Glifosate, la storia infinita

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Da erbicida rispettoso dell’ambiente a prodotto cancerogeno, l’escalation della questione glifosate vista da Compag

Sicurezza alimentare, salute pubblica, sanità sono alcuni dei temi che più infiammano l’opinione pubblica, che fanno discutere esperti e meno esperti per lo più finendo sempre per creare caos e allarmismi.

Per ogni questione sanitaria scorrono fiumi di parole e si interpellano esperti; chi invece dovrebbe prendere delle decisioni avendo disposizione mezzi e strumenti per dipanare le questioni, non si esprime.

Prima c’era stato l’olio di palma, poi la carne rossa e il caffè e nel 2016 è toccato al glifosate finire sotto accusa. A fine giugno, sullo scadere del tempo, finalmente è arrivata la decisione del Consiglio dei ministri dell’agricoltura Ue di estenderne l’autorizzazione all’utilizzo per altri 18 mesi. Nonostante il parere positivo tuttavia il dibattito che lo ha preceduto non ha fatto altro che muovere ancora una volta l’opinione pubblica contro un prodotto chimico destinato alle colture.

Ricapitoliamo…

Le vicende che coinvolgono l’erbicida più utilizzato al mondo si susseguono da molti anni e coinvolgono opinioni discordanti.

Fin dalla sua introduzione alla fine del anni ’70 del secolo scorso, la sostanza ha conosciuto un largo impiego agricolo in oltre un centinaio di Paesi. Nel momento della sua comparsa sul mercato, il glifosate era stato salutato come l’erbicida più rispettoso della salute ambientale grazie alla sua bassa pericolosità. La sostanza infatti risultava meno tossica per l'uomo rispetto agli erbicidi in uso all'epoca perché ha una penetrazione molto bassa nel suolo (circa 20 centimetri); va incontro a facile degradazione e quindi è molto limitata la probabilità che suoi residui riescano a raggiungere le falde acquifere.

Nel marzo 2015 però, l'organismo internazionale Iarc (International Agency for Research on Cancer) ha espresso un’opinione diversa sul glifosate classificando la sostanza tra le "probabili cancerogene per l'uomo". Sulla base di studi in laboratorio lo Iarc ha dimostrato che il glifosate induce nelle cellule danni a livello genetico e stress ossidativo.

A novembre 2015, l'Efsa, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, è invece arrivata a conclusioni differenti sostenendo che "è improbabile che il glifosate costituisca un pericolo di cancerogenicità per l'uomo" e ha proposto invece "nuovi livelli di sicurezza che renderanno più severo il controllo dei residui di glifosate negli alimenti".

A maggio 2016 anche una riunione congiunta di esperti della Organizzazione mondiale della sanità e della Fao sui residui di pesticidi (Jmpr) ha concluso che "il glifosate è improbabile che comporti un rischio cancerogeno per gli uomini come conseguenza della esposizione attraverso la dieta".

La Ue “non” decide

A dipanare la questione è stata chiamata una commissione formata da 28 membri di diversi paesi europei …

 

L’articolo completo è pubblicato su AgriCommercio & Garden Center n. 5/2016

L’edicola di AgriCommercio & Garden Center

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