Biostimolanti, nuovi scenari per l’agricoltura

biostimolanti
Sono in grado di stimolare specifiche funzioni fisiologiche, a basse dosi e senza impatto ambientale. La loro azione è complementare a quella della nutrizione minerale e organica e va sfruttata in determinate fasi fenologiche

I biostimolanti sono sostanze di origine naturale che, a basse dosi, attivano funzioni multiple fisiologiche in virtù delle loro caratteristiche stimolanti.

Comprendono diverse formulazioni di composti, sostanze e altri prodotti che sono applicati alle coltivazioni o ai terreni per migliorare i processi fisiologici delle piante e aumentare così il vigore dei raccolti, la produttività, la qualità e la conservazione post-raccolto.

I biostimolanti agiscono su specifici bersagli cellulari che, a loro volta, inviano messaggi in grado di stimolare alcune funzioni fisiologiche, specifiche per ogni molecola biostimolante; in particolare, agiscono sulla fisiologia delle piante attraverso diversi canali per migliorare il vigore, la resa, la qualità del raccolto e la conservazione del terreno dopo la raccolta.

Favoriscono, inoltre, la crescita e lo sviluppo delle piante durante tutto il ciclo di vita del raccolto, dalla germinazione dei semi alla maturità delle piante, in diverse e provate modalità.

Essi stimolano la fotosintesi, l’azione antiossidante e antitrasparente, le attività ormonali, la crescita dei vari organi, la resistenza agli stress biotici, abiotici, idrici e termici, la tolleranza verso la salsedine, la tolleranza nei confronti delle radiazioni ultraviolette e così via.

Entrando più nello specifico, i biostimolanti sono composti umici, estratti di alghe, aminoacidi di origine animale e vegetale, chitina e chitosani, antitraspiranti, acido salicilico, silicati, fosfati, complessi organo-minerali, etc. Tra questi vanno poi inclusi i lieviti e i batteri di diverse specie.

Tra gli esempi di colture nelle quali vengono impiegati i biostimolanti c’è la viticoltura: in particolare, i biostimolanti sono ormai ampiamente utilizzati in vigneto, mentre fino a pochi anni or sono trovavano applicazione solo in viticoltura biodinamica o biologica.

La loro azione è complementare a quella della normale nutrizione minerale e organica e va sfruttata in determinate fasi fenologiche, dirigendola a incrementare la qualità, più che la quantità di uva e vino.

Una sfida mondiale

In virtù delle loro proprietà, i biostimolanti sono sempre più utilizzati nella produzione agricola a livello mondiale e possono contribuire in maniera efficace a vincere la sfida posta dall’aumento della richiesta di cibo da parte della popolazione mondiale.

Oggi, infatti, sono più di 840 milioni le persone con una disponibilità di cibo insufficiente. Nei prossimi 20 anni avremo bisogno del 50% in più di cibo, 30% di acqua e 50% di energia per nutrire 1,2 miliardi di persone in più nel mondo: tuttavia, negli ultimi 20 anni l’aumento della popolazione è stato di molto superiore all’aumento delle rese per ettaro di terreno coltivato. Il valore del mercato dei biostimolanti è stimato fra i 200 e i 400 milioni di euro, con una crescita annua superiore al 10% e investimenti annui in ricerca e sviluppo fra il 3 e il 10% del fatturato. La ricerca scientifica è un elemento chiave per lo sviluppo di un mercato altamente innovativo, e questo rende ancora più pressante la definizione di una cornice legale europea che riconosca e protegga l’innovazione nel settore.

Giuridicamente i biostimolanti sono classificati come concimi. In Italia sono alcune decine le aziende che li producono e li commercializzano.

Di seguito riportiamo una piccola rassegna di alcune fra le più interessanti proposte attualmente presenti sul mercato. 

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L’articolo completo è pubblicato su AgriCommercio & Garden Center n. 1/2017

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