Valagro: «Stiamo lavorando per un futuro da protagonisti»

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Giuseppe Natale, ceo Valagro.
Il ceo Giuseppe Natale ci spiega le strategie del gruppo. Grazie ai biostimolanti un’agricoltura più produttiva con un minor impatto sull’ambiente

Prem Warrior, coo di Valagro, ha aperto il forum sulla bioeconomia e il cambiamento climatico al Dipartimento di Stato americano che si è tenuto a Washington il 6 maggio scorso.

Valagro, dunque, sempre in primo piano a livello internazionale…

«I biostimolanti negli ultimi tempi hanno avuto un riconoscimento importante dal mercato – ci spiega Giuseppe Natale, ceo di Valagro, che abbiamo incontrato nel corso della Global Conference del Gruppo, svoltasi dall’11 al 13 maggio fra Stresa e Milano, in un collegamento ideale e concettuale con Expo 2015 –. Da prodotto “nice to have”, infatti, i biostimolanti si sono affermati come soluzioni fondamentali che permettono alle piante di produrre il massimo nel pieno rispetto dell’ambiente. Si tratta di soluzioni naturali che mettono al centro le esigenze della pianta e del terreno, agendo su entrambi al fine di garantire i migliori risultati. Dal 1960 ad oggi i mezzi tecnici hanno permesso di raddoppiare le produzioni a livello mondiale. Ma c’è ancora un ampio margine di crescita: fatta 100 la produzione attuale, si prevede, infatti, che questa possa arrivare a 172. D’altro canto non dimentichiamoci che ogni anno si perdono circa 200 miliardi di dollari di materie prime agricole in conseguenza di stress abiotici (siccità, calore, salinità, bassa temperatura…), nei confronti dei quali i biostimolanti sono una soluzione efficace. È evidente dunque che questi prodotti giocheranno un ruolo importante nell’incrementare la disponibilità di cibo nel mondo. Ovviamente tutto ciò attira sempre più l’attenzione su questo settore, come dimostra l’invito di Warrior da parte delle Autorità statunitensi ad intervenire al Bioeconomy and Climate Change Forum».

Soluzioni efficaci e innovative

Il vostro core business sono i biostimolanti, un settore nel quale avete fortemente creduto e nel quale avete investito notevolmente, ma che oggi vi sta dando grandi soddisfazioni. La concorrenza però negli ultimi tempi ha iniziato a farsi sentire. Come pensate di riuscire a mantenere il vantaggio competitivo acquisito? Che cos’è la tecnologia GeaPower?

«GeaPower è un insieme di tecnologie e conoscenze che ci permette di sviluppare soluzioni efficaci e innovative. Sul mercato – avverte Natale – si trovano molti prodotti, alcuni che vantano proprietà “miracolose”, la cui efficacia non è sempre provata. Valagro sa bene quello che c’è nel “succo” delle piante e che effetti può dare. Le caratteristiche dei prodotti estratti cambiano molto a secondo della porzione della pianta da cui vengono ricavati, dal periodo nel quale sono prelevati e, ovviamente, dalla tipologia del processo di estrazione. Nei prodotti “naturali” in commercio, che possono anche avere effetti positivi sulle piante, spesso non si tiene conto delle cose a cui ho accennato. La loro composizione, di conseguenza, può non essere costante, col risultato che variano anche l’influenza e l’efficacia sulla fisiologia della pianta. Per quanto riguarda i nostri prodotti, invece, grazie alle minuziose ricerche sulla materia prima e alle tecnologie estrattive e produttive che utilizziamo, siamo in grado di selezionare i principi attivi più efficaci e formularli in una composizione stabile e sempre uguale a se stessa.

Valagro, dunque, conosce bene i propri prodotti e come funzionano sulla pianta. Questo grazie anche a studi e sperimentazioni fortemente innovativi nel campo della genomica, proteomica e fenomica, che svolgiamo in network con istituti di ricerca e università, come ad esempio la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con la quale abbiamo recentemente rinnovato l’accordo di collaborazione».

Alla fine dello scorso anno avete lanciato il KMS aziendale. Può spiegarci meglio questo strumento e dirci come, attraverso di esso, pensate di riuscire ad offrire agli agricoltori soluzioni ancora più efficaci?

«Il KMS (Knowledge Management System) è un tool informatico che aiuta i nostri uomini sul campo e i nostri distributori a capire quali sono i bisogni delle coltivazioni in modo da riuscire a fornire ai clienti le migliori soluzioni. Un tempo il problema era avere informazioni (o accedere ad esse); oggi invece ci troviamo nelle condizioni di dover selezionare e organizzare adeguatamente le informazioni. Questo strumento, che sarà progressivamente adottato dalle filiali di Valagro nel mondo, è nato con l’obiettivo di gestire i principali flussi di knowledge aziendale, favorendo la raccolta di informazioni dal territorio in maniera partecipativa e condivisa, l’elaborazione interna e la redistribuzione mirata ai diversi ruoli aziendali e in particolare a chi offre consulenza a clienti. Tutto ciò, appunto, mettendo il cliente al centro della nostra attenzione».

