SPECIALE

Botrite, il ruolo emergente degli antagonisti

I trattamenti devono incidere sui 4 stadi vegetativi della vite a rischio infettivo: fine fioritura, pre-chiusura grappolo, invaiatura, circa tre settimane prima della raccolta.

Botrytis cinerea è un fungo ubiquitario ed estremamente polifago in grado di condurre sia una vita parassitaria, a spese degli organi vegetali viventi, sia saprofitaria, nella sua forma sessuata di Sclerotinia fuckeliana (=Botryotinia fuckeliana) su materiale vegetale in stato di decomposizione.

Recenti indagini molecolari hanno permesso di appurare che la muffa grigia sulla vite è causata da un complesso di due specie “criptiche”, B. cinerea e B. pseudocinerea, non distinguibili morfologicamente, ma che coabitano sullo stesso ospite e che sono isolate riproduttivamente. Queste due specie possono essere distinte solo in base alle caratteristiche filogenetiche, alla loro incapacità a produrre una discendenza fertile e, infine, per le loro esigenze ecologiche. In natura le due specie si rinvengono in primavera e in autunno, ma in proporzioni significativamente differenti: B. cinerea rappresenta la specie più abbondante ed è responsabile dei danni alla raccolta mentre, B. pseudocinerea, rimane minoritaria all’interno delle popolazioni, ma risulta più abbondante in primavera. La malattia, specialmente su uva da vino, è in grado di causare, se la stagione decorre mite e piovosa, oltre che ingenti perdite produttive, anche importanti modifiche biochimiche agli acini prossimi alla maturazione che possono ripercuotersi anche nel processo di vinificazione.

La biologia

Il patogeno si conserva sui tralci come micelio ed è in grado di attaccare tutti gli organi verdi della pianta, anche se il danno maggiore è a carico dei grappoli. Questi possono essere colpiti anche precocemente, ma sono le infezioni in fase di raccolta a provocare i danni maggiori. il fungo si mantiene attivo in un ampio range termico (da 5 a 30 °C con ottimo intorno a 18-20 °C). Le condizioni igrometriche, invece, sono determinanti poiché la sporulazione avviene con un’elevata umidità relativa e la germinazione dei conidi necessita della presenza di acqua libera. Le foglie vengono colpite di rado e solamente quando si verificano primavere particolarmente calde e piovose. Su quelle colpite possono comparire delle aree clorotiche che, col tempo, imbruniscono e disseccano. I tralci solitamente sono interessati dalla malattia nel punto di inserzione tra i nodi e gli internodi, causandone progressivamente il disseccamento. Ma è naturalmente su grappolo dove il fungo svolge elettivamente la sua attività patogenetica.

Botrytis cinerea, in virtù della sua capacità di sopravvivere saprofiticamente, è presente in tutte le fasi fenologiche della vite, anche se l’insediamento su grappolo, è legato alla creazione di soluzioni di continuità generate sia da lesioni di natura biotica (attacchi mal contenuti di tignole, tripidi o di oidio), che abiotica (per esempio lesioni causate dalla grandine). Le lesioni rappresentano una via preferenziale di infezione, in quanto rendono accessibili i tessuti profondi e portano alla produzione di essudati che stimolano e favoriscono la germinazione dei conidi del fungo. Per tale motivo in assenza di lesioni, per causare infezione, sono necessarie almeno 48 ore di bagnatura, mentre in presenza di queste sono sufficienti appena 12-24 ore di umidità relativa vicina alla saturazione.

Come già accennato l’intensità degli attacchi botritici, oltre che dalle condizioni climatiche, varia anche in funzione di altri fattori prettamente agronomici.

Una corretta strategia di difesa antibotritica deve necessariamente passare da una attenta profilassi volta a rafforzare le difese della pianta (praticando l’inerbimento del terreno, limitando le concimazioni azotate e le irrigazioni) e ad ostacolare la crescita del fungo (arieggiando la chioma con una attenta potatura verde e minimizzando le microferite sui grappoli). Un’efficace difesa antioidica e nei confronti delle tignole è, già da se, un ottimo presupposto per ridurre gli attacchi di botrite, come anche la potatura verdeall’invaiatura e la sfogliatura prima del periodo della vendemmia. Ciò detto, tuttavia, specialmente in concomitanza di andamenti climatici particolarmente umidi e piovosi, è necessario ricorrere ai trattamenti chimici.

La difesa

La difesa dalla muffa grigia può essere effettuata utilizzando sia l’attività specifica di alcuni principi attivi, sia sfruttando l’efficacia collaterale di altre molecole impiegate su target diversi. I trattamenti vengono effettuati secondo un calendario fenologico che individua almeno 4 stadi vegetativi della vite a rischio infettivo: A) fine fioritura, B) pre-chiusura grappolo, C) invaiatura, D) circa tre settimane prima della raccolta. Il trattamento a fine fioritura è da prendere in considerazione solo se ci si trova in condizioni di elevata pressione della malattia, su vitigni particolarmente suscettibili e con decorsi climatici molto favorevoli al patogeno. In genere la strategia prevalente oggi è quella che prevede due trattamenti antibotritici posizionandoli nelle migliori condizioni perché possano svolgere la loro attività, tenendo in considerazione il rispetto del periodo di carenza specifico di ogni formulato. Nei vigneti ad alto rischio e in condizioni climatiche favorevoli al patogeno nella fase che precede la raccolta, è consigliabile intervenire in pre-chiusura grappolo e in una fase intermedia fra l’invaiatura e le 2-3 settimane prima della vendemmia. In condizioni di basso rischio indipendentemente dalla varietà e dalla pressione della malattia, il trattamento fondamentale viene eseguito in pre-chiusura grappolo (prima che l’interno del grappolo non possa venire più raggiunto dal principio attivo). Successivamente è consigliabile effettuare il secondo intervento nelle altre fasi in funzione dell’andamento climatico. Nelle annate a scarsa piovosità nel periodo prima della raccolta, questo trattamento spesso risulta fondamentale.

