Secondo il dpcm dell’11 marzo 2020 potevano rimanere aperte. Ma hanno dovuto modificare gli orari e l’organizzazione del lavoro

Dopo l’11 marzo la vita delle farmacie agricole è cambiata profondamente. Il dpcm 11 marzo 2020 ha stabilito all’art. 1, comma 4, che “restano garantiti, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, i servizi bancari, finanziari, assicurativi nonché l’attività del settore agricolo, zootecnico, di trasformazione agro-alimentare comprese le filiere che ne forniscono beni e servizi”. E nella fornitura di beni, cioè mezzi tecnici per l’espletamento delle attività agricole, rientra a pieno titolo l’attività delle farmacie agricole, che perciò sono rimaste aperte.

Ma, pur rimanendo aperte, le rivendite di agrofarmaci, concimi e altri mezzi tecnici agricoli hanno cambiato fisionomia, come dimostrano le seguenti valutazioni di rivenditori operanti in Puglia, Basilicata e Molise. Non sono più il luogo dove gli agricoltori possono incontrarsi per discutere e confrontarsi, prima ancora che comprare mezzi di lavoro. Hanno mutato il modo di lavorare, a cominciare dalla riduzione degli orari.

E i loro titolari hanno dovuto cambiare le consuetudini per rispettare la legge, in primo luogo per proteggere la salute propria, dei dipendenti e anche dei clienti. Le merci arrivano quasi regolarmente, sebbene non tutte, ma gli agricoltori, nell’incertezza dell’annata agraria, acquistano meno prodotti. E il futuro resta un’incognita, per tutti.

E dopo il Coronavirus?

Il settore agroalimentare rimarrà importante, è ovvio, ma se la gente non ha e, soprattutto, non avrà soldi in mano, a causa della grave crisi economica e occupazionale che si profila come effetto dell’emergenza Coronavirus, la frutta purtroppo non è fondamentale, è il “terzo piatto” di cui si può fare a meno.

Michelangelo Stolfa

Così Michelangelo Stolfa esprime la sua preoccupazione sul post-Coronavirus. «Voglio dire che i consumatori colpiti dalla disoccupazione o dalla precarizzazione del lavoro, e comunque penalizzati dalla diminuzione del reddito e quindi del potere d’acquisto, potranno anche fare a meno dell’uva da tavola, prodotto di punta del nostro territorio, il Sud-Est barese. Del pane, della pasta, della carne non si può fare a meno, ma l’uva o altra frutta potrà diventare secondaria, quasi un lusso. In tal caso la prossima campagna si rivelerà un disastro, e gli effetti si riverbereranno anche sulle farmacie agricole!».


L'articolo completo è pubblicato su Agricommercio e Garden Center n. 3/2020

Dall’edicola digitale al perché abbonarsi

Le rivendite agrarie non hanno mai abbandonato gli agricoltori - Ultima modifica: 2020-05-13T19:12:16+02:00 da Barbara Gamberini

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome