Con il boom della soia dilaga il commercio illegale di sementi

Nonostante la disponibilità di prodotto, in commercio si sono trovate molte sementi non certificate. Scambi di granella da utilizzare come semente

Aumenta ancora quest’anno la superficie seminata a soia. La coltura, che negli ultimi anni ha avuto sorte altalenante, gode ora del favore degli agricoltori grazie all’andamento dei prezzi di mercato e alle misure accoppiate e di greening previste dalla nuova Pac.

Secondo Assosementi, l’associazione delle aziende sementiere italiane, le superfici seminate a soia nel 2015 sarebbero superiori a quelle stimate dall’Istat nel febbraio scorso, che già prevedeva un +13,5% sul 2014, guadagnando 80mila ettari sui 250mila (dato Assosementi) della scorsa campagna (+32%).

Gli agricoltori quindi hanno creduto anche quest’anno nella coltura ma al momento delle semine la richiesta del mercato insieme alla volontà degli agricoltori di risparmiare sul costo del seme, hanno portato a un forte sviluppo del commercio illegale di sementi non certificate, così come allo scambio tra gli agricoltori di granella aziendale destinata ad essere impiegata come seme.

Ma si è verificata carenza di seme? I dati di certificazione del Cra-Scs dimostrano il contrario e che la quantità di semente certificata nel 2014 (17.605 tonnellate) è sufficiente a soddisfare la domanda di seme per i 255mila (dato Istat) ettari investiti quest’anno (considerata una media di 70kg/ha di seme di soia).

Il doppio del 2011

La coltura della soia è in aumento in Italia per la quarta campagna consecutiva. Quest’anno di fatto si è raddoppiata la superficie coltivata nel 2011. «Nonostante le statistiche Istat sulle importazioni di sementi evidenzino ancora un bilancio negativo - sottolinea Assosementi -  per assecondare la domanda di sementi certificate di soia le aziende sementiere hanno aumentato in modo consistente la produzione». Nel 2014 essa ha raggiunto i 10mila ha di colture portaseme (+17% rispetto al 2013), come evidenziano i dati del Cra-Scs, la figura che in Italia è incaricata della certificazione ufficiale delle sementi.

Ricordiamo che l’uso di sementi di qualità, ufficialmente controllate e certificate, costituisce per ogni coltura la scelta migliore per avere la garanzia di produzioni di buona qualità, con buone rese e quindi redditizie, oltre a consentire la tracciabilità delle materie prime fornite all’industria e lungo l’intera filiera agroalimentare. Seme certificato, inoltre, è sinonimo di sicurezza quanto a purezza, germinabilità e sanità.

«Questi comportamenti illegali che mettono a repentaglio la qualità e la sicurezza della filiera produttiva legata alla soia – sottolinea Giuseppe Carli, presidente della Sezione colture industriali di Assosementi – debbono essere segnalati alle autorità preposte e venire adeguatamente perseguiti. Qualsiasi comportamento contraddittorio e superficiale nel contrastare questo fenomeno sarebbe lesivo nei confronti del made in Italy, i cui presupposti vengono sottolineati proprio in questi giorni all’Expo di Milano».

[Le tabelle con i dati sono pubblicate su AgriCommercio e garden center n. 7/8 - 2015]

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