Frumento duro, cala ancora il seme certificato

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Potremmo essere sotto il 50%. In diminuzione del 20% le superfici delle colture portaseme. La situazione comincia a farsi critica. Le proiezioni Istat pubblicate lo scorso gennaio avevano previsto per la campagna appena conclusa una contrazione delle superfici coltivate del 7,3%.

Incrociando i dati Istat sulle superfici coltivate a grano duro con i dati di certificazione del Crea-Dc 2016-17, Assosementi, l’associazione dei produttori sementieri, evidenzia un dato preoccupante. La quota di seme certificato di frumento duro sembrerebbe essere scesa sotto la soglia del 50%. Anzitutto le proiezioni Istat, pubblicate lo scorso gennaio, avevano previsto per la campagna appena conclusa una contrazione delle superfici coltivate del 7,3%, portando così la superficie da 1,38 a 1,28 milioni di ettari. Bisognerà comunque attendere la fine dell’estate per avere il dato definitivo Istat. Tuttavia, considerando che circa il 90 % delle predette superfici si concentra nelle zone del centro e del sud nei quali l’investimento medio di seme è pari ad almeno 0,22 t/ha, si deduce che il fabbisogno teorico di seme certificato arriva a 280mila tonnellate.

Per contro il dato recentemente pubblicato dal Crea-Dc è pari a sole 155mila tonnellate, da cui vanno decurtate almeno 20mila tonnellate di giacenze rilevate a fine aprile da Assosementi. Si può quindi concludere che il seme certificato impiegato nelle semine 2016/17 è – sulla carta – pari al 48%.

L’analisi delle superfici portaseme 2017 (dato provvisorio Crea-Dc riferito alle domande di visite in campo), lascia intravvedere per la prossima campagna una situazione ancora più critica: nella generale contrazione evidenziata per tutti i cereali, spicca ancora una volta il frumento duro con una riduzione di oltre il 20% rispetto alle superfici moltiplicate nel 2016.

 

RIORGANIZZATO L’ENTE DI CERTIFICAZIONE DELLE SEMENTI

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ALBERTO LIPPARINI
Segretario generale di Assosementi

Dopo aver rischiato a più riprese di essere soppresso e dopo due fusioni, l’ente che in Italia si occupa della certificazione delle sementi (l’ex Ense) ha subito una nuova riorganizzazione. Dal primo maggio infatti è stata data attuazione al “Piano degli interventi di incremento dell’efficienza organizzativa ed economica finalizzati all’accorpamento, alla riduzione, alla razionalizzazione della struttura” approvato dal Mipaaf con dm 19083 nel dicembre 2016. Il Piano prevede la riduzione e l’accorpamento delle varie sedi territoriali.

Assosementi ha espresso preoccupazione sulla continuità dell’attività di certificazione, dopo che la struttura si è vista privare di unità operative, dirigenti, autonomia.

«Siamo certi che questo complicato processo di riorganizzazione degli enti di ricerca facenti capo al Mipaaf aumenterà l’efficienza del mondo della ricerca - dice Alberto Lipparini, direttore Assosementi –Siamo però in una nuova campagna. La certificazione ufficiale delle sementi della maggior parte delle principali specie coltivate è regolamentata da leggi e norme rigorose il cui rispetto impegna a fondo le ditte sementiere e che sino ad oggi ha dimostrato, non senza difficoltà, di poter funzionare. Il settore deve poter contare su un’organizzazione precisa ed efficace. È nostra intenzione richiamare ai propri doveri l’Ente ed il Mipaaf affinché venga garantito in Italia un sistema di certificazione efficiente che sappia supportare lo sviluppo di un settore dinamico quale quello sementiero».

 

SEMENTI BIOLOGICHE, NUOVO REGOLAMENTO, STESSO SCENARIO

frumento duroLa presidenza maltese della Ue, poco prima del suo scadere, ha portato all’approvazione il testo del nuovo regolamento sul biologico che dovrebbe entrare in vigore nel 2020. Molte le questioni non condivise dai vari stati, e per prima quella sugli eventuali residui di fitofarmaci nei prodotti bio, che, per poter giungere a un accordo, sono state rimandate.

Per quanto riguarda le sementi biologiche, nulla pare invariato rispetto al passato, con l’ennesimo rinvio al 2035 dell’abbandono del regime di deroga riconosciuto alle sementi ottenute con tecnica convenzionale. Un passo in avanti è però stato fatto. Il nuovo regolamento introduce alcuni strumenti (ad esempio, banche dati comuni sulle disponibilità di sementi biologiche) che potrebbero favorire un abbandono anticipato di questo regime, almeno per alcune specie.

 

Leggi l’articolo su AgriCommercio & Garden Center n. 6/2017

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