Tecnica

Piccoli frutti: attenzione alla Drosophila suzukii

Un dittero arrivato di recente a complicare le strategie già povere di principi attivi.

Nell'Italia settentrionale i piccoli frutti sono coltivati in areali molto vari che vanno dalla pianura veneta fino agli altipiani del Trentino; così ci si trova di fronte a condizioni colturali molto diverse in funzione non solo della specie coltivata ma anche dell'ambiente di coltivazione, per cui la comparsa di determinate avversità è sfasata da un luogo all'altro. Ad esempio, il ragnetto rosso che compare in primavera e a inizio autunno sul lampone della pianura veneta diventa un avversario pericoloso per le coltivazioni trentine in piena estate.

Tante colture

Un problema sostanziale sempre aperto per la difesa di questa categoria di produzioni è legato alla scarsità di sostanze attive autorizzate per quest'uso.

Nella categoria dei piccoli frutti è compresa tutta una serie di coltivazioni che vanno dalla mora al lampone, dal ribes ai mirtilli e via dicendo. All'interno di una categoria così varia è ovvio che ogni specie annoveri specificità in tema di difesa, ma è altrettanto vero che possono essere individuati anche fitofagi comuni: il ragnetto rosso, gli afidi, le larve terricole dei coleotteri (oziorrinco, melolonta, ecc.), le nottue, fino alla recentissima introduzione del dittero Drosophila suzukii.

In particolare quest'ultimo fitofago ha modificato il quadro complessivo di una categoria di colture che in passato non richiedeva particolare sforzo per arrivare a una difesa efficace e di basso impatto ambientale e sanitario.

La Drosophila suzukii ha alterato questa sorta di equilibrio richiedendo infatti un notevole sforzo per la difesa. Questo dittero può colpire tutte le colture che rientrano nel gruppo dei piccoli frutti, a cui possiamo aggiungere la fragola e il ciliegio e annotando che anche nel 2012 è stata segnalata la presenza pure su uva. Il fitofago è dannoso sui frutti in fase di maturazione e preferisce i climi freschi; questa caratteristica determina che nelle zone di montagna le fasi critiche sono in piena estate (luglio/agosto) mentre in pianura i maggiori problemi si riscontrano in settembre con le prime diminuzioni della temperatura. Attualmente la difesa chimica è basata sui pochi prodotti autorizzati, mentre non esiste una tecnica di difesa biologica. È possibile cercare di impostare un certo contenimento utilizzando delle trappole alimentari basate sulla capacità attrattiva di miscele a base di vino e aceto o di acetati di mela; si tratta di posizionare 60-70 trappole una ogni 2 metri circa tutto attorno all'appezzamento per 1.000 metri quadrati di coltura, ad una altezza di circa 1,2 - 1,5 metri con la necessità di programmare la manutenzione settimanale se si vuole ottenere un qualche risultato. Va segnalato che sul lampone si sono registrati minori problemi forse grazie alla raccolta quotidiana che espone ad un minor rischio la bacca. Un'altra tecnica per prevenire gli attacchi di drosophila è l'utilizzo di reti anti-insetto, con maglie abbastanza fitte per impedire il passaggio dell'insetto (0,8 X 0,8 mm).

L'acaro fitoseide

Nei periodi di minor aggressività del dittero è possibile utilizzare l'acaro fitoseide Phytoseiulus persimilis per controllare efficacemente le presenze di ragnetto rosso.

Le condizioni climatiche all'interno dei tunnel plastici costituiscono quasi sempre un fattore determinante per l'esplosione dell'attacco del ragnetto. Nelle giornate soleggiate di fine inverno-inizio primavera i livelli di umidità relativa raggiungono valori bassissimi e il microclima risulta assai favorevole al fitofago; la gestione dei parametri climatici è in grado di influenzare la gestione dell'equilibrio tra preda e predatore. È quindi assolutamente indispensabile interagire con gli abbassamenti di umidità che favoriscono il ragnetto rosso rispetto al fitoseide, sia per lo sviluppo, sia per la capacità di movimento e di esplorazione delle parti più esposte della pianta.

La strategia di introduzione del predatore deve prendere il via molto precocemente e frazionata in più introduzioni periodiche, per permettere al fitoseide di infeudarsi e moltiplicarsi sulla coltura anche in presenza di bassissime presenze del fitofago e soprattutto prima che la popolazione del ragnetto raggiunga livelli di pericolosità.

La distribuzione (il lancio) dei predatori sulla coltura deve essere molto accurata, per non correre il rischio di tralasciare zone della serra in cui il ragnetto rosso non è ancora visibile, ma già presente.

Effetto clima

La durata del periodo di introduzione e le quantità di predatore da utilizzare sono influenzate dall'andamento climatico; periodi stagionali caratterizzati da lunghi periodi di bassa umidità relativa (inferiori al 60%) favoriscono lo sviluppo del ragnetto rosso e la velocità del suo ciclo riproduttivo. In queste condizioni più che usare un maggior numero di predatori, assumono grande rilevanza alcune tecniche agronomiche che possono favorirne l'attività, tra cui l'arieggiamento, l'ombreggio delle serre e le nebulizzazioni con acqua. In particolare queste ultime, facendo aumentare l'umidità relativa offrono un vantaggio determinante per l'insediamento del fitoseide. Complessivamente si può valutare di "lanciare" 10-15 adulti di fitoseide per metro quadrato. Negli ultimi anni l'impiego del fitoseide è stato particolarmente importante su lampone, mentre su altri piccoli frutti si è dovuta inserire la tecnica nelle finestre lasciate dalla bassa pressione di D. suzukii; in pianura è possibile lavorare bene da fine inverno fino alla fine dell'estate, mentre negli areali a maggiori altitudini occorre fare attenzione alla piena estate.

Con i nematodi

Le larve terricole dei coleotteri (oziorrinco, melolonta, ecc.) sono un'altra importante categoria di insetti in grado di arrecare un grave danno ai piccoli frutti. Le larve erodono gli apparati radicali con evidenti scompensi per le piante. In questo caso un'importante tecnica di difesa si basa sullo sfruttamento delle caratteristiche dei nematodi entomopatogeni; in particolare della specie Heterorhabditis bacteriophora. La dose di impiego varia da 750 milioni a 1,5 miliardi di nematodi a ettaro di coltura distribuiti al terreno direttamente o sfruttando le strutture presenti tipo le manichette per la fertirigazione. Durante il trattamento occorre però osservare alcune precise regole e in particolare occorre eliminare ogni barriera od ostacolo sul percorso dei nematodi che essendo materia vivente debbono giungere tal quale sul terreno: eliminare i filtri e limitare la pressione di lavoro a 1/2 atmosfere. Il periodo migliore per effettuare i trattamenti con i nematodi è l'autunno (ottobre/novembre) perché le condizioni di umidità elevata favoriscono il movimento di questi microrganismi nel terreno.

Sui piccoli frutti la recente introduzione del dittero Drosophila suzukii sta condizionando significativamente le strategie di difesa in un quadro reso ancora più complesso dalla relativa scarsità di sostanze attive autorizzate all'uso su questo gruppo di colture. Le strategie di difesa integrata caratterizzate da un ampio impiego di tecniche di lotta biologica mantengono comunque un importante ruolo avendo l'accortezza di valutare con attenzione i tempi e i modi di applicazione.

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