Cereali autunno-vernini, sementi più care

cereali autunno vernini
Dal momento che seguono le quotazioni della granella, è inevitabile quest’anno pagarle di più. Andrebbe razionalizzato il sistema di prenotazione e distribuzione per evitare ulteriori costi inutili. L'incidenza dell'acquisto delle sementi sul costo di produzione finale dell'agricoltore diminuisce con l'aumentare della sua produzione lorda vendibile

Gli ultimi raccolti di cereali autunno-vernini sono stati più o meno deludenti, ma a consuntivo di questa annata disgraziata, per ragioni climatiche e non solo, potrebbero risultare i meno peggio. Grazie alle quotazioni di mercato ancora elevate, le aspettative appaiono quindi favorevoli per le nuove semine. Si avvicina intanto il momento delle scelte colturali e dei mezzi tecnici, quest’anno ancora più intricate per tanti aspetti.

C’è la questione di come affrontare l’aumento dei costi di produzione, poi quella della nuova Pac che doveva partire di fatto questo autunno, ma è stata rinviata al 2023; eppoi pende il problema della rotazione delle colture - che prevedibilmente la prevalenza degli agricoltori adotterà per rispettare i vincoli della condizionalità rafforzata – per la quale la Commissione ha proposto a fine luglio una deroga provvisoria limitata sempre al solo 2023.

In questo scenario si colloca anche l’aspetto delle sementi, non solo per la scelta varietale quanto anche per l’acquisto del seme certificato. Diamo per scontato che tutti riconoscano i vantaggi legati al seme certificato grazie alle garanzie di qualità, sicurezza e tracciabilità che fornisce, ma anche perché mezzo semplice ed immediato per introdurre innovazione in azienda, rispetto al reimpiego della propria granella aziendale. Vogliamo invece approfondire uno dei temi di attualità, quello degli “esorbitanti aumenti dei costi di produzione”, che vede spesso accomunate le sementi agli altri fattori di produzione quali i fertilizzanti, l’energia elettrica, il gasolio, le tariffe agromeccaniche ecc…

L’incognita del prezzo

Difficile dire oggi quale sarà in autunno il costo effettivo delle sementi certificate in commercio, ma una rapida analisi degli elementi che concorrono alla sua formazione consente di farsene facilmente un’idea.

Il costo è il risultato di tre voci distinte:

  • la granella in natura,
  • le spese di lavorazione
  • e il margine di intermediazione commerciale.

Le variabili possono essere tante, ma sommariamente:

  • la granella in natura, cioè quella moltiplicata su contratto dall’agricoltore e ritirata dall’azienda sementiera. Se non liquidata sotto trebbia, in genere i contratti (peraltro obbligatori per la certificazione ufficiale) prevedono un prezzo riferito alla media delle mercuriali di una data piazza per il trimestre luglio-settembre. È quindi un elemento che spesso rimane incerto fino alla messa in commercio delle sementi;
  • le spese di produzione e lavorazione dell’azienda sementiera, tra le quali dobbiamo inserire il premio all’agricoltore moltiplicatore, l’eventuale concia, i costi per la certificazione ufficiale, l’incidenza dello scarto di selezione meccanica, il confezionamento ed i trasporti, nonché le royalty dovute al costitutore. Infine, il margine dell’azienda sementiera stessa. Orientativamente, un costo industriale di almeno 250-300 €/t;
  • l’intermediazione commerciale del rivenditore finale, stimabile in un altro 15%.

Nella tabella 1 abbiamo riportato la quotazione media nelle ultime cinque annate delle sementi certificate e conciate di frumento duro e tenero, a confronto con quella della corrispondente granella da macina, tratte dai listini prezzi della Camera di commercio di Forli-Cesena e di Ferrara

Difficile decifrare in alcuni casi la ratio delle quotazioni camerali, ognuno può fare le proprie considerazioni. Poiché la componente del costo industriale per lavorazione, confezionamento e commercializzazione del seme è poco comprimibile e non fluttua come la quotazione della granella, l’incidenza dell’acquisto delle sementi sul costo di produzione finale dell’agricoltore diminuisce con l’aumentare della sua plv, cioè delle quotazioni della granella in natura.

