Mais, campagna sementi con qualche preoccupazione

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L’Italia ha ancora intenzione di puntare su questa coltura? I prezzi sono stabili, ma coprono a fatica i costi di produzione

Superfici 2015 ai minimi storici, produzioni pure. Per il mais la campagna sementi si apre con prospettive incerte. La coltura soffre per una serie di congiunture economiche e produttive non immediatamente risolvibili, anche se il punto fondamentale è capire se l’Italia ha ancora intenzione di puntare su questa coltura.

Ma a questa domanda ci può essere solo una risposta positiva. Tutti i prodotti Dop e Igp italiani derivati da carne e latte, e quelli alimentari a base di mais tal quale o trasformato, hanno come base il mais italiano. Sono quindi da risolvere molti nodi che minacciano la sopravvivenza della coltura nella sua zona di elezione, cioè la pianura padana.

Vediamo quali sono i problemi principali, messi sul piatto durante l’annuale Giornata del Mais promossa dal crea, Unità per la maiscoltura di Bergamo, nella quale si sono incontrati tutti gli operatori della filiera.

Prezzi di mercato

Nonostante i prezzi del mais si stiano mantenendo abbastanza stabili sia in Italia che all’estero, per lo meno se confrontati con i recenti cali del frumento tenero, coprono tuttavia a stento i costi di produzione. Da quattro anni infatti le quotazioni di mais ibrido nazionale oscillano tra i 240 e i 140€/t e anche i 170€/t di gennaio 2016 lasciano dubbi sulle scelte da fare. Bisogna quindi imparare a produrre a costi più bassi e a dare quel valore aggiunto al prodotto finito che spunterebbe prezzi più alti, come ha sottolineato Dario Frisio, del Demm - Università degli Studi di Milano, nel suo intervento.

 

L’articolo completo è pubblicato su Agri Commercio & Garden Center n. 2/2016

L’edicola di AgriCommercio & Garden Center

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