OSSERVATORIO

Mercato italiano, nel 2013 calo del 5%

Nonostante la riduzione dei prezzi la stagnazione continua

Nel 2013 la spesa dell'agricoltura italiana per l'acquisto e l'impiego di concimi (fertilizzanti, ammendanti, ecc.) è stata pari a 1,6 miliardi di euro, con un calo di poco superiore al 5% sul 2012 a prezzi correnti (fig. 1). L'andamento in termini quantitativi, stimabile in base alla serie a prezzi concatenati sempre di fonte Istat, ha proseguito il trend registrato nel 2012 con una contrazione del 2%; dopo la consistente crescita del 2011, l'ultimo biennio avrebbe quindi riportato il volume complessivo del consumo dei concimi quasi ai livelli del biennio 2009-10 quando scesero al minimo storico.

Anche i prezzi medi del mercato interno, stimabili in base ai così detti prezzi impliciti ovvero al rapporto tra prezzi correnti e prezzi concatenati, sono risultati in calo facendo segnare una riduzione superiore al 3%. Tutto ciò, se confermato dai dati definitivi, sembra indicare una situazione di forte stagnazione del mercato, nella quale neppure l'andamento favorevole dei prezzi risulta in grado di rilanciare gli acquisti che appaiono ancorati ad un livello ben oltre inferiore al 10% rispetto al periodo precedente la crisi del 2008.

Il mercato si conferma poi significativamente concentrato a livello territoriale (fig. 2): da quasi dieci anni la spesa delle prime cinque regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Puglia) pesa stabilmente intorno al 60% del totale nazionale, a fronte di una quota di Sau pari al 40% in base ai dati dell'ultimo Censimento 2010. Nel 2013, tuttavia, la stima dei volumi acquistati evidenzia un calo del 3% nelle prime cinque regioni (dovuto alle forti contrazioni, tra il 5% e il 6%, di Veneto ed Emilia Romagna), mentre la restante parte dell'Italia avrebbe fatto segnare una riduzione pari complessivamente all'1%.

In conseguenza del parallelo buon andamento complessivo delle produzioni vegetali, il cui valore a prezzi correnti è aumentato di oltre il 5% tra il 2012 e il 2013, l'incidenza della spesa per concimi è scesa dal 6,3% al 5,7%, livello superiore soltanto a quello del 2010 nell'ultimo quinquennio. L'incidenza permane tuttavia molto elevata in Lombardia, dove supera il 13%, in relazione agli ordinamenti produttivi prevalenti (mais in particolare), ma anche all'andamento negativo dell'annata agraria con una perdita superiore al 3% per quanto riguarda le produzioni vegetali.

La dipendenza dall'estero

In questo contesto il grado di dipendenza dall'estero del mercato italiano dei concimi è rimasto molto al di sotto della media del periodo 2003-07, quando si attestava intorno al 40%. Nel 2013, infatti, l'incidenza dell'import netto sul valore dei consumi intermedi di concimi, dopo il lieve rialzo del 2012, è sceso al 24,5% in conseguenza del calo, pari al 13%, del valore delle importazioni nette (fig. 3). Tale risultato è derivato dalla riduzione del valore sia delle importazioni, scese a 800 milioni di euro e con un calo pari al 9%, che delle esportazioni, attestatesi a poco più di 400 milioni di euro e in calo del 5% circa. Giova tuttavia ricordare come nel 2012 si era raggiunto il massimo storico per quanto riguarda le esportazioni, mentre le importazioni erano risultate inferiori solo a quelle del 2008.

L'andamento degli scambi commerciali

Gli scambi con l'estero in realtà sono stati caratterizzati da un significativo e generalizzato ribasso dei prezzi all'importazione e da una complessiva stabilità delle quantità nette importate, pur con incrementi anche significativi per alcuni dei principali prodotti (tab. 1).

A livello di gruppi di concimi minerali soltanto gli azotati evidenziano un aumento delle quantità nette importate, 8,5%, favorito da un calo medio dei prezzi prossimo al 9%; pur in presenza di una significativa riduzione dei prezzi, pari a circa l'8%, le quantità importate di potassici sono rimaste invece pressoché invariate; per i fosfatici e i composti sono state registrate contrazioni delle importazioni nette superiori al 10% nonostante un ribasso dei prezzi medi pari rispettivamente al 13,6% e all'8,2%.

Scendendo nel dettaglio dei quattro principali prodotti, che hanno concentrato complessivamente i due terzi del valore totale delle importazioni (fig. 4), se l'urea ha fatto segnare un aumento delle importazioni nette pari al 10,4%, sostenute da un calo dei prezzi superiore al 9%, anche quelle di Dap sono risultate in crescita, +3,6%, a fronte di un calo dei prezzi superiore al 17%, mentre quelle di cloruro di potassio hanno mostrato un lieve calo. Come sempre i composti NPK rappresentano un caso a sé, poiché pur rientrando tra i quattro principali prodotti sono gli unici fertilizzanti minerali a presentare un saldo positivo; in questo caso il calo dei prezzi ha favorito maggiormente le importazioni, +11%, rispetto alle esportazioni, +6%, determinando una contrazione del saldo positivo, sceso del 16% in quantità e dell'8% in valore.

(*) L'Autore è del Dipartimento di Economia, management e metodi quantitativi - Università di Milano

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