L’agricoltura italiana nel mondo globalizzato

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Fabio Manara, presidente Compag.
Difficoltà e opportunità per il settore agricolo italiano nel contesto economico europeo e mondiale. Per il presidente di Compag Fabio Manara «servono meno burocrazia e costi più bassi per le imprese»

Passato, presente e futuro di un settore, quello agricolo, che nonostante la sua aurea di mondo immutabile, cambia ed evolve rispondendo agli stimoli del mondo che lo circonda. Fabio Manara, presidente Compag, una vita trascorsa a contatto con gli agricoltori, ha registrato i cambiamenti degli ultimi anni e adesso attivamente guarda al futuro dell’agricoltura, che, ricorda «è pur sempre il settore economico primario e non è esente dai mutamenti economici e sociali avvenuti a livello mondiale in questo ultimo mezzo secolo».

Cosa ci può dire relativamente all’evoluzione del settore negli ultimi 30 anni?

«Non è solo l’agricoltura ad aver subito dei mutamenti ma tutto il mondo. Trent’anni fa non si parlava nemmeno d’Europa, poco di Internet. Queste oggi invece sono realtà presenti e sempre più importanti nelle dinamiche politiche, sociali e soprattutto economiche. Altri cambiamenti che si possono notare leggendo i numeri sono evidenti nelle stesse aziende agricole, che diventano meno e sempre più grandi, più strutturate ed organizzate. Il dato più rilevante è che appena 100mila aziende producono il 60% del fatturato in agricoltura dimostrando così la tendenza delle piccole e medie realtà a scomparire. Del resto, è lo stesso destino che è toccato a molte piccole e medie aziende in molti altri settori dell’economia».

I prezzi più alti d’Europa

Quali sono i principali problemi connessi con la commercializzazione dei prodotti in questo periodo?

«Per rispondere a questa domanda mi rivolgo ancora una volta ai numeri e all’impietoso confronto del nostro paese rispetto alle medie europee. Nel settore industriale si conta che la burocrazia incida mediamente per il 12% sul costo totale degli agrofarmaci, questo il dato europeo. In Italia invece l’incidenza della burocrazia è del 24%, il doppio. Quanto possiamo ipotizzare incida il costo della distribuzione? Il doppio anche in questo caso, portando gli agrofarmaci ad avere un prezzo maggiore in Italia rispetto alla media europea. Siamo fuori mercato, e in un mondo globalizzato, dove si può anche comperare online e farsi recapitare la merce direttamente sotto casa non saranno certo le Alpi a limitare il fenomeno».

E le normative?

«Non aiutano, non mi soffermo sulla lunga questione dell’applicazione del Pan (vedi riquadro) ma sull’incredibile dato dello 0,5% di campioni analizzati di produzione agricola non conforme. Questo significa che il 99,5% di quello che viene prodotto in Italia è di alta qualità, sicuro e affidabile anche perché ci sono norme e controlli giusti. Ma il dato da solo non significa nulla se non viene rapportato a quello europeo: 1,5%, tre volte quello italiano. Per concludere siamo un paese estremamente virtuoso, che lavora bene e produce molto ma frenato da norme e burocrazia che ci rendono poco competitivi».

Il mondo è cambiato

Come vede il futuro?

«Dico che dobbiamo renderci conto che il mondo è cambiato, che l’Italia non è isolata ma è inserita in un contesto europeo al quale però ancora non siamo ancora allineati. Meno burocrazia e meno costi per le imprese è quello che ci serve, e viceversa maggiori controlli in Europa o una netta valorizzazione delle produzioni italiane. Gli agricoltori italiani devono essere messi nelle condizioni di essere competitivi con il resto del mondo. Come rivenditori stiamo al centro della filiera agricola e se il nostro cliente, l’agricoltore, non riesce a competere con il suo collega spagnolo ci perdiamo tutti».

 

ANCORA TROPPE INCERTEZZE

«Il 2016 è stato un anno difficile per le rivendite per l’entrata in vigore di normative che hanno mutato radicalmente il modo di lavorare - afferma Fabio Manara -. E mentre le norme entravano in vigore sulla carta, nel mondo reale è mancato il tempo per adeguarsi. È stata una corsa contro il tempo che non si è ancora conclusa. Il 2017 parte zoppo per il protrarsi di lacune e incertezze normative che mettono in difficoltà soprattutto quelle rivendite agrarie piccole e medie in cui il fatturato dei prodotti classificati per uso non professionale rappresenta una importante percentuale del fatturato.

Si continua a lavorare per sistemare situazioni di incertezza che non aiutano piccoli imprenditori già impegnati a fronteggiare un mercato in costante evoluzione».

 

RIVENDITE SEMPRE PIÙ GRANDI

«Cambiano i clienti, cambiano le rivendite - riflette Manara -. Ieri vendevamo a piccole aziende, per lo più a gestione familiare, immutabili negli anni, con moderati investimenti e guadagni, oggi invece si presentano nelle nostre rivendite grandi aziende, strutturate e organizzate, che raccolgono sotto di se enormi estensioni di terra, e che cambiano di anno in anno. Possono fronteggiare questo tipo di clientela piccole rivendite locali? Difficile. Per questo anche tra i rivenditori la tendenze dei prossimi anni sarà quella di diventare sempre più grandi e concentrate, limitando i casi di singolo rivenditore.

 

Leggi l’articolo su AgriCommercio & Garden Center n. 1/2017

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