Biologico in crescita nonostante le criticità

Gli ortaggi certificati biologici non hanno subito cali di mercato a differenza dei prodotti convenzionali
A fronte di una richiesta sempre maggiore, sono ancora troppe le coltivazioni in de-roga, derivanti a loro volta da un ridotto numero di aziende produttrici

Il quadro normativo della Comunità europea in materia di produzione, di etichettatura e di controllo delle produzioni biologiche è contenuto nel reg. Cee 2092/91. Questo prescrive che per ottenere produzioni biologiche possano venire utilizzati soltanto sementi o materiali di riproduzione vegetativa a loro volta ottenuti con il metodo biologico.
Secondo quanto stabilito dal reg. Cee 1935/95, per essere certificate biologiche le sementi debbono essere state coltivate per almeno una generazione, ovvero in caso di colture perenni per almeno due cicli colturali, secondo il metodo di produzione biologico. Qualora non siano disponibili sementi certificate secondo il metodo biologico, possono essere utilizzate sementi convenzionali. Il regime di deroga è previsto e disciplinato dal reg. Ce 1452/2003 della Commissione Ce.

Le sementi ottenute secondo il metodo biologico e utilizzabili in Italia e nella Comunità europea sono oggetto di un duplice controllo e di una duplice certificazione:

  • il controllo e la certificazione previsti per le sementi convenzionali dalla disciplina sementiera (in Italia da parte dell’Ense - oggi Cra-Scs -, ovvero negli altri Paesi Ce dagli specifici organi ufficiali);
  • il controllo e la certificazione previsti per i prodotti biologici dal regolamento 2092/91, da parte degli specifici organismi abilitati. Gli organismi autorizzati in Italia a svolgere i controlli sulle produzioni biologiche, in base al decreto legislativo 220/1995, sono attualmente 15: Suolo e Salute, Icea, Imc, Bioagricert, Ccpb, Codex, QCertificazioni, Ecogruppo Italia, Bios, AbCert, QC&I, Sidel, Biko e Imo (le ultime due solo nella Provincia di Bolzano).

Dal Cra-Csc al Sian

Da qualche mese il ministero delle Politiche agricole sta ipotizzando di trasferire al Sian la gestione della banca dati sulle sementi biologiche, ora affidata al Cra-Scs, per migliorare la sua operatività dopo gli ultimi tagli alle risorse disponibili.

I risultati delle attività sviluppate con il piano nazionale sementi biologiche (Pnsb), che si è ufficialmente concluso lo scorso 30 giugno, sono stati illustrati nell’ottobre scorso dal Cra, Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura. In particolare, sono state presentate le indicazioni delle prove sperimentali finalizzate a identificare i materiali varietali più idonei per l’impiego in agricoltura biologica, sono stati descritti i disciplinari per la produzione di sementi biologiche e poi è stata discussa la problematica del rilascio delle deroghe.

«Mentre il settore biologico dimostra di essere nel nostro Paese in forte crescita, la disponibilità di sementi e di altri materiali di propagazione vegetativa idonei per l’impiego in agricoltura biologica è invece diminuita in questi ultimi anni, vanificando uno dei principali obiettivi del piano nazionale» ha commentato Assosementi, l’Associazione nazionale delle aziende sementiere.

Deroghe facili

La disponibilità di sementi biologiche è infatti frenata dalla facilità di accesso allo strumento della deroga. La proposta per un nuovo regolamento europeo sul settore biologico, di cui è stato avviato l’esame nel corso del semestre di presidenza italiana dell’Ue, prevede comunque l’abolizione dell’istituto delle deroghe entro il 2021.

«Per prepararsi a questo appuntamento sarebbe opportuno iniziare – è il parere di Assosementi – a non consentire più deroghe per quelle specie, come ad esempio frumento duro, farro, cece ed erba medica, che già sono in grado di produrre sementi biologiche in quantità sufficienti. Per favorire l’individuazione o la costituzione di varietà più idonee alle esigenze dell’agricoltura con metodo biologico, non dovrebbero esserci poi preclusioni verso le diverse tecniche di ricerca e di selezione delle varietà».

Produzione in calo

Il piano nazionale sementi biologiche, promosso e affidato nel 2008 dal ministero delle Politiche agricole al coordinamento dell’ex Ense, poi divenuto Cra-Scs, Centro di ricerca e sperimentazione sementi, nell’arco di 2 successivi bienni di lavoro ha coinvolto 40 unità operative appartenenti non solo allo stesso Cra, ma anche ad altre strutture di ricerca.

La moltiplicazione di sementi con metodo biologico è passata in Italia da 10.600 ettari nel 2009, a soli 7.500 ettari nel 2013, il 3,9% dell’intera superficie nazionale utilizzata per produrre sementi soggette a certificazione ufficiale, con una contrazione del 30%.

Le flessioni maggiori nella moltiplicazione in bio hanno toccato alcune delle colture portaseme più significative, come il frumento duro (-58% della superficie dal 2009), la veccia (-60%) e il frumento tenero (-17%). In controtendenza solo l’erba medica (+134% dal 2009) ed il trifoglio alessandrino (+26%). Sempre secondo i dati del Cra-Scs, nel 2012 sono state accolte oltre 32mila richieste di deroga per l’utilizzo di sementi convenzionali, pari al 91% delle circa 35mila richieste, concentrate nei settori della coltivazione di ortaggi (circa 13mila richieste, accolte per l’88%), di cereali (7.500 richieste, accolte per il 95%) e di foraggere (6.500 richieste, accolte per il 92%).

In base al sistema informativo nazionale sull’agricoltura biologica gestito dal Sinab, nel 2012 sono stati censiti in Italia circa 44mila coltivatori che avevano adottato il metodo biologico e gli orientamenti produttivi prevalenti erano rappresentati dalle colture foraggere, dai cereali e dai pascoli.

 

Visualizza l'intero primo articolo dello Speciale Sementi pubblicato Agricommercio e Garden Center n. 4/2015

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