Fertilizzanti, mercato in crisi se l’agricoltore non investe

Il mercato è sceso dai 7 milioni di t degli anni ’77-78 alle 3 t di oggi. Secondo Oriano Bezzi (Panfertil) c’è da lavorare su: coesione fra operatori, informazione ai consumatori e moralizzazione del mercato

«L’ultima campagna fertilizzanti è stata disastrosa, ma non dico niente di nuovo. Oggi chi fa urea perde dei soldi. Solo i fertilizzanti speciale e le miscele consentano ancora una certa marginalità. E purtroppo nel breve e medio periodo non s’intravede un’inversione di tendenza». Con queste affermazioni ci accoglie nella sua sede sul porto di Ravenna Oriano Bezzi, titolare della Panfertil.

Come noto il settore soffre di una contrazione dei consumi, tanto è che da un mercato di 7 milioni di tonnellate degli anni ’77-78 oggi siamo scesi a poco più di 3. «E questo - riprende Bezzi - anche perché molte pratiche agricole, come la concimazione fosfatica, sono spesso scomparse. Se un tempo si era stati forse esagerati nella distribuzione di fertilizzanti, adesso siamo passati dalla parte opposta».

La questione di base è che l’agricoltore non guadagna più come una volta e quindi tende a non investire, così le concimazioni ne risentono. «A mio avviso - tende a precisare Bezzi - l’agricoltore che ha tutti i mezzi tecnici già ammortizzati e non tiene conto della retribuzione delle proprie ore di lavoro può ancora guadagnare qualcosa. Ma chi dovesse partire da zero, stanti le condizioni attuali, non sarà mai in grado di rientrare nelle spese».

«In Romagna, qui nella mia zona, le rese di frumento 10 anni fa toccavano i 66-67 q/ha - ci spiega - ma adesso sono persino calate. Nella zona di Bologna, invece, dove il frumento si fa con molta attenzione e professionalità, le rese sono rimaste costanti, mentre era logico vederle aumentare, sia pure di poco. Sicuramente le concimazioni sono in buona parte responsabili di questa situazione».

PREZZI OSCILLANTI

E per quanto riguarda i prezzi dei prodotti?

«L’andamento dei prezzi dei fertilizzanti è determinato dai grandi mercati internazionali, come India e Brasile, e su alcuni articoli di base, come l’urea, non sono rare oscillazioni anche del 30-35% che creano grandi turbative. Tutti gli operatori del settore, dagli importatori ai trader ci stanno rimettendo fior di quattrini e stanno iniziando a stufarsi. Questo fatto per ora sembra favorire la domanda, con opportunità di prezzo insperate per gli acquirenti, ma i problemi potrebbero arrivare anche per loro».

In questo contesto, la cosa anomala è che il numero di aziende sul mercato aumenta. Dalla frantumazione delle aziende più grosse che chiudono ne nascono più di una. E questo rende la situazione ancora più complessa».

Ma le oscillazioni di prezzo sul mercato si possono prevedere?

«Ci sono delle organizzazioni come Argus-FMB che forniscono dati di mercato internazionali, per altro molto costosi, comprensivi di previsioni. Le devo però dire una cosa: mi sono divertito a controllare le vecchie previsioni e a confrontarle con i dati reali successivamente concretizzati… e spesso ho visto che non c’era corrispondenza! Quindi, assieme alla conoscenza del mercato e all’intuito è sempre necessaria una buona dose di fortuna».

In questa situazione fino a quando sarà possibile andare avanti?

«Andremo avanti fino a quando, tirando un po’ qua, un po’ là riusciremo, alla fine, a spuntare un bilancio positivo - spiega Bezzi - poi, inesorabilmente, qualcuno dovrà restringere, riposizionare l’attività o chiudere. Fra l’altro manca in assoluto la coesione fra le aziende del nostro settore, non foss’altro per attivare assieme un’analisi prospettica o un dialogo costruttivo a vantaggio di tutti».

«Non esiste alcun altro settore in cui gli imprenditori non si parlano, non hanno un momento di incontro e condivisione delle problematiche comuni, neanche di tipo conviviale - aggiunge Bezzi -. Gli importatori Italiani di fertilizzanti si comportano come i capponi di Renzo di manzoniana memoria e ne pagano per primi le conseguenze. Le associazioni di categoria funzionano solo per gli aspetti tecnico-normativi e per eventuali consulenze ma non riescono a far emergere e a creare sensibilità per le molte altre tematiche che andrebbero affrontate collegialmente». (segue su AgriCommercio  e garden center n. 5 - 2017)

L'articolo completo può essere letto su AgriCommercio e garden center n.5 - 2017

 

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