Compag: «Dalla politica privilegi per interessi di parte»

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Nel provvedimento di legge per la crescita del mezzogiorno un comma per evitare le tasse. Secondo Compag continua in maniera subdola il sostegno ai Consorzi agrari indebitati

Benefici fiscali non solo alle cooperative agrarie, ma anche a tutte le società in cui i consorzi agrari abbiano una maggioranza. Un comma che nulla ha a che fare con il provvedimento di legge in cui è inserito, aggiunto furtivamente, tra altri, in modo da passare tra le righe senza imbattere in opposizioni. Una politica subdola, meschina, che inserisce un privilegio per pochi all’interno di una norma dal titolo affatto diverso che ha l’obiettivo di favorire lo sviluppo del Mezzogiorno. Il riferimento va alla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 20 giugno 2017 e al decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno. Il provvedimento, trasmesso al Senato per la conversione con il relativo disegno di legge (S. 2860) sono, nel momento in cui scriviamo, all’esame della Commissione Bilancio del Senato. Stanno in altre parole per essere approvati è quasi scontato che lo siano perché sul provvedimento è quasi certo che sarà posta la fiducia.

I “perché” sono ovviamente da ricercarsi nelle lobby, negli interessi di parte, negli ingiusti privilegi partitici. Nel 2009 (Legge 23 luglio 2009, n. 99) era stato il Governo di centro-destra a dare ai Consorzi agrari lo stato di cooperativa a mutualità prevalente, sebbene non avessero i requisiti stabiliti dal Codice Civile. Tra i requisiti previsti, ovviamente impunemente ignorati, c’è quello di svolgere la propria attività prevalentemente a vantaggio dei soci e, ancora, l’obbligo di depositare i bilanci per dimostrare il rispetto di determinate limitazioni previste dalla legge.

 

Il ricorso di Compag

Allora la nostra federazione aveva presentato ricorso di fronte alla DG Concorrenza della Commissione europea, ottenendo come risultato, in seguito ai chiarimenti richiesti dalla stessa Commissione al Governo italiano, la limitazione del privilegio fiscale al 50%, anziché al 60%, degli utili non tassabili come disposto dall’art. 23 della Legge Europea 2015 (vedi box).

La mutualità prevalente, infatti, garantisce vantaggi di natura fiscale, ammessi dal  sistema costituzionale italiano proprio in ragione dell’attività mutualistica che le società cooperative dovrebbero svolgere per loro stessa natura. A differenza delle società di persone o di capitali, che operano per generare utili, le società cooperative dovrebbero infatti agire unicamente allo scopo di assicurare ai soci lavoro, o beni di consumo, o servizi, a condizioni migliori di quelle che otterrebbero dal libero mercato. Peccato che i consorzi agrari facciano anche altro.

A questa beffa del 2009 sta per aggiungersene un’altra, ancora più grossolana. Il Governo di centro-sinistra sta infatti in questi giorni estendendo la mutualità prevalente e annessi privilegi fiscali dai consorzi agrari alle società da loro controllate.

Un ignobile obbrobrio legislativo che non solo va contro i dettami costituzionali, ma crea dei privilegi inammissibili all’interno di una filiera già pesantemente in crisi come quella agraria, esponendo le aziende non protette politicamente ad un ulteriore sbilanciamento che va a sommarsi alla concorrenza internazionale e al calo dei consumi.

Una beffa che lede ulteriormente il principio della libera concorrenza perché si riserva un differente trattamento normativo a soggetti aventi la stessa configurazione e natura giuridica.

 

Pagheranno le aziende sane

Un assurdo reso inqualificabile dalle evidenti conseguenze che l’approvazione di questo emendamento avrà su tutte le aziende sane che operano senza appoggi della politica e le famiglie.

L’estensione di tali agevolazioni fiscali cadrà infatti sugli italiani per i vincoli di bilancio che lo Stato deve rispettare.

Una mossa atta a favorire quei consorzi agrari che da anni conducono un’attività in continua perdita a causa della malsana gestione dettata da logiche politiche piuttosto che dalle regole della buona conduzione aziendale, logiche che nella politica cercano gli appoggi per poter sopperire alle proprie carenza manageriali.

A pagare ancora una volta non sarà la politica, ma le aziende sane chiamate a pagare tasse a strozzo in un contesto di concorrenza sleale, e le famiglie, agonizzante risorsa che copre da sempre i buchi di bilancio pubblico creati per decenni da un sistema politico inadeguato e dedito più al proprio interesse che a battersi per l’equità sociale e per creare una struttura economica basata su una sana e libera concorrenza, regolata da leggi giuste che favoriscano la crescita e lo sviluppo.

 

LEGGE EUROPEA del 2015

  • Art. 23 (Disposizioni in materia di consorzi agrari. Procedura di cooperazione n.11/2010 per aiuti di Stato esistenti ai sensi dell’articolo 17 del regolamento (CE) n.659/1999).
  • All’articolo 1, comma 460, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, dopo la lettera b) è inserita la seguente:
    «b.1) per la quota del 50 per cento degli utili netti annuali dei consorzi agrari di cui all’articolo 9 della legge 23 luglio 2009, n. 99;».
    Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014.

 

Leggi l’articolo su AgriCommercio & Garden Center n. 6/2017

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