Le verifiche sui concimi biologici

Il commerciante si deve orientare all’acquisto di prodotti già verificati per l'agricoltura biologica. In caso di nuove referenze deve informarsi se il fertilizzante è già stato registrato e andare a controllare online le informazioni ricevute

Gli imprenditori che hanno puntato sull’agricoltura biologica troppo spesso si trovano di fronte a notevoli difficoltà nell’espletare le loro scelte tecnico-imprenditoriali. In particolare ci riferiamo alla burocrazia che condiziona la scelta dei fertilizzanti che possono utilizzare, in quanto i diversi strumenti di verifica e controllo a disposizione spesso si trovano a non essere coerenti tra di loro. Anche i distributori possono comunque collaborare con gli agricoltori nel selezionare i prodotti adeguati ed evitare loro brutte sorprese

Un’immediata modalità di controllo è l’etichetta del fertilizzante che deve essere corredata dalla dicitura “Consentito in agricoltura biologica” ai sensi dell’allegato 8 del dlgs 75/2010. La stessa norma prevede l’iscrizione online al registro dei fertilizzanti biologici gestito dal Sian.

Non di rado è capitato a un operatore di non trovare il prodotto sul portale del Sian: le ragioni possono essere diverse e, purtroppo, non tutte risolvibili. Può capitare, ad esempio, che il sistema debba ancora assegnare il numero di registrazione alla domanda prima di renderla visibile e, in questo caso, non sussistono problemi e si tratta solo di aspettare l’aggiornamento dei registri. Al riguardo si segnala che all’indirizzo https://goo.gl/hojkjb si trova la data dell’ultimo aggiornamento.

Trascorsi però un paio di mesi e perdurando l’assenza sul web, gli utenti devono iniziare a preoccuparsi perché, in caso di verifica da parte dell’ente di certificazione biologica, l’assenza del prodotto dai registri online fa scattare più approfonditi controlli.

Seppur non direttamente coinvolto nel processo autorizzativo, il distributore è l’anello di contatto tra il “fabbricante” del fertilizzante e l’utilizzatore finale del prodotto biologico. Riteniamo logico aspettarsi che, in caso di contestazioni, il commerciante si allei con l’agricoltore nel sottoporre al responsabile dell’immissione sul mercato adeguate rimostranze. Meglio ancora se, prima dell’insorgenza di eventuali problemi sollevati in fase di controlli da parte degli enti di certificazione biologica, il distributore si faccia carico di assistere adeguatamente il suo cliente. In realtà, già in fase di selezione dei fornitori (e di scelta dei loro prodotti) un buon commerciante è bene sia orientato all’acquisto di prodotti già verificati e controllati in passato. In caso di nuove referenze può chiedere da subito al fornitore se il fertilizzante è già stato registrato e, di conseguenza, andare a verificare online la bontà delle informazioni ricevute. In questa fase di verifica, il distributore può però trovarsi difronte ad alcune difficoltà burocratiche che, per taluni fertilizzanti, rendono di fatto impossibile l’iscrizione online. La lista di riferimento dei fertilizzanti consentiti in biologico è costituita dall’allegato I del reg. Ce 889/2008 che, in Italia, è stato trasposto nell’allegato 13 del citato Dlgs 75/2010; nel fare questa tavola di concordanza, però, qualche burocrate ha cancellato alcuni fertilizzanti, potenzialmente biologici ma ritenuti non idonei a causa di scelte soggettive, così come ha scelto di aggiungervene di nuovi.

Ad esempio, l’idrolizzato proteico di erba medica è stato prima escluso e poi riammesso in allegato 13 ma non è mai stato cancellato dai registri online. Di contro, alcuni concimi Ce a base di microelementi (come il complesso di rame) sono previsti nell’allegato 13 ma non è possibile iscriverli online perché gli operatori hanno interpretato la norma a modo loro. Ed ancora, online sono presenti agenti complessanti non previsti dal regolamento europeo che, di fatto, renderebbero non registrabili taluni tipi di fertilizzanti previsti solo nella norma nazionale, ad esempio un concime complessato con l’estratto vegetale contenente tannini, ancorchè di origine naturale.

L’articolo completo è pubblicato su AgriCommercio & Garden Center n. 4/2017

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