DECRETO EFFLUENTI

Digestato al posto dei concimi

Anche in aree vulnerabili. Un vero “fertilizzante rinnovabile” che permette una gestione virtuosa dei reflui

Il 27 scorso è stato approvato dalla conferenza
Stato-Regioni lo schema di decreto
sulla revisione delle norme relative alla gestione
degli effluenti di allevamento e sull’utilizzazione
agronomica del digestato prodotto
dagli impianti di digestione anaerobica.
Finalmente il digestato viene regolamentato
nel suo utilizzo agronomico.

Leggendo il Comunicato congiunto dei ministeri
delle Politiche agricole e dell’Ambiente
e prendendo spunto dalle indiscrezioni e
anticipazioni del testo legislativo, possiamo
affermare che è un Decreto coraggioso e
innovativo e che guarda al futuro dell’agricoltura
in un contesto di rafforzamento della
sostenibilità ambientale delle produzioni
agricole e alla diversificazione delle attività,
come peraltro auspicato anche dall’Ue.

Gli aspetti innovativi del Decreto riguardano
proprio il digestato con particolare attenzione
all’equiparabilità ai concimi chimici, a noi
tanto cara, tanto da averla proposta e supportata
da dati scientifici e sperimentazioni
di pieno campo negli ultimi 6 anni. In base
all’emanando Decreto, il digestato potrà sostituire,
di fatto, i concimi chimici nella fertilizzazione
nel rispetto dei fabbisogni colturali
e del bilancio di N, anche in zone vulnerabili.

Non è un modo per “aggirare”
la Direttiva nitrati

Ma attenzione, tutto ciò non è un regalo! Non
è un modo per aggirare la Direttiva nitrati! Il
concetto di equiparabilità prende spunto
dalla necessità di rispondere ai quesiti di
sostenibilità ambientale, di riduzione delle
emissioni azotate di origine agricola, di recupero
dei nutrienti e di sostenibilità economica
dell’attività agricola che vede, ormai, la
fertilizzazione tra le voci più importanti tra i
costi di produzione.

Per la prima volta, il concetto di recupero di
un refluo (il digestato) è declinato in termini
di virtuosità e di rispetto dell’ambiente. Ecco
allora che l’equiparabilità si accompagna al
concetto di contenuto minimo di azoto prontamente
disponibile (70% dell’N totale in forma
ammoniacale), di elevata efficienza dell’N (80%), di utilizzo del digestato in presemina
e/o copertura, di sistemi di distribuzione e di
stoccaggio che evitino la diffusione di inquinanti
nell’aria (ammoniaca).

Il passo in avanti è notevole se consideriamo
che sinora, di fatto, i reflui zootecnici non
sono mai stati davvero considerati dei “concimi”,
tanto che le basse efficienze proposte
hanno di fatto promosso più un concetto di
“smaltimento” che di riutilizzo agronomico.
La Direttiva nitrati prende spunto proprio da
questa “non considerazione del refluo quale
concime”, in una logica di limitarne lo “smaltimento”
incontrollato (zone vulnerabili).

Parola d’ordine “utilizzo”
e non più “smaltimento”

La digestione anaerobica, al contrario, determinando
modificazioni chimico fisiche del refluo/
ingestato, di fatto, è una “biotecnologia“
utile a produrre fertilizzanti che, essendo tali,
non vengono “smaltiti” ma utilizzati secondo
la buona pratica agricola, consentono una
forte sostenibilità economica e ambientale.
Il Decreto è un primo passo, anche se importantissimo,
verso un utilizzo virtuoso dei reflui
zootecnici. Se da un lato, infatti, esso sancisce
che la digestione anaerobica produce
concimi, bisogna considerare che la % di reflui
che soggiace a tale processo è relativamente
bassa; non ci stancheremo mai di dire
che la digestione anaerobica non produce
solo energia rinnovabile, da premiarsi con un
incentivo, ma anche “fertilizzanti rinnovabili”,
che permettendo una gestione virtuosa dei
reflui meriterebbero maggior considerazione
in un contesto di “incentivazione”.

Non è utopia “sperare” in un futuro in cui la
biotecnologia e la tecnologia (es. la digestione
anaerobica e i successivi trattamenti),
permetteranno di recuperare integralmente
i nutrienti dai reflui per un’agricoltura che
possa basarsi sul completo recupero della
materia e sulla piena sostenibilità ambientale,
permettendo, al contempo, di ovviare ad
adempimenti legislativi (Direttiva nitrati) che
da troppi anni contribuiscono a impedire, di
fatto, nuovi investimenti in agricoltura.

(*) DiSAA - Università di Milano

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