Grandi aspettative per le varietà ibride

ibride
Son in grado di rispondere a esigenze e situazioni colturali diverse. E le società sementiere con queste ottengono il controllo commerciale della produzione

Nei cataloghi delle aziende sementiere sono comparse da qualche anno nuove sementi ibride di cereali, oltre a quelle di mais. Per il mercato italiano sono una relativa novità e le aziende produttrici, impegnate sin dall’inizio in questo settore, credono molto in questi prodotti che hanno caratteristiche migliorate rispetto alle varietà tradizionali riguardo a produttività, sanità e qualità.

I grandi successi conseguiti con lo sfruttamento dell’eterosi nel mais hanno attratto infatti, fin dagli anni ’50, l’interesse delle compagnie sementiere per un’applicazione degli stessi principi e approcci in altre colture, con particolare riguardo verso quelle di maggiore diffusione in agricoltura come il frumento e il riso.

Le ragioni dell’interesse delle società sementiere sono comprensibili se si pensa alla possibilità di raggiungere, con le costituzioni ibride, un grande sviluppo di varietà rispondenti a esigenze e situazioni colturali diverse e il controllo commerciale della produzione di seme. Ma le previsioni di una rapida soluzione delle diverse problematiche legate alla produzione della semente si sono dimostrate ottimistiche: la diffusione in coltura dei primi ibridi, ipotizzata inizialmente già a partire dagli anni ’70, solo ora può considerarsi avviata su ampia scala.

Si tratta principalmente di frumento, orzo e riso che ora possono essere provate dagli agricoltori e dagli istituti di ricerca italiani per valutare le loro performance in diverse annate e condizioni.

Diversi sono i casi di frumento, riso e orzo.

 

L’articolo intero è pubblicato su Agrigiornale del Commercio e Garden Center n. 11-12/2015

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