La Brianza racchiusa in un guscio di noce

progetto brianza in a nutshell
Fase di allestimento durante il Progetto Brianza in a Nutshell
PROGETTO BRIANZA IN A NUTSHELL – Nel weekend del Gran Premio, la Scuola Agraria del Parco di Monza ha portato nel centro storico del capoluogo brianzolo un’installazione verde da ben 500 metri quadri

Rive, boschi e campagne ma anche orti urbani e paesaggi eduli per gli uccelli, tutti i principali habitat del territorio condensati all’interno di un unico giardino temporaneo, che è stato installato a Monza in piazza Trento e Trieste, da venerdì 1 a domenica 3 settembre scorsi, in occasione del weekend del Gran Premio d’Italia. La realizzazione del giardino in Brianza è opera della Scuola Agraria del Parco di Monza in collaborazione con lo studio di progettazione monzese Lefty Gardens e con lo sponsor tecnico Malegori Servizi Srl che ha fornito le attrezzature, i materiali e il personale per la realizzazione dell’installazione.

 

Il concetto di base

“Brianza in a nutshell” è un progetto che ha visto cinque micropaesaggi allestiti come un unicum, senza soluzione di continuità, in una sintesi che intendeva rievocare, attraverso l’allestimento e la vegetazione, i tratti salienti del paesaggio della Brianza, intesa come area geografica interclusa idealmente dall’Adda a est e dal Seveso a ovest, dal lago di Como a nord e dall’hinterland milanese a sud.

Dal punto di vista paesaggistico, il territorio brianteo è infatti molto più eterogeneo e variegato di quello che si è portati a pensare: è un insieme di aree pianeggianti e colline, movimentato da campi coltivati, boschi, corsi d’acqua, laghi e catene montuose sullo sfondo che lo avvolgono su tre lati. Da qui è scaturita l’idea di presentare le cinque microaree che più contraddistinguono questa verde zona del Nord Italia.

 

La foresta planiziale

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Foresta planiziale: una grande farnia.

Consiste in un piccolo bosco portato in città, attraverso una selezione di querce, carpini, frassini e altri alberi autoctoni, e relativo sottobosco, che caratterizza le aree boscate briantee e che un tempo dominava la Pianura Padana.

Infatti, il bosco planiziale, o di pianura, è una foresta mista composta principalmente da Quercus robur, la farnia, la quercia lombarda per eccellenza, che cresce in associazione con diversi alberi e arbusti autoctoni come carpini, olmi, frassini, noccioli, pioppi. Le fasce boscate superstiti ancora presenti sul territorio sono un pallido ricordo dell’immenso sistema di boschi che ricopriva gran parte della Brianza, prima che l’intervento secolare dell’uomo stravolgesse questi luoghi – e su più vasta scala tutta la Pianura Padana – per piegarli a un uso produttivo.

La residua foresta mista planiziale oggi intervalla in modo casuale l’orditura geometrica della campagna e spesso si congiunge fino a fondersi con i boschi igrofili tipici dell’habitat fluviale. È un ambiente abitato da ben precise specie arboree autoctone: conoscere queste piante è il primo passo per amarle e rispettarle, per questo nell’allestimento sono stati inseriti un carpino bianco (Carpinus betulus), un frassino maggiore (Fraxinus excelsior), un olmo campestre (Ulmus minor) e un tiglio selvatico (Tilia cordata).

 

La fascia ripariale

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Bosco ripariale: la realizzazione del progetto.

Ancora ben rappresentata in Brianza è la macchia igrofila e la vegetazione ripariale che cresce spontanea lungo rive di fiumi e specchi d’acqua, costituita da salici, ontani, graminacee acquatiche e palustri.

Grazie ai laghi di Como e di Annone, e ai fiumi Lambro, Adda, Seveso e al Canale Villoresi, ma anche a un complesso e intricato sistema di rogge, fontanili e risorgive, la Brianza ha dato origine alla tecnica colturale delle marcite: l’acqua è un elemento imprescindibile del paesaggio brianzolo. Ne consegue che si è sviluppata naturalmente una vegetazione ripariale ricchissima, costituita soprattutto da salici e ontani, ma fatta anche di giunchi, salcerelle, equiseti, tife e tante altre piante idrofite ed erbe che crescono vigorose nelle zone umide.

