PRATICA IN CAMPO

Frumento, cambia il clima e la distribuzione dell’azoto

metodi diagnostici, il tipo di fertilizzante e l’epoca d’intervento

Si parla sempre più insistentemente di modificazioni climatiche. Da alcuni anni, infatti, le primavere e gli autunni si sono accorciati ma soprattutto le precipitazioni si sono concentrate in periodi sempre più distanziati tra loro.

In altri termini si può dire che assistiamo a una maldistribuzione delle precipitazioni che costringono spesso a cambiamenti di tecnica colturale.

Se le piogge sono abbondanti in determinati periodi dello sviluppo della pianta (accestimento, levata e spigatura) in genere occorrono più azoto e più fungicidi. Stabilire la convenienza o meno all'intervento fungicida sul frumento non è sempre agevole in quanto non ci si può basare solamente sulla pluviometria, ma occorre tenere principalmente conto della varietà e dell'ambiente in cui si opera.

Il discorso si complica ulteriormente quando occorre rivedere la concimazione azotata in funzione degli andamenti metereologici, quando questi si discostano dalla norma. Anche se sono stati messi a punto diversi metodi per stabilire, per ogni anno, l'esatto quantitativo di concime da distribuire, può succedere che l'epoca di intervento non sia sempre in sintonia con la possibilità di rendere immediatamente disponibile il fertilizzante per le piante.

Due annate diverse

Negli ultimi due anni nella Pianura Padana il mese di marzo ha avuto una pluviometria completamente opposta: nel 2012 non è caduta una goccia, mentre nel 2013, a causa del susseguirsi in tempi molto ravvicinati di abbondanti precipitazioni, il terreno non è mai stato praticabile.

In quest'ultimo anno, in marzo, non si è potuto intervenire con la concimazione azotata quando, invece, sarebbe stata estremamente necessaria. Nell'anno precedente, nel caso sia stata ritardata la concimazione dell'accestimento ai primi di marzo, in quanto in molte situazioni non era necessario intervenire in pieno inverno, il concime non è stato assorbito dalla pianta perché non si è sciolto a causa della carenza idrica, comportando, oltretutto, notevoli perdite di azoto per volatilizzazione.
Questa diversità di pluviometria negli anni comporta una profonda riflessione sul modo di concimare il frumento.

La scelta, di una delle maggiori case produttrici mondiali di concimi azotati, di privilegiare, nel caso del frumento, gli interventi “mirati” con un concime a pronto effetto (nitrato ammonico) anziché la collaudatissima urea e tanto meno i concimi a lento effetto, può essere in parte criticata anche se si basa sul principio sacrosanto di ridurre lo spreco di concime. In certe annate, infatti, si può sprecare azoto quando si utilizzano concimi a non pronto effetto e in particolare i lenta cessione che si basano sull'impiego o di dosi medie o sull'altrettanto impreciso metodo dei bilanci. Entrambi questi metodi non tengono conto della pluviometria dell'intero ciclo colturale e non si avvalgono dei metodi diagnostici che sono invece basilari per una razionale concimazione azotata del frumento.

Purtroppo i metodi diagnostici perdono un poco la loro importanza se, per le considerazioni prima fatte sugli andamenti climatici, risulta quasi più importante tutelarsi verso l'eventuale impossibilità di assicurare il nutrimento alle piante in seguito a eccesso o a carenza idrica. Ne consegue che per forza occorre rivedere un po' le epoche di concimazione e il tipo di concime da impiegare, pur considerando che gli interventi mirati sono tuttora da considerare la base della concimazione azotata del frumento.

Consiglio pratico

Tre sono gli aspetti che occorre considerare quando, nella concimazione del frumento, ci si vuole tutelare dagli andamenti climatici poco favorevoli per un immediato assorbimento dell'azoto da parte della pianta: i metodi diagnostici, il tipo di concime e l'epoca di intervento.

Se per esempio durante l'autunno-inverno piove parecchio, in base ai valori consigliati dall'indice termo-pluviometrico occorre intervenire prontamente ed è preferibile impiegare il nitrato ammonico per la sua maggior prontezza di azione. Diversamente se l'indice termo-pluviometrico, e a maggior ragione se l'analisi dei nitrati alla base del culmo (Schnelltest) non evidenziano carenze azotate nella pianta verso la fine dell'inverno, è bene, prima della ripresa vegetativa (dai primi di febbraio a metà di questo mese), intervenire ugualmente con un certo quantitativo di azoto (50-70 kg/ha) in particolare se vi sono state elevate precipitazioni in gennaio. In questo caso risulta preferibile l'urea perché non occorre una prontezza di effetto e questo concime comporta minori rischi di dilavamento qualora, in seguito, si dovessero verificare abbondanti precipitazioni.

Qualora le successive precipitazioni risultassero al di sotto della norma, la dose consigliata in precedenza potrebbe già essere sufficiente per l'intera annata. Questa è una situazione che si verifica solo raramente, mentre è molto più frequente la necessità di un successivo intervento in piena levata o verso la fine levata (ultima foglia) se si vuole avere un miglioramento delle caratteristiche qualitative (contenuto proteico, diminuzione della bianconatura per il frumento duro). In questo modo senza avere sprechi di azoto ci si può tutelare da andamenti climatici avversi che potrebbero comportare l'ingiallimento della coltura per una carenza azotata che è difficile da recuperare senza andare incontro a perdite produttive anche se la coltura viene successivamente riportata a uno stato nutrizionale ottimale.

In conclusione si può ribadire la validità dei metodi diagnostici per stabilire la dose ottimale di azoto, ma l'impiego di concimi a pronto effetto come sarebbero preferibili quando si cerca di ritardare il più possibile la concimazione per avere da questa la maggiore efficacia, non sempre rappresentano la condizione ottimale.

A volte può essere conveniente intervenire in anticipo per tutelarsi da eventuali rischi di non poter intervenire per eccesso idrico nel terreno, oppure se il concime non si renda disponibile per le radici delle piante in seguito a momentanea carenza idrica.

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