Mercato dei mezzi tecnici nei principali Paesi europei

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L’andamento climatico sfavorevole, che ha notevolmente condizionato le rese e la qualità delle colture, ha avuto importanti ripercussioni anche sulle vendite di fitosanitari e fertilizzanti

Proponiamo una carrellata sull’andamento del mercato dei mezzi tecnici agricoli nei principali paesi partner della Comunità europea focalizzando sui paesi che hanno una rappresentanza associativa sufficientemente organizzata da essere presente a livello europeo: UK, Francia, Germania e Polonia.

 

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FRANCIA

Il 2016 per la Francia è stato un anno da dimenticare per l’andamento delle colture e i risultati produttivi ottenuti. Anno da dimenticare ma di cui si manterrà memoria nei prossimi anni perché le ripercussioni proseguiranno certamente anche nella campagna 2016-2017.

Le rese produttive nel campo dei cereali sono precipitate su livelli sconosciuti agli operatori degli ultimi anni, toccando anche cali del 50% rispetto a un anno normale. Per trovare dati talmente negativi è necessario ripercorrere le statiche a ritroso di almeno 30 anni.

La zona maggiormente colpita comprende le regioni centrali in una fascia che vede al proprio centro la capitale, Parigi. In queste regioni la produttività media si è caratterizzata per cali superiori del 35% rispetto alla media degli ultimi anni.

Solo le zone del profondo Sud, il Midi, sono state risparmiate da un andamento che ha visto le rese medie attestarsi di poco al di sopra di 50 q/ha. Valori che non si vedevano più dagli anni 80.

Le difficoltà del settore primario hanno avuto ripercussioni anche sul consumo dei mezzi tecnici sebbene questi abbiano risentito anche di altri fattori quali l’andamento dei prezzi delle coltura che si è ripercosso in particolare sul consumo delle sementi, oppure l’andamento dei prezzi internazionali dei fertilizzanti che sono indipendenti dalle realtà congiunturali dei singoli paesi.

In generale i prezzi dei mezzi tecnici di produzione, fertilizzanti, fitosanitari, sementi e mangimi sono calati del 3%, con differenze significative per i diversi comparti se è vero che i fitosanitari hanno mantenuto un valore medio ponderato corrispondente a quello del 2015, a differenza di tutti gli altri settori. Infatti, tradizionalmente la domanda dei prodotti per la protezione delle colture è abbastanza inelastica perché la difesa delle piante è necessaria anche nel caso di avversità che danneggino la coltura.

Soprattutto evidente è il calo dei fertilizzanti che ha risentito dell’evoluzione dei costi dell’energia avendo fatto registrare una variazione a due cifre in negativo, -11,1% sull’anno. Le sementi -3,7% e -3,5% i mangimi.

 

FITOSANITARI. Questi mezzi di produzione hanno tenuto, come è stato confermato dall’invarianza del prezzo medio, seppure qualche variazione anche rilevante è stata rilevata. Ma il comparto continua a fare segnare il giro d’affari più elevato d’Europa, 2,2 miliardi di euro, essendo, la Francia, il Paese con la più vasta superfice coltivata e con la presenza di grandi estensioni di produzioni intensive come la vite.

L’incremento del giro d’affari sull’anno precedente è stato pari al 5%.

La fetta più rilevante del mercato è rappresentata dagli erbicidi con il 43,8% del totale seguiti dai fungicidi, 36,6%, dai prodotti vari che comprendono i fitoregolatori con il 13,5% e infine dagli insetticidi con il 6,1%.

 

FERTILIZZANTI. Anche in questo settore i numeri francesi sono da primato continentale con un consumo complessivo di 8.387.000 t ed una variazione negativa abbastanza contenuta rispetto all’anno precedente (-2%).

Gli azotati hanno mantenuto la propria quota di impiego non avendo subito variazioni rispetto all’anno precedente, mentre i fosfatici hanno avuto una crescita del 15% e i potassici un calo del 12%. Sul consumo dei fosfatici ha avuto una forte influenza l’aumento del bi-ammonico, pari a +18%. Un dato che, a sua volta, ha permesso di contenere il calo dei binari a -6% a fronte di un calo del -12 degli altri NP e PK.

 

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GERMANIA

Anche in Germania, seppure con conseguenze negative inferiori rispetto alla Francia, l’andamento climatico ha condizionato negativamente lo sviluppo colturale e la raccolta dei cereali è stata alquanto deludente. Le piogge hanno ostacolato la trebbiatura a più riprese protraendo le operazioni a stagione inoltrata e costringendo ad assicurare nei magazzini una granella con contenuti di umidità elevati. In tali condizioni non solo le rese si sono contratte a causa della caduta della granella e ai casi di pre-germinazione, ma anche la qualità del raccolto ne ha risentito. Alla fine la produzione è stata valutata in calo del -7,5% sull’anno a 24.161.000 t.

Anche il colza ha risentito del clima avverso, ma a questo si è aggiunto il calo delle semine dovuto alle basse quotazioni dell’anno precedente. I 4,6 milioni di tonnellate che sono stati valutati nei magazzini costituiscono un calo del 20% sul 2015 e del 10% sulla media di lungo termine.

 

FITOSANITARI. Il mercato è valutato in calo perché le scelte degli agricoltori hanno guardato al ribasso attraverso un riposizionamento del mix dei prodotti che ha permesso, nei limiti di un mercato poco elastico, di contenere i costi. Le ripercussioni si sono avute sui budget del comparto commerciale perché gli agricoltori hanno cercato di affinare gli interventi agronomici in modo da contenere il numero degli interventi antiparassitari e limitare per quanto possibile le dosi attraverso una accurata valutazione del livello di infestazione e dell’epoca di intervento.

