Lezione di Brexit per il nostro sistema agroalimentare

lezioni di brexit
Per proteggere e promuovere le nostre produzioni in funzione di una maggiore competitività, non dobbiamo rinunciare alla qualità

La qualità prima di tutto. È la parola d’ordine dei consumatori italiani ed è la bandiera che sventola sulla politica che persegue la Federazione Nazionale del Commercio Agricolo, Compag.

Uno dei capisaldi che caratterizza l’agroalimentare del nostro paese è la filiera della pasta che inizia con la produzione della semola, la farina che si ottiene dalla macinazione del grano duro di cui l’Italia è il maggiore produttore mondiale, ma anche uno dei maggiori importatori. Importazione che è indispensabile per poter alimentare la forte industria di trasformazione rappresentata dai mulini, dai produttori di pasta e di prodotti da forno.

Compag, nella consapevolezza che la difesa e la valorizzazione dell’intera filiera italiana, la sola in grado di fornire ai consumatori gli elevati standard di qualità della nostra tradizione, debba passare attraverso un dialogo ed accordi tra i diversi soggetti che la compongono si è resa promotrice per entrare nel più importante protocollo di intesa italiano che si è concretizzata al Durum Days, il convegno interazionale su duro che si è tenuto il 16 maggio a Foggia. Il protocollo è siglato da Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari), Cia (Agricoltori Italiani), Confagricoltura, Copagri (Confederazione produttori agricoli) e Italmopa (Associazione Industriali Mugnai d’Italia). I firmatari rappresentano complessivamente poco meno della metà di tutta l’agroindustria italiana, per un valore di circa 60 miliardi di euro: per quanto riguarda il mondo agricolo, si parla di oltre 3 milioni di associati che gravitano nel settore agricolo, 1,1 milioni di imprese agricole e 5mila cooperative agroalimentari distribuite su tutto il territorio nazionale; per il comparto molitorio, oltre l’80% della capacità totale di trasformazione del frumento in Italia; per l’industria della pasta, l’80% di un settore storico che conta 100 imprese, dà lavoro in Italia a 7.500 addetti e genera 4,7 miliardi di euro.

Ambiti di intervento

Sono 5 gli ambiti di intervento identificati dalle organizzazioni della filiera grano-pasta per valorizzare la qualità del grano duro italiano, ognuno legato a provvedimenti concreti e operazioni di medio periodo e tutti messi nero su bianco nel protocollo.

  • Incrementare la disponibilità di grano duro nazionale di qualità e prodotto in modo sostenibile per venire incontro alle esigenze dell’industria molitoria e della pasta.
  • Incentivare e sostenere l’agricoltura virtuosa, con premi di produzione legati al raggiungimento di standard qualitativi del grano e alle caratteristiche del territorio di produzione.
  • Concentrare progressivamente l’offerta di grano duro e censire i centri di stoccaggio idonei alla conservazione del grano duro di qualità.
  • Stimolare formazione, ricerca e innovazione nella filiera italiana grano-semola-pasta.

Nel protocollo sono previsti corsi di formazione e aggiornamento professionale per agricoltori e operatori di settore e strumenti informatici per promuovere l’adozione di pratiche agricole più sostenibili. La filiera si impegna anche ad attivare collaborazioni con enti di ricerca per calcolare il punto di pareggio dell’impresa agricola nei vari areali di produzione e per sviluppare nuove sementi certificate con le caratteristiche richieste dal mercato e funzionali all’eterogeneità del territorio italiano, così come programmi specifici per la valorizzazione dei grani autoctoni.

  • Promuovere e difendere in maniera coesa un’immagine forte della pasta italiana, garantirne la sicurezza anche attraverso la tracciabilità informatica dei vari passaggi della filiera.

La qualità dell’agroalimentare non è solo uno slogan o una mera azione di marketing, per quanto ben riuscita, ma una realtà di fatto che persegue ogni singolo consumatore italiano che si reca al supermercato e che ogni giorno imbandisce la propria tavola, ma è anche la ricerca e l’obiettivo dei produttori italiani e degli operatori che agiscono nelle filiere agro-alimentari dalla campagna alla tavola.

Scambi internazionali

Forse non tutti lo sanno perché i nostri mass media difficilmente entrano nel dettaglio delle singole questioni e parlano di Brexit solo in riferimento alle grandi strategia che a volte finiscono per essere sabbia negli occhi impedendo di vedere le conseguenze pratiche e le ricadute sulla nostra quotidianità. Forse non tutti lo sanno ma nel Regno unito è in corso un forte dibattito sulla sicurezza e la qualità alimentare perché la necessità di dover stringere nuovi accordi commerciali con i paesi extra Ue mette l’isola d’oltre Manica di fronte alle richieste di quei paesi di aprire le frontiere alle loro produzioni agricole abbattendo le barriere poste dall’Unione europea. È il caso ad esempio delle richieste del-l’America trumpiana che per stringere accordi di maggiore liberismo sui prodotti di sua maestà richiede che gli inglesi accettino sulle proprie tavole, solo per fare qualche esempio, le sementi ogm di cui loro sono grandi produttori e che in Europa sono bandite, ma anche le carni ottenute con la somministrazione di ormoni o il pollame trattato con il cloro, vietati nell’Unione europea.

Di fronte a tali prospettive i consumatori britannici hanno dissotterrato l’ascia di guerra perché non sono disponibili a cedere a tali compromessi a dimostrazione della grande sensibilità, ma anche della maggiore informazione rispetto agli americani che hanno i consumatori europei. Quale sarebbe la reazione in Italia è facile da immaginare. Per poter proteggere e promuovere le nostre produzioni e renderle maggiormente competitive, la strada maestra non può essere pertanto la rinuncia alla qualità, anzi, al contrario è necessario percorrere il sentiero forse meno agevole e più impervio del dialogo tra partner per creare il valore aggiunto che solo la qualità può garantire.

Leggi l’articolo completo di tabelle su AgriCommercio & Garden Center n. 4/2018

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