Pomodoro

Orobanche, infestazioni sempre più diffuse

La lotta è molto difficile, ma si ottengono buoni risultati con il controllo chimico di Orobanche ramosa mediante microdosi di glifosate.

La crescente diffusione della presenza di orobanche (Orobanche ramosa) su pomodoro da industria, fino a causare gravi infestazioni, è stata uno dei temi centrali del seminario “Pomodoro da industria 2012: bilancio fitosanitario” organizzato ad Angri (Sa) dall'Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali (Anicav).

Da qualche anno, ha evidenziato Giovanni Grasso, responsabile agronomico del Consorzio Apo Foggia, «l'infestazione di orobanche sta interessando la coltura del pomodoro da industria in molti areali sia del Sud sia del Nord, indipendentemente dal periodo di trapianto, precoce, intermedio o tardivo. La gravità del problema è testimoniata dal fatto che l'infestazione si è manifestata anche su terreni vergini, cioè prima mai coltivati a pomodoro da industria».

E Valentino Testi, direttore del Consorzio fitosanitario provinciale di Parma, ha confermato che «nel distretto settentrionale del pomodoro da industria, concentrato fra le province di Parma e Piacenza, si è riscontrata negli ultimi anni una notevole presenza di orobanche in molti appezzamenti, mentre nel 2012 è stata registrata un'infestazione davvero forte e diffusa. Confermo che la diffusione e la dannosità di O. ramosa siano in aumento anche negli areali del Sud».

Il genere Orobanche comprende numerose specie parassite di colture agrarie presenti principalmente nei Paesi dell'Europa meridionale e del bacino del Mediterraneo.
In Italia le specie più dannose sono Orobanche ramosa per le solanacee (pomodoro, tabacco, patata e melanzana) e O. crenata per le leguminose.

«L'orobanche è una fanerogama annuale parassita obbligata in quanto priva di clorofilla, il cui ciclo vitale dipende totalmente dal suo ospite - ha spiegato Testi - . Non potendo svolgere la fotosintesi clorofilliana e mancando di un vero e proprio apparato radicale deve assumere necessariamente sostanze elaborate e acqua dalla pianta ospite che parassitizza. L'estesa diffusione e l'enorme infestazione, in tutti i più importanti areali pomodoricoli, è presumibilmente da mettere in relazione all'enorme quantità di semi, da 5.000 a 500.000, prodotti da ogni pianta, i quali, essendo di piccole dimensioni, si propagano facilmente con il vento, con le acque di irrigazione e con le macchine che operano le lavorazioni dei suoli e le raccolte. Il seme rimane vitale per lunghissimo tempo nel terreno, anche più di dieci anni, e germina solo in presenza di essudati prodotti dalle radici della pianta ospite. La radichetta o tubulo germinativo è un filamento esile che si accresce in direzione della radice della pianta ospite sulla quale si fissa tramite un organo detto austorio. Nel punto di penetrazione si forma un tubercolo dal quale si diparte il turione che fuoriesce dal terreno. Le piante parassitizzate non presentano uno sviluppo normale e, in caso di forti attacchi, denunciano perdite produttive in quantità e qualità».

La lotta contro questo parassita radicale, che sottrae elementi nutritivi alla pianta soprattutto nella fase del proprio sviluppo ipogeo, è molto difficile, ha sottolineato Testi.
«Non ci sono mezzi di lotta diretta. Tra i metodi preventivi ricordo di porre molta attenzione nella produzione delle piantine da trapiantare, pulendo accuratamente i contenitori e sterilizzando correttamente il terriccio con vapore. Utile è l'avvicendamento con colture non suscettibili quali erba medica, mais, pisello, soia, fagiolo, ecc., anche se lunghe rotazioni a volte non sono sufficienti. Fumigazioni e solarizzazione non sono praticabili in pieno campo. In caso di infestazioni localizzate è utile estirpare a mano i turioni del parassita all'emergenza dal terreno. In Emilia Romagna stiamo lavorando in questi anni a prove di contenimento ponendo a confronto un geodisinfestante microgranulare a base di dazomet, distribuito un mese prima del trapianto a dosi di 200 kg/ha o di 400 kg/ha, un inoculo di funghi micorrizici Glomus spp. e Pseudomonas spp., 1 grammo per pianta, bagnando le piantine alcune ore prima del trapianto, che dovrebbero formare un manicotto di protezione delle radici di pomodoro, e glifosate a microdosi:tre applicazioni, ogni volta con 36 g di s.a./ha, a 25, 45 e 60 giorni dal trapianto».

La sperimentazione con glifosate alla quale sta lavorando Testi riprende una prova di controllo dell'orobanche mediante microdosi di glifosate condotta da Pasquale Montemurro, docente ordinario di Agronomia e malerbologo dell'Università di Bari.
«O. ramosa è diventata un'infestante molto seria per il pomodoro, poiché diminuisce le rese e peggiora la qualità del prodotto, con riduzione della sostanza secca e degli zuccheri. Numerosi sono i mezzi di controllo tentati, ma nessuno in effetti possiede completa efficacia. Così abbiamo sperimentato il controllo chimico di orobanche con microdosi di glifosate, in campo e in laboratorio».

La sperimentazione in campo ha mirato a valutare: la riduzione del numero di piante di pomodoro parassitizzate, il numero di turioni controllati sul totale, la riduzione del numero di turioni per pianta di pomodoro, la fitotossicità del glifosate.
«La prova è stata condotta in un campo naturalmente infestato da O. ramosa ad Altamura, Bari, ponendo a confronto quattro diverse tesi: dosi di 9, 18, 36 e 54 g/ha di glifosate, con quattro interventi per ciascuna tesi. I trattamenti con 36 e 54 g/ha di glifosate hanno sortito i risultati migliori in termini sia di riduzione del numero di piante di pomodoro parassitizzate, rispettivamente, come media dei quattro trattamenti, 81,7% e 84,7%, sia di riduzione del numero di turioni per pianta di pomodoro: 91,9% e 95,7%».

Invece la sperimentazione in laboratorio ha valutato la riduzione del numero dei tubercoli per pianta e l'eventuale fitotossicità. «Anche questa prova ha posto a confronto quattro diverse tesi: dosi di 9, 18, 36 e 54 g/ha di glifosate, con quattro interventi per ciascuna tesi. I trattamenti con 36 e 54 g/ha di glifosate hanno raggiunto rispettivamente una media del 90% e del 93,5% di tubercoli controllati per pianta di pomodoro».

In conclusione, ha rilevato Montemurro, un controllo pressoché totale dell'O. ramosa è apparso ottenibile eseguendo almeno tre trattamenti con 36 g/ha ogni volta. «Inoltre il glifosate è risultato, alle dosi saggiate, perfettamente selettivo nei confronti del pomodoro, sia nella prova di campo sia in quella di laboratorio. Ai dosaggi più elevati, di 36 e 54 g/ha, e ripetendo i trattamenti tre o quattro volte sono stati riscontrati segni di fitotossicità trascurabile. Pertanto i risultati di efficacia e selettività possono costituire, per le società agrochimiche interessate, base di partenza per avviare un procedimento registrativo per l'applicazione di glifosate su pomodoro contro orobanche».

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