Su un consumo complessivo di 48.611.000 t di fitosanitari la segmentazione per comparto comprende un 35% di erbicidi, 26% di fungicidi, 30% di prodotti vari e 9% di insetticidi e prodotti per la disinfestazione dei magazzini per lo stoccaggio.

 

FERTILIZZANTI. Questi mezzi tecnici si sono caratterizzati per il calo della domanda che ha generato la riduzione dei volumi impiegati e dei prezzi. In particolare il prezzo del nitrato di calcio è precipitato dai 240-245€/t di fine raccolta 2015 ai 160 euro di maggio 2016, anche se poi si è verificata una ripresa nei mesi estivi per il ritorno alla crescita dei costi dell’energia e del valore del dollaro. Il consumo dei fertilizzanti in generale è calato di circa il 10% in volume sull’anno, ma il calo dei complessi è stato fortemente più rilevante essendo valutato pari a -20% un andamento che denota come gli agricoltori abbiano acquisito nuove tecniche di concimazione ed appreso a combinare i diversi elementi nutritivi ricorrendo ai prodotti semplici meno costosi.

 

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POLONIA

È interessante notare come la struttura dell’agricoltura polacca possa in qualche caso assomigliare a quella italiana. Vi sono, infatti 1.404.933 aziende che coltivano una superfice arabile di 14.545.270 ha. Vi sono ben 22.905 aziende che possiedono una superfice aziendale fino ad 1 ha, rappresentando lo 0,1% della superfice coltivata. Le aziende da 1 a 50 ha rappresentano la fetta maggiore con circa il 70% del totale, mentre le aziende superiori a 500 ha sono il 7,4%. In questa agricoltura sono diffuse le aziende frutticole (mele) ed orticole (patate, cavoli, carote e cipolle). L’annata agraria è stata caratterizzata da un inverno gelido e secco con scarse precipitazioni nevose che hanno causato seri danni alle colture: il colza ha avuto perdite produttive del 30%, del 25% i cereali. Vi sono stati casi di morte delle piante e i campi hanno dovute essere riseminati o destinati a colture più tardive.

 

FITOSANITARI. Il valore complessivo del mercato si aggira attorno a 610 milioni di euro con gli erbicidi che rappresentano il 44%, i fungicidi e gli insetticidi il 42% e il 7% rispettivamente. A causa delle difficoltà dovute al clima, nonostante l’agricoltura polacca si trovi ancora in una fase di crescita strutturale, il settore commerciale dei mezzi tecnici ha visto calare il proprio fatturato in maniera vistosa con valori che si aggirano tra il -5,8% e il -9,2%, dopo un periodo di crescita ininterrotta, a parte il 2011, a partire dal 2005.

 

FERTILIZZANTI. Il mercato dei fertilizzanti ha raggiunto dimensioni ragguardevoli essendo arrivato a 1,762 miliardi di euro e 66,7 milioni di euro per il comparto dei fogliari.

 

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REGNO UNITO

L’andamento climatico che ha in buona parte condizionato il risultato produttivo ha avuto effetti alterni, infatti le precipitazioni hanno avuto un andamento piuttosto variabile. Inoltre le temperature superiori ai valori medi hanno agito positivamente sulla qualità, ma molto meno sulle rese. Il frumento ha fornito una produzione unitaria pari a 7,9 t/ha, inferiore al 2015 (9 t/ha) sebbene in linea con la media pluriennale e come conseguenza la produzione finale è risulta in calo del 12%. Analogamente la produzione dell’orzo si è contratta del -10% sul 2015. La qualità è stata buona con un contenuto proteico del 12,5% e un falling number superiore agli ultimi 3 anni.

Ma il risultato peggiore da un punto di vista quantitativo è stato fornito dal colza che ha visto un gap del volume prodotto del 30% rispetto all’anno precedente. Non solo come conseguenza delle minori rese (3,9 t/ha rispetto a 3,1 t/ha) ma anche come conseguenza della riduzione della superfice seminata (-11%).

 

FITOSANITARI. L’andamento climatico molto piovoso a fine inverno ha ostacolato lo sviluppo colturale a causa della scarsa ossigenazione delle radici in una condizione di saturazione del suolo. Lo sviluppo colturale è risultato molto difforme e difficoltoso intervenire con i trattamenti, inoltre gli agricoltori a fronte delle difficoltà produttive hanno limitato quanto possibile la distribuzione dei fitosanitari. Questa situazione ha portato a stimare un calo del consumo del valore di 70 milioni di sterline (circa 80 milioni di euro).

 

FERTILIZZANTI. L’inizio di stagione è stato caratterizzato da consumi degli azotati ridotti rispetto alla norma per gli stessi motivi che hanno contrastato l’impiego dei fitosanitari. Anche i fosfatici hanno dovuto affrontare il calo della domanda nel tentativo delle aziende agricole di contenere i costi. Il mercato del potassio è stato caratterizzato dalla decisione di limitare la produzione nazionale del cloruro che presenta livelli competitivi elevati a vantaggio del solfato. I prezzi del prodotto di importazione si sono comunque accresciuti in seguito alla svalutazione della sterlina, nonostante la stabilità delle quotazioni in dollari.

 

Leggi l’articolo su AgriCommercio & Garden Center n. 1/2017

L’edicola di AgriCommercio & Garden Center

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