DIFESA

Protezione tecnica (e normativa) per il seme di qualità dei cereali

Concia delle sementi: revisione per il disciplinare “Cq”. Entrano i biostimolanti

Il seme di qualità è una risorsa strategica da proteggere. Non illimitata. Secondo le elaborazioni di Assosementi su dati Cra-Scs (ex Ense) la produzione di semente certificata di cereali a paglia nel nostro Paese, dopo anni di ininterrotta crescita, è calata nell'ultimo raccolto 2014 (-7,7% il frumento duro, sceso a quasi 19mila t; -4,3% il tenero a quota 12mila t; addirittura -16% l'orzo sceso a meno di 3mila t). E le prospettive per il 2015 non sono positive, visto che le domande di controllo in campo per la certificazione della produzione sementiera 2014-15 sono scese di un ulteriore 4,8% per il duro; del 3,7% per l'orzo; mentre il tenero è cresciuto del 3,5%. Qualche oscillazione può essere considerata fisiologica, ma la tendenza del calo del duro perdura dalla fine dello specifico aiuto per l'utilizzo di seme certificato (ex art. 68 Pac). In questo modo però la quota del non certificato in Italia sale ad almeno il 40% per il frumento duro; 25% per il tenero e per l'orzo (stime Assosemente). Ferma invece al 65-70% la quota del seme conciato sul certificato. Dati strutturali che potrebbero rilevarsi critici per il nostro Paese, visto la tendenziale aumento delle problematiche causate dai funghi patogeni anche sui cereali a paglia. In particolare la “scoperta” della pericolosità delle micotossine prodotte dal genere Fusarium ha portato negli ultimi anni a un deciso aumento del numero dei trattamenti fungicidi in campo. Problematiche che non hanno risparmiato i cerealicoltori nell'annata 2013-2014, appena conclusa, bersagliata dalle piogge in quasi tutte le fasi produttive, causando difficoltà nel corretto posizionamento dei trattamenti. Tanto da dover ribadire che l'efficace strategia di difesa deve partire dal seme. Un'opera meritoria per l'aumento della quantità e qualità del seme conciato in Italia è quella svolta dal consorzio Convase, promotore del disciplinare Cq (Cereali di qualità). «Anche per Convase il bilancio dell'annata 2013/14 - conferma Alberto Lipparini, responsabile della segreteria - è stato caratterizzato dalla riduzione (8% circa) dei quantitativi di sementi di cereali a paglia certificate e conciate dalle aziende consorziate, che ci ha di fatto ricondotto sui livelli di due campagne orsono». Le aziende consorziate in Convase rappresentano circa il 42% del certificato totale nazionale per i tre maggiori cereali a paglia e il 95% di questo certificato è conciato. La maggiore novità del disciplinare è la sostanziale revisione della classificazione dei concianti (si veda il riquadro a pagina 50) diventata più aderente all'evoluzione in atto nel settore e differenziata per coltura. Anche nell'annata 2013/14 il bilancio di Convase per il disciplinare Cq conferma infatti la prevalenza della classe dei concianti C3 e C3S sulle restanti (circa l'80% del totale conciato) per i trattamenti al frumento, con un aumento della C3S a scapito della C3, mentre non risultano praticamente più utilizzati i prodotti C1. Al contrario, l'inserimento di un nuovo prodotto nella classe CN ha favorito l'ottenimento del miglior risultato di sempre per tale raggruppamento di prodotti. Discreto anche il risultato conseguito dai prodotti in classe C4S, considerata per la prima volta nella campagna 2013/14.

«Il punto di forza di Convase - ribadisce Lipparini - resta comunque l'attività di controllo sui propri associati e quindi la garanzia del prodotto conciato offerto agli utilizzatori: se nel primo anno di vita la quota di campioni verificati risultati non idonei era del 30%, ora è scesa al 5%, un dato da considerare fisiologico vista la complessità del trattamento di concia».

La questione dei controlli però non è limitata alla concia e sta diventando cruciale per la qualità fitosanitaria della produzione sementiera. In un recente incontro organizzato il 2 luglio da Assosementi a Bologna, il presidente Guido Dall'Ara ha ribadito come lo stato sanitario - e le relative garanzie - siano requisiti fondamentali che distinguono il seme di qualità dal seme non certificato o addirittura dai reimpieghi di granella aziendale. «Occorre però - ha affermato- che la procedura dei controlli fitosanitari si basi su procedure semplici, razionali ed armonizzate, con uno scambio di informazioni tra le diverse autorità coinvolte». Il tutto per evitare che tali norme si tramutino in altrettante barriere commerciali. «Con l'attuale normativa - ha ammesso Alessandra Sommovigo del Cra-Scs sede di Bologna - vi possono essere possibili interazioni tra noi e i servizi fitosanitari riguardo alla concessione del passaporto sul cartellino ufficiale di certificazione, sullo scambio di dati di moltiplicazione, sulle possibilità di utilizzazione del registro di carico delle sementi, ecc». A Bruxelles giace da maggio 2013, ha ricordato Dall'Ara, un pacchetto di proposte denominato “Smaller rules for safer food”. Un pacchetto che mira a mettere sotto un'unica regia tutti i controlli di tipo veterinario, sugli alimenti e fitosanitario. La proposta sulle sementi è però per ora stata bloccata da Strasburgo che intende escludere le microimprese dai controlli (una decisione che Assosementi contesta). E a livello europeo sta per essere aggiornata anche la lista degli organismi nocivi determinanti per ottenere il passaporto di commercializzazione (si veda riquadro sopra).

Tutto perché il seme di qualità è una risorsa strategica e limitata, con una inderogabile necessità di protezione non solo tecnica ma anche normativa.

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