Florovivaismo in vetrina a Myplant & Garden. Qualche anticipazione

tendenze nel florovivaismo
Piante autoctone e xerofile per risparmiare acqua e manutenzione, piante da orto ed a frutto per autoprodurre gli alimenti vegetali: ce lo chiede il nostro Pianeta!

Quale vetrina migliore di Myplant & Garden 2019 per avere il polso delle tendenze nel comparto florovivaistico? Nell’attesa di visitare la fiera a fine febbraio, possiamo elaborare qualche anticipazione, sulla base di quanto visto in giro per l’Italia e l’Europa nella seconda metà dell’appena trascorso 2018. E anche sulla base di quanto ci hanno raccontato alcune delle aziende più importanti per ogni settore del giardinaggio.

Incominciamo con il settore del florovivaismo, che da tempo sta cercando di trovare una nuova via interessante per la clientela e, di conseguenza, per il proprio business.

Il risparmio idrico

Partiamo da un assunto: come in altri comparti, anche nel settore florovivaismo in tutta Europa la direzione è quella dei due estremi. Da un lato piante facilissime: da acquistare (a poco prezzo), da mantenere (sempre in forma), da godere (molto decorative), da eliminare (senza rimpianti, a fine stagione). Il prototipo sono le annuali, ma sempre nuove grazie all’innovazione varietale. Dall’altro lato piante iper-ricercate: provenienti dal lontano o lontanissimo, strepitosamente nuove o strane o belle, per una clientela avanzata nelle conoscenze e nel portafoglio. L’esempio sono le tropicali da fiore da esterni, scovate in Asia piuttosto che in Sud America.

Su questa dicotomia incombe però l’andamento climatico estivo, tendenzialmente caldo e siccitoso, degli ultimi anni e del futuro che ci attende. Ecco allora che tutte le piante, che siano facili o esotiche, devono sempre più soddisfare questa condizione: chiedere poca o nulla acqua e rimanere in forma anche con il solleone a 45 °C.

I vivaisti più lungimiranti già da tempo stanno sperimentando e poi proponendo le piante xerofile (che resistono al secco): specie provenienti dai deserti o dalle rupi alpine o marittime, adattate da milioni di anni a sopravvivere e fiorire senza ricevere una goccia d’acqua per mesi. Il problema è farle apprezzare dai clienti, visto che spesso la bellezza di queste piante è poco appariscente: piccole dimensioni, a cuscinetto, con fiori ridotti ma sempre coloratissimi. Saranno comunque le ordinanze estive di divieto di annaffiatura di terrazzi e giardini a promuovere le vendite…

Accanto alle xerofile si fanno largo, soprattutto tra le legnose, le piante autoctone, cioè quelle originarie della zona di residenza – magari rinnovate in varietà particolari –, che come le precedenti hanno avuto migliaia di anni per adattarsi alla condizione climatica locale e quindi risultano più resistenti agli accidenti meteorologici. Perché l’obiettivo finale è comunque quello di avere piante durature, e di spendere poco: le autoctone danno la risposta giusta ma, come le xerofile, difettano di glamour. I consumatori vanno convinti all’acquisto sulla base dell’ecosostenibilità, del rispetto per l’ambiente, della bontà dell’agricoltura biologica.

L’orto in casa

Del resto l’agricoltura biologica da tempo è entrata nella pratica dell’hobbista: buona parte degli orticoltori dilettanti già se ne avvale per produrre verdura e frutta sana e salutare. Orti nella seconda casa, orti urbani, orti condivisi, orti sui tetti, orti sul balcone, micro-orti indoor: da un lustro è tutto un fiorire di coltivazioni home made nei posti e modi più strani. E c’è chi azzarda anche il pesco o l’olivo in vaso sul terrazzo, anche se la produzione soddisfa a malapena un single inappetente.

Una decina d’anni fa, agli albori di quella che tutti noi giornalisti di settore definivamo sbrigativamente “una mania”, lo scetticismo sulla durata del fenomeno dominava il mercato. Oggi possiamo affermare che avevamo torto!

Le piante da orto e, in misura minore, da frutto non solo non hanno perso posizioni, ma anzi da 10 anni a questa parte avanzano come panzer, occupando interi bancali di serra con i plateaux pronti per i trapianti.

Rispetto al 2009, oggi quasi sempre dell’orticola è indicata anche la varietà e non solo la specie; molto spesso l’orticola è certificata biologica, e perfino le sementi bio sono facilmente reperibili sul mercato; esistono sementi e piantine di varietà selezionate per la vita in vaso sul terrazzo; stanno arrivando sementi e piantine di specie da fiore commestibile. Per tacere del boom delle aromatiche, quasi interamente di produzione bio: basta guardare le 10 varietà di menta o di basilico comunemente disponibili nei vivai più impegnati, alle quali si affiancano rarità come l’anice, la pimpinella, l’origano messicano, il dragoncello russo, l’assenzio o la stevia. E fino alle sementi per germogli o micro-green (piantine neonate che impazzano tra gli chef di grido), in vertiginosa ascesa e non solo tra i vegani.

Il frutteto in terrazza

In attesa che l’orto si coltivi in tutte le case, mediante apparecchi idroponici che forniscono tutta la luce e il nutrimento necessari, ci si prova anche con le fragole in basket e con i rovi thornless aggrappati alle recinzioni, o con l’olivo al centro del terrazzo. I vivaisti più lungimiranti hanno già sfornato baby-fruttiferi, varietà dal portamento contenuto innestate su portainnesti nani, che resistono egregiamente in un grande vaso. Prossimamente – si spera – avremo anche produzioni di frutti che possano soddisfare per quantità il coltivatore…

In alternativa, chi possiede un giardino spesso inserisce almeno un albero da frutto anziché uno ornamentale, ma non una pianta qualsiasi, bensì una varietà antica, più gettonata perché richiede meno interventi di difesa fitosanitaria, e perché ha un sapore intenso, oggi dimenticato.

Leggi l’articolo completo pubblicato su AgriCommercio & Garden Center n. 1/2019

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Florovivaismo in vetrina a Myplant & Garden. Qualche anticipazione - Ultima modifica: 2019-01-25T11:00:02+00:00 da Barbara Gamberini

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