincia di Ferrara e il ritrovamento di nuove specie difficilmente eliminabili con gli stessi erbicidi. La situazione non è poi rosea neppure per quanto riguarda le infestanti graminacee, con numerosi casi di non perfetta efficacia, soprattutto su Echinochloa spp. anche dei preparati ad azione specifica più attivi, senza dimenticare le problematiche determinate dalla stessa infestante nelle aree a vocazione risicola. Per ovviare a queste situazioni diventa necessario, dopo una razionale preparazione del letto di semina, rivalutare le applicazioni preventive con erbicidi ad azione residuale, utilizzando di volta in volta prodotti graminicidi (s-metolaclor, flufenacet, petoxamide) o efficaci contro le preoccupanti presenze di Amaranthus (in particolare metribuzin).

La gestione dei letti di semina

La preparazione anticipata dei terreni e l’eliminazione delle infestanti già nate prima delle operazioni di semina è diventata una delle pratiche fondamentali per una razionale gestione delle infestanti anche su soia per la notevole semplificazione di tutto il successivo programma di diserbo nell’ambito di una riduzione dei costi di produzione. Con semine effettuare nell’ultima quindicina di aprile e fino alla prima decade di maggio, con favorevole andamento termopluviometrico del periodo di fine primavera e una precoce emergenza delle infestanti, si può avere la fortuna di procedere ad un primo benefico azzeramento con l’esecuzione delle ultime lavorazioni di affinamento dei terreni o con la distribuzione di erbicidi ad azione totale a base di glifosate.

 

L’articolo completo è pubblicato su Agricommercio e Garden center n. 3/2015

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