Quindi, il costo delle sementi di cereali a paglia per le prossime semine sarà sicuramente più elevato, innanzitutto perché il prezzo della granella sottostante è aumentato in misura considerevole, all’incirca + 60-70%, ma ciò va considerato un segnale positivo e deve spingere a fare una scelta ancora più razionale.

Il ruolo del commercio

A parte che c’è chi osserva che il margine per la distribuzione nel campo delle sementi non è trascurabile, a fronte di un rischio contenuto grazie alla politica dei resi a fine campagna, il ruolo dei commercio nella filiera dei cereali è importante.

Innanzitutto, cercando di razionalizzare il sistema di prenotazione e distribuzione delle sementi, per evitare costi inutili, poi fornendo assistenza nella scelta varietale e nelle cure colturali per migliorare il livello qualitativo delle produzioni, infine cercando di stringere intese con i centri di raccolta e di trasformazione, quando possibile tramite gli accordi di filiera. Anche per fidelizzare la clientela.

Tab. 1 - Prezzo indicativo delle sementi di frumento (euro/t)
Anno Camera commercio Forli-Cesena Camera commercio Ferrara
Grano duro Grano tenero Grano duro Grano tenero
Granella Sementi Granella Sementi Granella Sementi Granella Sementi
2021 380 900 250 710 400 840 250 650
2020 275 680 190 605 275 600 190 580
2019 210 600 190 605 215 580 190 590
2018 205 575 200 605 205 660 200 760
2017 220 575 190 575 230 700 200 740
Sementi certificate e conciate di 2R, franco rivenditore.
Elaborazione dell’Autore sui dati rilevati dalle Camere di commercio di Forli-Cesena e di Ferrara: media periodo luglio-settembre per la granella e ottobre-novembre per le sementi.
La Camera di commercio di Bologna non rileva più dal 2019 i prezzi delle sementi di cereali.

La produzione di sementi certificate

Riportiamo nelle tabelle 2 e 3 le ultime statistiche aggiornate dell’Ente ufficiale di certificazione, il Crea-Dc, sulle superfici presentate al controllo e sulla quantità di sementi ufficialmente certificate. I dati della campagna in corso per le superfici e di quella scorsa per le quantità certificate sono ancora incompleti e si limitano ai soli cereali autunno-vernini.

Essi ci consentono comunque di rilevare che le superfici (delle moltiplicazioni di sementi per le prossime semine) sono aumentate dell’8% per il grano duro, mentre sono invece diminuite del 6% per il grano tenero. Poiché le rese 2022 sono da ritenere tutte in calo, la disponibilità finale di sementi certificate sarà sicuramente inferiore.

Resterà, invece, quanto mai ampia la scelta varietale: per il grano duro nel 2021 sono state certificate sementi di 175 varietà e nel 2022 ne è stato richiesto il controllo per 195; con il grano tenero, 219 varietà certificate nel 2021 e 231 controllate in campo nel 2022.

Evidenziamo comunque che poi le prime dieci varietà coprono normalmente il 40-50% del mercato.

