MERCATO

Per il consumo dei fertilizzanti cresce la dipendenza dall’estero

L’aumento della spesa è stato determinato dalle variazioni dei prezzi

L’ultima rilevazione divulgata dall’Istat sulla distribuzione dei fertilizzanti per uso agricolo ha evidenziato come anche nel 2010, arrivando al 59% per quanto riguarda l’aggregato dei concimi di origine minerale, sia proseguita la tendenza all’aumento della quota di quelli di provenienza estera che, dopo la flessione del 2008, già nel 2009 aveva oltrepassato la soglia del 55% (fig. 1).

Scendendo nel dettaglio delle principali tipologie, oltre alla ovvia conferma della quasi totale dipendenza per i potassici (98%), soltanto gli azotati segnalano un lieve calo rispetto al 2009, passando dal 63% al 61%, mentre la quota distribuita di prodotto estero è risultata ancora in aumento per i composti binari, dal 56,5% al 62,5%, per i ternari, dal 40% al 47%, e soprattutto per i fosfatici, che hanno fatto registrare un incremento di dieci punti percentuali arrivando a sfiorare il 50%. La dipendenza dall’estero è risultata ancora in calo, così come nel 2009, per quanto riguarda sia i micro elementi, segmento dove l’Italia appare pressoché autosufficiente dato che l’impiego di prodotto estero si è ridotto a poco più del 5%, che i meso elementi (calcio, magnesio, zolfo, cloro), per i quali, invece, la quota di prodotto estero continua comunque a mantenersi sopra al 50% del totale impiegato.

Sempre in base alla rilevazione Istat, la quantità complessiva di concimi di origine minerale di provenienza estera distribuita nel 2010 è aumentata, così come nel 2009, ma risulterebbe ancora molto distante dai livelli della prima metà dello scorso decennio e ciò appare in linea con l’andamento delle importazioni (fig. 2) che, tra il 2001/02 e il 2011/12, sono complessivamente scese da circa 3,4 a poco più di 2 milioni di tonnellate, con un calo quasi del 40%.

La contrazione è stata superiore al 50%, nel caso dei fosfatici, dei composti binari e dei ternari, mentre per i potassici il calo è risultato di poco inferiore al 40%; solo gli azotati hanno subito una flessione inferiore con una perdita contenuta intorno al 23%, anche se nel caso dell’urea si arriva quasi al 30%.

All’incremento del 55% del valore corrente delle importazioni, cresciute da 537 a 833 milioni di euro nell’arco di un decennio, è corrisposta una crescita pari a quasi 300 milioni euro del valore delle esportazioni, con il contemporaneo raddoppio delle quantità esportate; crescita attribuibile in massima parte all’esportazione di concimi di origine animale/vegetale e di composti NPK. Conseguentemente il saldo negativo è rimasto pressoché invariato, collocandosi leggermente al di sotto dei 460 milioni di euro sia nel 2001/02 che nel 2011/12, arrivando a toccare un massimo di 660 milioni nel 2007/08 e scendendo a un minimo di 310 milioni nel 2009/10 (fig. 3).

Tale andamento, confrontato con quello della spesa sostenuta per il consumo di fertilizzanti da parte dell’agricoltura italiana, consente di tentare, pur con diversi limiti, una valutazione della dipendenza dall’estero in termini economici. Sulla base di questa stima il grado di dipendenza appare meno rilevante (fig. 3): nel 2011, infatti, essa risulta pari al 30%, in ripresa rispetto al 2010 quando con il 25% era scesa al minimo storico dell’ultimo decennio, ma inferiore di oltre dieci punti percentuali alla situazione del periodo 2001-04.

La differenza di grandezza, circa venti punti percentuali, tra questa misura di dipendenza dall’estero e quella derivata dalla rilevazione Istat sulla distribuzione di fertilizzanti non ha facile spiegazione, trattandosi comunque di variabili diverse, una strettamente quantitativa e l’altra dipendente anche dalle variazioni di prezzo, tuttavia essa può forse derivare dal fatto che buona parte del prodotto importato viene riformulato in ambito nazionale e si trova perciò presente in numerosi prodotti di impiego finale.

L'ultima campagna

I dati Istat degli scambi commerciali aggiornati a giugno 2012 consentono di analizzare l’andamento quantitativo degli scambi commerciali dell’ultima campagna per quanto riguarda i principali prodotti (tab. 2).