La regolamentazione

Ma torniamo ai biostimolanti. Lei è anche presidente di Ebic, l’associazione europea dei produttori di biostimolanti. A che punto siamo nel riconoscimento, anche normativo, di questi prodotti a livello internazionale?

«Abbiamo già fatto un percorso importante, molto impegnativo. Purtroppo però in questa fase stiamo scontando un momento d’incertezza nell’evoluzione verso una regolamentazione della categoria. Sono sicuro però – è fiducioso Natale – che arriveremo presto ad avere una normativa specifica per i biostimolanti, a maggior tutela oltre che dei produttori e dei loro investimenti in ricerca e sviluppo, anche dei consumatori finali. Questi prodotti, infatti, possono essere utilizzati sulle colture anche poco prima che queste vengono “portate in tavola” e, anche se sono realizzati con principi naturali, è giusto che una normativa specifica fissi i criteri per una corretta valutazione in termini di sicurezza alimentare ed ambientale».

Su quali altre tipologie di fertilizzanti sta investendo Valagro in questo momento?

«I biostimolanti rappresentano circa il 50% del nostro fatturato, che comprende prodotti speciali per la fertirrigazione e la nutrizione fogliare, e microelementi chelati. Tutti prodotti che ci consentono di lavorare sulla linea della sostenibilità».

E per quanto riguarda l’hobbistica? Nel vostro fatturato che percentuale ricopre sul totale?

«L’hobbistica rappresenta oggi il 5% del nostri giro d’affari; una parte piccola, ma che riteniamo comunque molto importante. In questo settore la cosa su cui abbiamo dovuto lavorare di più è l’accesso al mercato (marchio, marketing ecc.). D’altra parte i prodotti sono concettualmente molto simili a quelli dell’agricoltura. Quello che stiamo constatando con molta soddisfazione è che anche l’hobbista che si avvicina ai nostri prodotti, come l’agricoltore, riesce a recepirne la qualità e il valore aggiunto».

Nuovi sviluppi

Valagro ha acquisito recentemente l’azienda indiana SriBio, specializzata nel bio-controllo, rafforzando la propria presenza nel subcontinente asiatico e aprendo le porte a linee di prodotti inedite per la vostra società. Si tratta di un episodio isolato o intendete espandervi anche in questa direzione?

«Per un’azienda come Valagro, che vanta una esperienza decennale nel campo dei “Biologicals” l’attenzione al mondo del biocontrollo è una conseguenza naturale. D’altra parte avevamo già nel nostro portafoglio alcuni prodotti che avevano efficacia nel bio-controllo. Posizionare prodotti di origine naturale è un “mestiere” che conosciamo bene e pertanto possiamo praticamente parlare di un’estensione di gamma…».

Qual è il vostro fatturato totale e quanto viene fatto in Italia? I vostri prodotti sono conosciuti in tutto il mondo, ma quali sono i Paesi che vi danno maggiori soddisfazioni? Su quali Paesi, in particolare state investendo in questo momento?

«Il nostro fatturato del 2014 si è attestato poco sotto i 100 milioni di euro, a cambio costante, con un incremento rispetto all’anno precedente di circa il 10%. Più dell’80% di questo viene realizzato all’estero, negli oltre 80 paesi in cui il Gruppo è presente con i propri prodotti. In particolare, fra i Paesi che pesano di più in termini di vendite – con circa il 35% del fatturato totale - c’è il continente americano, mentre per quanto riguarda i mercati su cui stiamo investendo e puntiamo maggiormente in questa fase ci sono gli Stati Uniti e il Brasile nel continente americano e India e Cina in Asia».

E per il futuro che cosa vede?

«Nel futuro si assisterà a una grossa evoluzione del mercato e niente sarà più come adesso.

Sicuramente vedremo una crescita esponenziale del settore e grazie al know-how acquisito negli anni riteniamo di poter giocare un ruolo da protagonisti sia con nuove acquisizioni che con lo sviluppo di tecnologie sempre più innovative».

 

LA SOCIETÀ IN PILLOLE

Anno di fondazione: 1980

Sede: Atessa (Ch)

Numero di dipendenti: 380 circa

Numero stabilimenti: 3

Fatturato (2014): 97 mio €

Filiali estere: 12

Presenza globale: oltre 80 Paesi

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