Il bosco igrofilo che prospera lungo le sponde dei fiumi e dei laghi non è comunque composto solo da essenze arboree – come pioppi bianchi e neri, salici e ontani – ma anche da quelle piante erbacee che sono strettamente legate alla vicinanza dell’apparato radicale alla falda freatica.

 

La campagna irrigua

La campagna coltivata è da secoli un elemento paesaggistico distintivo del territorio lombardo e brianteo. Grazie all’abbondanza di acqua a disposizione, i contadini briantei si erano specializzati nella coltura irrigua della marcita, che sfruttava l’acqua di falda affiorante per produrre fieno anche durante la stagione fredda.

Ma più in generale, la vocazione agraria è sempre stata radicata in Brianza e ha costituito per secoli la principale fonte di ricchezza del territorio.

I contadini si erano quindi attrezzati per la coltivazione di frutta e vite, mais e altri cereali minori – segale, orzo, sorgo – e successivamente avevano sviluppato in massa la bachicoltura, l’allevamento dei bachi da seta che si nutrono delle foglie di Morus alba, il gelso bianco

Tuttavia, nell’installazione monzese la campagna brianzola è stata rappresentata da un allestimento con vite “maritata”, prateria di graminacee ornamentali e campi fioriti per rievocare il grande “disegno agricolo” praticato dall’uomo nel corso dei secoli. Nell’allestimento campestre viene così ricordata – e scoperta dalle nuove generazioni – l’antica pratica locale degli alberi “vitati” con un filare di giovani aceri campestri. La coltivazione della vite briantea vanta infatti un’antica tradizione che si è sempre accompagnata alla coltivazione degli alberi da frutta, e i primi documenti che ne attestano la sua diffusione risalgono al I secolo d.C. Da una statistica si apprende che nel 1545 la vite costituiva il 92,7% del totale degli alberi da frutto. Fino a metà Ottocento, quando venne distrutta pressoché totalmente dal propagarsi improvviso della fillossera, la vite era ancora largamente coltivata, tanto che i contadini erano soliti “maritarla” ai filari di gelso e acero campestre, quasi fossero dei lunghissimi festoni sostenuti dagli alberi stessi. Oggi la sua coltura è stata in parte recuperata nell’areale di Montevecchia e della valle del Curone.

 

Edible Landscape

È un paesaggio bucolico di frutti e bacche, un “birdgarden” in sintonia con la natura e l’avifauna, per non dimenticarci che non siamo gli unici animali che abitano il pianeta. L’uomo infatti non è l’unico animale in grado di apprezzare un paesaggio edible, anzi. Questa parte dell’allestimento si può associare facilmente alla campagna oppure allo strato arbustivo di radura e delle zone marginali dei boschi, ma in realtà non trova corrispondenza con un vero e proprio habitat né con un preciso areale. Si tratta più che altro di un’idea di paesaggio, un’ispirazione dedicata alla convivenza con il mondo animale, spesso dimenticato e mortificato per dare precedenza all’uomo.

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Edible Landscape: i meli ornamentali sono molto graditi agli uccelli.

Ma vuol essere anche un habitat reale, e realizzabile, composto da essenze arbustive autoctone e spontanee – cornioli, agrifogli, prugnoli, pungitopo, viburni, biancospini, meli selvatici – caratterizzate dalla produzione di bacche e frutti utili alla dieta di uccelli e piccoli roditori, animali indispensabili per il perpetrarsi della biodiversità.

Infatti l’Edible Landscape è un habitat perfettamente riproducibile nel giardino di casa propria, chiunque può creare una connessione diretta tra l’ecosistema urbano e quello extraurbano. Basta riservare un angolo del giardino o del terrazzo a qualche arbusto da piante da bacca, meglio ancora se autoctona, perché gli animali della zona la conoscono e già rientra nella loro dieta abituale. Le piante da bacca infatti portano nutrimento a moltissimi animali, in particolare all’avifauna: durante la stagione fredda, le specie che non emigrano si spostano in continuazione alla ricerca di cibo. Un semplice corniolo, un biancospino o una rosa canina piantati in giardino possono essere di grande aiuto per i nostri piccoli amici quando il cibo scarseggia, perché i loro frutti, bacche e semi sono ricchi di zuccheri, vitamine e sali minerali.