A differenza della campagna precedente, forse in attesa di un ribasso dei prezzi internazionali, le importazioni sono diminuite in quasi tutti i gruppi, con cali che variano dal 21% dei potassici, al 10% dei concimi composti e al 7% degli azotati; soltanto i fosfatici mostrano un nuovo aumento, sia pure contenuto in sei punti percentuali, che trova probabilmente spiegazione nel loro impiego nella formulazione di composti ternari e azoto-fosfatici destinati all’esportazione, entrambi con saldi commerciali positivi e in crescita.

Tra i prodotti principali si evidenzia un calo del 16% delle quantità importate di urea, del 19% per il cloruro di potassio, del 4% per il Dap e addirittura del 42% per il Map; mentre invece il Tsp (+10%) e i nitrati di ammonio (+15%) e di calcio (+44%) hanno fatto registrare incrementi significativi.

L’importazione di prodotti in confezioni di peso inferiore ai 10 kg, destinati direttamente al consumo finale, hanno totalmente recuperato la contrazione della campagna precedente, facendo segnare un incremento del 17%.

I concimi organici hanno invece manifestato un riassestamento sia delle importazioni che, soprattutto, delle esportazioni, tale da ridurre il saldo positivo da 261mila a 246mila tonnellate.

Nonostante il trend complessivo di riduzione delle quantità importate, come più sopra osservato l’ultima campagna ha fatto segnare un peggioramento del saldo negativo della bilancia commerciale dei fertilizzanti, aumentato da 300 a 460 milioni di euro e determinato totalmente dall’incremento del costo delle importazioni, salite da 570 a 740 milioni di euro. Data la composizione in termini di spesa (vedi fig. 4) a determinare tale aggravio sono stati soprattutto i fertilizzanti azotati che, passando da 218 a 333 milioni di euro, sono arrivati a incidere per circa il 45% sul totale del valore delle importazioni.

Si conferma, tuttavia, come l’andamento generale delle importazioni sia particolarmente influenzato da quello di soli quattro prodotti (urea, cloruro di potassio, NPK e Dap) che nell’ultimo decennio hanno costantemente mantenuto una quota complessiva sul valore totale delle importazioni oscillante tra il 63% e il 70% e in particolare da quello dell’urea che nell’ultima campagna ha pesato per il 35% (fig. 5).

Prezzi all'import

Stante la contrazione nei quantitativi, l’aumento della spesa per le importazioni è stato perciò determinato dalle variazioni dei prezzi che, anche nell’ultima campagna, hanno proseguito il nuovo trend rialzista manifestatosi a partire dall’inizio dell’estate del 2010.

I prezzi medi unitari all’importazione sono infatti risultati in aumento per tutti i prodotti monitorati (tab. 1), sia pure con variazioni meno consistenti rispetto a quelle fatte segnare nella campagna 2010-11.

A livello aggregato l’aumento dei prezzi unitari è stato mediamente pari al 15%, con punte superiori del 22% nel caso dei fosfatici e del 19% in quello degli azotati; il prezzo medio all’importazione dei potassici e dei concimi composti è invece aumentato rispettivamente del 13% e dell’11%.

Tra i quattro prodotti leader l’urea ha fatto segnare il maggiore incremento (26%), passando da 288 a 362 €/t e arrivando a superare i 400 €/t nell’ultimo trimestre 2012 (fig. 6), mentre il prezzo medio unitario all’importazione degli altri tre è aumentato del 13-14%. Il cloruro di potassio è passato da 304 a 344 €/t, con un trend crescente tale da far arrivare il prezzo a quota 360 nel secondo trimestre 2012; il Dap è salito da 428 a 486 €/t, con una punta di 535 €/t tra fine 2011 e inizio 2012; mentre il prezzo all’importazione dei composti NPK è aumentato da 372 a 419 €/t nelle ultime due campagne, ma ha quasi raggiunto la quota 600 nel secondo trimestre 2012. n
sotto dei 460 milioni di euro sia nel 2001/02 che nel 2011/12, arrivando a
toccare un massimo di 660 milioni nel 2007/08 e scendendo a un minimo di 310
milioni nel 2009/10 (fig. 3).

Tale
andamento, confrontato con quello della spesa sostenuta per il consumo di
fertilizzanti da parte dell'agricoltura italiana, consente di tentare, pur con
diversi limiti, una valutazione della dipendenza dall'estero in termini economici.
Sulla base di questa stima il grado di dipendenza appare meno rilevante (fig. 3): nel 2011, infatti, essa risulta
pari al 30%, in ripresa rispetto al 2010 quando con il 25% era scesa al minimo
storico dell'ultimo decennio, ma inferiore di oltre dieci punti percentuali
alla situazione del periodo 2001-04.