Tab. 2 - Superfici destinate a seme in Italia
Specie agrarie, soggette a certificazione ufficiale (ettari)
SPECIE 2014 2019 2020 2021 2022
Frumento duro 67.907 52.539 56.031 62.136 67.166
Frumento tenero 27.498 24.832 23.843 24.219 22.890
Orzo 8.378 9.514 9.148 7.677 8.223
Riso 10.627 11.662 10.785 11.570 nd
Altri cereali paglia 4.156 4.833 4.347 4.611 nd
Totale cereali a paglia 118.566 103.380 104.154 110.213 nd
Mais 7.554 6.678 7.871 8.288 nd
Soia 10.102 11.671 11.712 11.003 nd
Girasole 1.710 1.819 1.811 2.351 nd
Specie proteiche 4.060 4.572 4.262 4.050 nd
Tot. proteoleaginose 16.126 18.392 18.290 18.029 nd
Erba medica 19.889 31.679 36.228 38.826 nd
Trifoglio Alessandrino 13.088 22.149 18.096 16.309 nd
Loietto Italico 3.469 5.354 6.713 4.935 nd
Altre foraggere 6.322 9.011 10.289 12.521 nd
Totale foraggere 42.768 68.193 71.326 72.591 nd
Barbabietola da zucchero 3.483 5.177 6.218 6.852 nd
Altre specie 207 431 266 332 nd
Totale specie agrarie 188.704 202.251 208.125 216.305 nd
Specie ortive e aromatiche
SPECIE 2004 2009 2014 2019 2020
Ortive 9.000 11.200 12.510 11.400 12.300
Coriandolo 700 4.700 13.000 10.000 19.500
Altre aromatiche 500 800 1.240 1.400 1.600
Totale ortive
e aromatiche
10.200 16.700 26.750 22.800 33.400
Fonte: elaborazioni dell’Autore su dati CREA-DC per le specie agrarie e Assosementi per le specie ortive
Tab. 3 - Sementi certificate in Italia, in tonnellate
SPECIE 2014-2015 2019-2020 2020-2021 2021-2022
Frumento duro 196.370 158.466 175.512 179.980
Frumento tenero 117.534 124.977 126.355 125.596
Orzo 29.656 38.933 37.904 36.940
Riso 42.475 44.454 44.259 42.822
Altri cereali a paglia 15.037 17.677 16.694 nd
Totale cereali 401.071 384.567 397.725 nd
Mais 33.830 25.698 32.816 nd
Soia 26.828 34.208 33.679 nd
Girasole 3.417 6.514 7.085 nd
Altre oleaginose 258 794 1.089 nd
Colture proteiche 5.628 7.177 7.854 nd
Totale proteoleaginose 36.131 48.693 49.707 nd
Erba medica 8.354 12.296 14.811 nd
Trifoglio Alessandrino 6.007 8.840 8.063 6.503
Loietto Italico 8.946 11.089 10.489 nd
Altre foraggere 19.324 36.364 37.659 nd
Totale foraggere 42.631 68.690 71.022 nd
Barbabietola da zucchero 6.564 8.710 6.284 nd
Altre specie 1.205 899 908 nd
Totale 521.432 537.257 558.462 nd
Fonte: elaborazioni dell’Autore su dati CREA-DC

Leggi l’articolo su Agricommercio e Garden Retail n. 5 - settembre 2022

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La Francia rafforza la ricerca varietale

Abbiamo illustrato in AgriCommercio di novembre 2021, il sistema virtuoso adottato in Francia fin dai primi anni 2000 per sostenere la ricerca varietale nel settore dei cereali a paglia, grazie a un piccolo contributo applicato all’intera produzione che transita nei centri di stoccaggio. Un sistema che consente di fare coesistere gli agricoltori che utilizzano sementi certificate con coloro che ricorrono al seme aziendale, coinvolgendoli però tutti a contribuire alla ricerca varietale. In sostanza, fatte salve alcune eccezioni, tutti gli agricoltori pagano una royalty per rafforzare il finanziamento dell’innovazione varietale.

È recente la notizia che l’accordo interprofessionale che è alla base di questo sistema sia stato rinnovato per tre nuove campagne, fino al 2025. Ma ancora più interessante è il fatto che nonostante, o forse proprio per le difficoltà e le sfide che la produzione agricola si trova ad affrontare, l’interprofessione francese abbia deciso di aumentare il suo impegno per l’innovazione. È stato infatti elevato da 0,90 a 1,05 €/t il contributo Criv (Cotisation recherche et innovation variétale) sulla produzione; il ristorno a favore dei coltivatori che impiegano sementi certificate, per non gravare doppiamente su di loro, è stato invece portato da 5 a 5,25 €/q di seme acquistato.

Mentre è recente la denuncia di Assalzoo, Ami, Compag, Assosementi e altre sigle che “l’Italia è l’unico grande paese agricolo dell’Unione europea che ha ridotto la propria produzione cerealicola dal 1990 al 2020”, c’è solo da provare invidia per questa dimostrazione di compattezza e determinazione della filiera francese. Che poi vediamo riflessa anche nei nostri campi: secondo le ultime statistiche del Crea-Dc ha un pedigree francese ad esempio la varietà Antalis, leader in queste ultime annate sul mercato del frumento duro, così come la varietà Bologna in quello del tenero.

Cereali autunno-vernini, sementi più care - Ultima modifica: 2022-09-07T09:15:25+02:00 da K4

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