Gli arbusti da bacca sono anche eccellenti arbusti ornamentali, perché tengono vivo l’interesse per almeno tre stagioni, questo il loro tipico ciclo: si ricoprono completamente di fiori in primavera, producono le bacche in estate e in autunno-inverno le portano a maturazione aggiungendo un tocco di colore a un paesaggio per lo più grigio e spoglio. Una delle scelte più adatte è un melo ornamentale, bellissimo come Malus x hopa o Malus x ‘Coccinella’: in primavera si ricopre completamente di fiori e a fine estate è carico di centinaia e centinaia di meline, che gli uccelli apprezzano per molti mesi durante la stagione fredda.

 

Orti e permacultura

Oggi gli orti devono rispondere ai principi dell’agricoltura sostenibile e della gestione etica della terra. La permacultura, termine nato dalla crasi della locuzione inglese Permanent Agriculture, non è solo un approccio naturale alla coltivazione, è la visione di un ecosistema nel quale le risorse vengono condivise in maniera equa e solidale. Il recupero dell’acqua, la lotta biologica, il riutilizzo virtuoso dei materiali: la permacultura mette al bando sprechi e inquinanti, promuove la diffusione di strategie ecologiche e progetta lotti agricoli a basso impatto ambientale, in grado di rinnovarsi autonomamente.

Ecco dunque che gli orti della tradizione sono stati rivisitati secondo i moderni criteri etici: è stato allestito un esempio di orto produttivo sostenibile con annessa stazione didattica per fare il compost, una semplice pratica alla portata di chiunque abbia a cuore il nostro ecosistema.

 

SCHEDA TECNICA DEL PROGETTO

brianza
Pianta del Progetto Brianza in a Nutshell
  • Titolo:
    Brianza in a nutshell / Brianza in un guscio di noce
  • Presentazione: Monza, 1-3 settembre 2017
  • Progettisti: Walter Coccia e Davide Cerruto, Lefty Gardens
  • Realizzazione: Malegori Servizi Srl
  • Estensione: 500 metri quadrati complessivi
  • Piante: 20 alberi, 50 arbusti,
    100 graminacee ornamentali, 100 erbe acquatiche,
    300 erbacee perenni,
    150 metri quadrati di tappeto erboso. Gli alberi sono giunti direttamente da Pistoia, il centro florovivaistico più importante d’Europa, tutte le graminacee e le piante acquatiche sono state selezionate al vivaio Cascina Bollate mentre le erbacee perenni sono arrivate da vivai locali.

 

LA SCUOLA AGRARIA DEL PARCO DI MONZA

Fondata nel 1902, la Scuola agraria del Parco di Monza è Centro di formazione professionale di riferimento su scala nazionale per tecnici e operatori del verde, giardinieri, arboricoltori e forestali, florovivaisti, fioristi, progettisti del verde. Già Ente morale dal 1920, accreditata dalla Regione Lombardia, certificata Uni En Iso 9001:2008 e qualificata come Ente di Ricerca, da oltre 25 anni la Scuola promuove cultura e formazione del verde ornamentale e territoriale dell’agricoltura multifunzionale, con particolare riferimento all’ortoterapia, della valorizzazione ambientale, della gestione sostenibile dei rifiuti. Le attività formative della Scuola riguardano in particolare: Giardinaggio, Progettazione del Verde, Arboricoltura e Tree climbing, Agricoltura multifunzionale, Ortoterapia, Terapia orticolturale, Composizione floreale.

www.monzaflora.it

 

I PROGETTISTI

Lefty Gardens è il team di landscape designer che ha curato la progettazione e la direzione dei lavori di questo giardino temporaneo. Esperti di architettura e progettazione del verde, Walter Coccia e Davide Cerruto progettano e realizzano giardini su piccola e larga scala, dal terrazzo privato al grande parco pubblico curando ogni passaggio, dallo studio funzionale fino al progetto esecutivo, che include la scelta e la collocazione di ogni singolo albero, arbusto e rampicante.

www.leftygardens.com

 

Leggi l’articolo su AgriCommercio & Garden Center n. 6/2017

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