La
differenza di grandezza, circa venti punti percentuali, tra questa misura di
dipendenza dall'estero e quella derivata dalla rilevazione Istat sulla
distribuzione di fertilizzanti non ha facile spiegazione, trattandosi comunque
di variabili diverse, una strettamente quantitativa e l'altra dipendente anche
dalle variazioni di prezzo, tuttavia essa può forse derivare dal fatto che
buona parte del prodotto importato viene riformulato in ambito nazionale e si
trova perciò presente in numerosi prodotti di impiego finale.

L'ultima campagna

I
dati Istat degli scambi commerciali aggiornati a giugno 2012 consentono di analizzare
l'andamento quantitativo degli scambi commerciali dell'ultima campagna per
quanto riguarda i principali prodotti (tab.
1
).

A
differenza della campagna precedente, forse in attesa di un ribasso dei prezzi
internazionali, le importazioni sono diminuite in quasi tutti i gruppi, con cali
che variano dal 21% dei potassici, al 10% dei concimi composti e al 7% degli azotati;
soltanto i fosfatici mostrano un nuovo aumento, sia pure contenuto in sei punti
percentuali, che trova probabilmente spiegazione nel loro impiego nella
formulazione di composti ternari e azoto-fosfatici destinati all'esportazione,
entrambi con saldi commerciali positivi e in crescita.

Tra
i prodotti principali si evidenzia un calo del 16% delle quantità importate di
urea, del 19% per il cloruro di potassio, del 4% per il Dap e addirittura del
42% per il Map; mentre invece il Tsp (+10%) e i nitrati di ammonio (+15%) e di
calcio (+44%) hanno fatto registrare incrementi significativi.

L'importazione
di prodotti in confezioni di peso inferiore ai 10 kg, destinati direttamente al
consumo finale, hanno totalmente recuperato la contrazione della campagna
precedente, facendo segnare un incremento del 15%.

I
concimi organici hanno invece manifestato un riassestamento sia delle
importazioni che, soprattutto, delle esportazioni, tale da ridurre il saldo positivo
da 261mila a 246mila tonnellate.

Nonostante
il trend complessivo di riduzione delle quantità importate, come più sopra
osservato l'ultima campagna ha fatto segnare un peggioramento del saldo
negativo della bilancia commerciale dei fertilizzanti, aumentato da 300 a 460
milioni di euro e determinato totalmente dall'incremento del costo delle
importazioni, salite da 570 a 740 milioni di euro. Data la composizione in
termini di spesa (vedi fig. 4) a
determinare tale aggravio sono stati soprattutto i fertilizzanti azotati che,
passando da 218 a 333 milioni di euro, sono arrivati a incidere per circa il
45% sul totale del valore delle importazioni.

Si
conferma, tuttavia, come l'andamento generale delle importazioni sia
particolarmente influenzato da quello di soli quattro prodotti (urea, cloruro
di potassio, NPK e Dap) che nell'ultimo decennio hanno costantemente mantenuto
una quota complessiva sul valore totale delle importazioni oscillante tra il
63% e il 70% e in particolare da quello dell'urea che nell'ultima campagna ha pesato
per il 35% (fig. 5).

Prezzi all'importazione

Stante
la contrazione nei quantitativi, l'aumento della spesa per le importazioni è
stato perciò determinato dalle variazioni dei prezzi che, anche nell'ultima
campagna, hanno proseguito il nuovo trend rialzista manifestatosi a partire
dall'inizio dell'estate del 2010.

I
prezzi medi unitari all'importazione sono infatti risultati in aumento per tutti
i prodotti monitorati (tab. 2), sia
pure con variazioni meno consistenti rispetto a quelle fatte segnare nella
campagna 2010-11.

A
livello aggregato l'aumento dei prezzi unitari è stato mediamente pari al 15%,
con punte superiori del 22% nel caso dei fosfatici e del 19% in quello degli
azotati; il prezzo medio all'importazione dei potassici e dei concimi composti è
invece aumentato rispettivamente del 13% e dell'11%.

Tra
i quattro prodotti leader l'urea ha fatto segnare il maggiore incremento (26%),
passando da 288 a 362 €/t e arrivando a superare i 400 €/t nell'ultimo
trimestre 2012 (fig. 6), mentre il
prezzo medio unitario all'importazione degli altri tre è aumentato del 13-14%.
Il cloruro di potassio è passato da 304 a 344 €/t, con un trend crescente tale
da far arrivare il prezzo a quota 360 nel secondo trimestre 2012; il Dap è salito
da 428 a 486 €/t, con una punta di 535 €/t tra fine 2011 e inizio 2012; mentre
il prezzo all'importazione dei composti NPK è aumentato da 372 a 419 €/t nelle
ultime due campagne, ma ha quasi raggiunto la quota 600 nel secondo trimestre
2012.

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