I principi attivi maggiormente impiegati per proteggere i grappoli dalla muffa grigia sono, boscalid, pirimetanil, fluazinam, fenexamide, la miscela di ciprodinil+fludioxonil, mepanipirim, e iprodione (non ammessi in Produzione Integrata). A questi recentemente si sono aggiunti fluopyram, fenpirazamine. Fluopyram è un principio attivo che, analogamente al boscalid, possiede attività collaterlae anche confronti dell’oidio, appartiene alla famiglia chimica degli inibitori del succinato deidrogenasi (ISDH), la sua prolungata attività permette di migliorare la qualità della produzione in post-raccolta e di prolungarne la shelf-life. Fenpyrazamine è un fungicida traslaminare, multi-sito, che appartiene al nuovo gruppo chimico dei derivati dei pirazolinoni. Agisce anche sulla biosintesi dell’ergosterolo ma in maniera diversa da quanto avviene per i triazoli. Pertanto, al momento non evidenzia alcuna resistenza incrociata con gli altri fungicidi antibotritici.

Negli ultimi tempi poi sta aumentando l’interesse e lo sviluppo di prodotti alternativi ai fungicidi di sintesi, sia antagonisti naturali di B. cynerea come anche di induttori delle difese naturali della pianta. A quelli già da tempo registrati come il Bacillus subtilis e il Bacillus amyloliquefaciens, microorganismi in grado esprimere efficacemente la loro attività antibotritica come antagonisti naturali, è stato recentemente autorizzato anche Aureobasidium pullulans, avente le stesse proprietà dei precedenti. Inoltre sono ancora in corso di registrazione come agrofarmaci, due formulati aventi la capacità di stimolare le resistenze interne della vite nei confronti di B. cinerea. il primo è un formulato a base del lievito Saccharomyces cerevisiae, mentre il secondo è a base di estratti della pianta Reynoutria sachalinensis . Gli studi recenti hanno dimostrato che a seguito del trattamento, nella pianta aumenta l'attività di alcuni enzimi responsabili della produzione dei flavonoidi e dell'accumulo di fitoalessine. È stato notato inoltre anche l’accumulo di composti fenolici più semplici aventi azione micotossica. Ulteriori studi hanno infine dimostrato che gli estratti di R. sachalinensis aumentano la formazione di papille nei siti di penetrazione del patogeno, la ligninificazione delle pareti cellulari delle cellule vegetali, e l’attività di proteine legate ai processi patogenetici come chitinasi, glucanasi e perossidasi.

Il loro utilizzo è consigliabile sia nelle strategie di difesa integrata come anche in quelle biologiche. Infine è stato autorizzato per il controllo della botrite il bicarbonato di potassio, che svolge la sua azione fungicida fondamentalmente per contatto. In agricoltura integrata il loro utilizzo in strategie di difesa insieme ai prodotti chimici riduce il rischio di comparsa di popolazioni del fungo resistenti ai fungicidi di sintesi. Botrytis cinerea è infatti un fungo considerato ad alto rischio di sviluppo di resistenza verso alcuni principi attivi, per cui pensare le strategie di difesa anche in questa ottica privilegiando l’alternanza d’uso dei prodotti di sintesi con quelli di origine biologica diminuisce il rischio di insorgenza di ceppi del fungo resistenti. Inoltre la loro applicazione riduce la quantità di residui dei prodotti di sintesi. In agricoltura biologica il loro impiego aiuterebbe a ridurre nel corso della stagione la quantità di ione metallo che viene impiegato per il controllo della botrite.

Pertanto negli areali di pianura, nella fase di pre-chiusura grappolo, conviene utilizzare la miscela fenpirazamine, fluopyram, fludioxonil+cyprodinil, mentre nel periodo tra l’invaiatura e la pre-raccolta è preferibile impiegare le anilino-pirimidine (pyrimetanil e mepanipirim), boscalid o fenexamid. Negli areali viticoli collinari, dove la pressione oidica è più elevata, nella fase di pre-chiusura grappolo è conveniente sfruttare l’efficacia antibotritica e antioidica di fluopyram e boscalid. Non va dimenticato, inoltre, che i Sali di rame (favorendo l’inspessimento della cuticole degli acini) e strobilurine impiegati contro la peronospora hanno anche un’azione secondaria contro la muffa grigia, Inoltre, specialmente in viticoltura integrata e biologica i trattamenti a base di Bacillus subtilis, B.amyloliquefaciens e A.pullulans possono svolgere efficacemente un discreto livello di controllo della malattia entrando in competizione saprofitica con Botrytis cinerea sui substrati dei residui fiorali. Il momento migliore per impiegarlo risulta essere nella fase di fioritura, pre-chiusura grappolo e successivamente a ridosso della vendemmia. 

(*) Gli autori sono del Servizio Fitosanitario – Regione Emilia-Romagna

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