SPECIALE DIFESA VITE

Strategie anti­resistenzaL’impiego dei fungicidi in viticoltura è indispensabile per il contenimento delle principali avversità che interessano la coltura. Negli ultimi 30 anni la difesa contro oidio, peronospora e botrite ha subito una profonda evoluzione grazie all’introduzione di nuovi gruppi di fungicidi, estremamente efficaci e dotati di un meccanismo di azione assai specifico. Purtroppo, il largo impiego di alcuni di essi ha provocato nel tempo la comparsa in alcune aree viticole di ceppi patogeni resistenti al loro meccanismo d’azione. 

Strategie anti­resistenza

Peronospora, oidio, botrite: nella vite si possono spesso manifestare cali di efficacia.
Inconvenienti da superare con una corretta gestione dei trattamenti

L’impiego dei fungicidi in viticoltura è indispensabile per il contenimento delle principali avversità che interessano la coltura. Negli ultimi 30 anni la difesa contro oidio, peronospora e botrite ha subito una profonda evoluzione grazie all’introduzione di nuovi gruppi di fungicidi, estremamente efficaci e dotati di un meccanismo di azione assai specifico. Purtroppo, il largo impiego di alcuni di essi ha provocato nel tempo la comparsa in alcune aree viticole di ceppi patogeni resistenti al loro meccanismo d’azione.
 

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La tignoletta non parte più con la seconda

Più attacchi nei vigneti del Nord.
Per “alleggerire” la pressione c’è chi riprende a trattare contro la generazione antofaga

Lobesia botrana (tignoletta della vite) è per l’Italia la specie più importante del complesso di fitofagi noto generalmente con il nome di tignole della vite. Si tratta di un fitofago di ampia diffusione in tutta l’Europa meridionale, dove manifesta più intensamente la sua pericolosità. In Italia la tignoletta viene affiancata in vario modo da altre due specie: Eupoecilia ambiguella, presente con rilievo economico in particolare in Veneto e Lombardia e con diffusione puntiforme, e Argyrotaenia pulchellana (Eulia), con un’attività trofica su una vasta gamma di piante.
 

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Il mal dell’esca aggredisce anche le viti giovani

Una volta bastavano slupature e capitozzature per tenerla sotto controllo negli impianti più datati, oggi è in netta espansione. Un progetto di ricerca cerca di fare un po’ di luce

Ritenuta per lungo tempo un’esclusiva dei vigneti vecchi, il mal dell’esca è stato negli ultimi anni causa di deperimento anche di viti molto giovani. La recrudescenza della malattia è dovuta a cause diverse fra loro interagenti, come l’abbandono di vecchie pratiche di lotta (trattamenti invernali con arseniti, slupature, ecc.), scarsa attenzione nella rimozione di parti di pianta infette, adozione di sistemi di allevamento e di raccolta che comportano energici interventi di potatura e la conseguente produzione di numerose e ampie ferite che, se non opportunamente protette, facilitano la penetrazione dei patogeni. La crescente diffusione della malattia ha originato seri problemi per la viticoltura, in Italia e all’estero, stimolando l’approfondimento delle conoscenze su aspetti epidemiologici, biologici e fisiologici. Un progetto di ricerca triennale (2005-07) per il contenimento di questa malattia (denominato Mesvit) ha coinvolto 12 Unità di Ricerca regionali, nell’ambito delle iniziative previste dalla legge n. 499/99 (Programmi interregionali).
 

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Flavescenza dorata, non è ora di abbassare la guardia

Cinque anni di monitoraggio di Scaphoideus titanus nella provincia di Modena fanno emergere l’importanza delle scelte aziendali. Soprattutto nella gestione bio

Flavescenza dorata ancora pericolosa nel Nord Italia. Questo è quello che riportano gli ultimi monitoraggi effettuati in Italia riguardo alla diffusione della più pericolosa fitoplasmosi della vite. In effetti, per contrastare la diffusione della malattia, in Italia è in atto un decreto di lotta obbligatoria (Decreto Ministeriale n. 32442 del 31 Maggio 2000) che prevede monitoraggi ed interventi insetticidi obbligatori contro Scaphoideus titanus, vettore della flavescenza e, nelle zone “focolaio”, l’estirpo tempestivo delle piante sintomatiche. In realtà non sembra ancora ora di abbassare la guardia contro questa pericolosa malattia. Dopo i pesanti danni provocati nel Veneto e, soprattutto in Piemonte l’Emilia-Romagna ha infatti negli ultimi anni potuto apprestare efficaci interventi di contenimento. Per quanto riguarda il territorio modenese, la presenza e la diffusione della flavescenza dorata ha portato all’estirpo di numerosi vigneti, all’incirca 73.000 piante sparse e 80 ha di vigneto.
 

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