Personale “team flash” o di stampo tradizionale

personale per i punti vendita
Nell’identificare i collaboratori, il personale, per un punto vendita è essenziale chiarire quale figura possa essere significativa, identificandone ruolo, responsabilità e competenze

Fra le novità, dagli Usa arriva la proposta di nuovi modelli di organizzazione “pop up”, strutture temporanee che si formano in funzione di un preciso progetto, senza ipotesi di continuità a lungo termine.

Nell’identificare e scegliere i collaboratori, innanzitutto è essenziale chiarire quale figura possa essere davvero significativa, identificando il ruolo, le responsabilità, la competenza, il livello di mansioni utili per dare un valore aggiunto al negozio, anche a breve termine. Il segreto sarebbe quello di mettere insieme gruppi di persone che lavorano insieme solo in determinate situazioni, che si coordinano perfettamente perché ognuna ha un compito preciso. Il tutto, però, in funzione di obiettivi temporanei. Niente di più lontano, quindi dal modello di organizzazione di un negozio tradizionale della nostra realtà. Seguiamo con curiosità questi aggiornamenti, ma è chiaro che nel nostro Paese le caratteristiche del mercato favoriscono ancora modelli basati su rapporti di fiducia, continuità, comunicazione diretta. Uno dei vantaggi delle organizzazioni “pop up” sarebbe, per chi gestisce l’attività, quello di evitare di formare direttamente il personale.

Ma cosa significa avere collaboratori idonei? Viene da chiedersi se sia sufficiente una buona preparazione tecnica.

Qualità dei collaboratori

Nell’identificare e scegliere i collaboratori, innanzitutto è essenziale chiarire quale figura possa essere davvero significativa, identificando il ruolo, le responsabilità, la competenza, il livello di mansioni utili per dare un valore aggiunto al negozio.  Qualsiasi scelta del personale è basata su un contesto e obiettivi aziendali tali da motivare l’investimento. Il passo successivo è quello di costruire un programma funzionale all’ottenimento del risultato. Se non è chiaro l’obiettivo, non possono esser pianificate azioni efficaci per raggiungerlo e si compromette fin dall’inizio l’esito economico e quindi la copertura necessaria dei costi.

Non solo competenza

Si dà per scontato che il primo requisito richiesto sia sempre la competenza tecnica, partendo dal presupposto che chi non conosce le piante e i prodotti non possa lavorare in un garden. Va detto però, che questo importantissimo ambito è di fatto proprio quello in cui si possono colmare le lacune grazie a corsi di formazione tecnica.

Osservando nell’ insieme la figura di un collaboratore è utile porsi un’ulteriore serie di domande strettamente collegate agli obiettivi aziendali. A seconda delle necessità c’è da chiedersi: Sa gestire il rapporto con il cliente? Sa comunicare? Può contribuire alla crescita del reparto e dell’assortimento? Ha capacità organizzative? Ha una buona conoscenza della concorrenza? È in grado di assumersi delle responsabilità?

È individualista oppure sa lavorare in squadra? Se necessario, sa gestire il rapporto con i fornitori? Soprattutto: Ha capacità nel comunicare con i clienti?

Di fatto, se un collaboratore conosce le piante ma non comunica, non venderà, così, se alla conoscenza non assocerà altre attitudini giudicate indispensabili, difficilmente l’inserimento e quindi i risultati saranno ottimali.Di fatto   la competenza è solo una delle componenti e non necessariamente la più importante. Conoscere le caratteristiche dei prodotti a elevato contenuto tecnologico, come i prodotti chimici, oppure la fisiologia di una pianta sono competenze che si possono rafforzare attraverso un programma di formazione interno o esterno all’azienda. Spesso i fornitori stessi contribuiscono in maniera importante mettendo a disposizione esperti e supporti didattici. Contano molto però anche altre qualità strettamente legate a caratteristiche individuali e quindi alla sfera personale.

Le attitudini personali

Oltre, e anche più della cultura acquisita, sono essenziali attitudini personali quali la volontà d’imparare, l’adattabilità verso nuove esigenze e metodologie lavorative, una buona volontà al cambiamento, la capacità di comunicare e interagire con il cliente.

Il personale sa assicurare un servizio cortese e davvero professionale se oltre alla competenza ha anche disponibilità nel mettersi sulla stessa lunghezza d’onda del cliente. Oggi la chiamano empatia, una volta era classificata come attenzione. Sicuramente una comunicazione diretta efficace e la fiducia che ne consegue vengono percepite dal cliente come aspetti di un servizio ottimale. Tutto questo rappresenta un’arma in più per il punto vendita tradizionale nei confronti della concorrenza dei diversi canali distributivi.

Fra i consumatori ci sono e ci saranno sempre persone che cercano l’acquisto mirato attraverso un rapporto personale con il negoziante, e proprio per questo continueranno a preferire i negozi tradizionali. Nella situazione attuale ipotizzare in un punto vendita la presenza di personale tecnicamente formato ma non allineato allo spirito del negozio non risulterebbe davvero un vantaggio, per favorire i risultati dell’attività commerciale.

 

Leggi l’articolo completo su AgriCommercio & Garden Center n. 8/2017

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