ISTAT

Mercato italiano, nel 2012 cresce la spesa per i concimi

Confermato il trend di forte calo del grado di dipendenza dall’estero

Intorno a metà maggio l’Istat ha divulgato i dati provvisori relativi al 2012 del valore delle produzioni agricole e dei consumi intermedi. A prezzi correnti la spesa dell’agricoltura italiana per l’acquisto e l’impiego di concimi sarebbe quindi ammontata a 1,66 miliardi di euro, con un incremento del 4,4% sul 2011, anno in cui dopo un biennio in calo si era già registrato un recupero superiore al 25%. Il dato del 2012 (fig. 1) risulterebbe perciò inferiore soltanto a quello del 2008, quando a causa dell’impennata dei prezzi venne raggiunto il livello record di 1,76 miliardi di euro. Anche la variazioni degli ultimi anni appaiono comunque determinate principalmente dall’andamento dei prezzi: così mentre nel 2009 e nel 2010 si erano registrate riduzioni dei prezzi impliciti pari rispettivamente all’11 e all’8%, negli ultimi due anni la loro dinamica ha segnato incrementi del 15,9 e del 6,6%.

A partire dal 2008 la serie a prezzi concatenati, che fornisce una stima dell’andamento in termini quantitativi, mostra invece un trend di progressivo calo, interrotto soltanto dal parziale recupero fatto segnare nel 2011 (+9% sul 2010), tanto che il dato dell’ultimo anno, in lieve contrazione, indicherebbe un impiego quantitativo inferiore di oltre il 15% alla media del quinquennio 2003-2007.

Elevata concentrazione

Il mercato italiano si conferma significativamente concentrato a livello territoriale (fig. 2). Se il peso delle circoscrizioni appare abbastanza equilibrato (Nord Ovest 26,9%, Nord Est 31,1%, Centro 15,2% e Sud 26,8%), le prime quattro regioni arrivano infatti a concentrare circa il 52% della spesa complessiva e le prime dieci quasi l’84%. Il mercato principale è costituito dalla Lombardia (17,3%), seguono quelli dell’Emilia Romagna (13,8%) e del Veneto (12,4%), mentre al quarto posto si colloca il Piemonte con l’8,7%.

La concentrazione è aumentata a partire dalla metà dell’ultimo decennio poiché ancora nel 2003 le prime quattro regioni (nell’ordine Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Puglia) arrivano a concentrare il 42%, successivamente il Piemonte è subentrato alla Puglia, mentre la posizione leader è stata raggiunta dalla Lombardia, regione in cui il calo quantitativo, stimato sempre sulla base della serie a prezzi concatenati, risulta più contenuto: -4% nel 2012 rispetto alla media del quinquennio 2003-2007. Nelle altre principali regioni la flessione appare più consistente, andando dal 9% in Piemonte ad oltre il 20% in Veneto ed Emilia Romagna, mentre in Puglia e nella restante parte dell’Italia si attesta intorno al 20%.

In conseguenza dell’andamento dei prezzi, a partire dal 2008 l’incidenza della spesa per concimi sul totale del valore delle produzioni vegetali è progressivamente aumentata e nel 2012 è risultata pari al 6,3%, mentre nel quinquennio 2003-2007 pesava mediamente il 4,4%. Anche rispetto valore totale dei consumi intermedi dell’agricoltura italiana il costo dell’impiego dei concimi appare in lieve crescita, attestandosi al 6,6% nel 2012 dopo aver raggiunto il 7,6% nel 2008, a fronte di una media del 6% nel periodo 2003-2007.

Dipendenza dall’estero

I dati di contabilità agricola rilasciati dall’Istat, unitamente a quelli relativi all’andamento degli scambi commerciali del 2012 resi noti a metà marzo, consentono poi di procedere alla stima del grado di dipendenza dall’estero del mercato italiano dei concimi. Come si può osservare nella figura 3, in questo caso il dato del 2012 conferma sostanzialmente il trend di forte calo del grado di dipendenza dall’estero evidenziatosi negli ultimi anni. Pur con un lieve incremento rispetto al 2011 (27,2% su 25,1%) l’incidenza dell’import netto sul valore dei consumi intermedi di concimi risulta infatti molto inferiore alla media del periodo 2003-07 quando si attestava intorno al 40%.

Scambi commerciali

Il saldo della bilancia commerciale dei concimi ha comunque subito un lieve peggioramento pari a circa 50 milioni di euro (fig. 4) dovuto ad un nuovo aumento del valore delle importazioni, pari a 100 milioni di euro, solo parzialmente controbilanciato da una crescita delle esportazioni. Il valore dell’import, 880 milioni di euro, è risultato quindi inferiore solo a quello del 2008, quando si toccò il valore record di 914 milioni. L’export ha invece raggiunto nel 2012 il suo massimo storico arrivando quasi a toccare la soglia di 430 milioni. Il saldo, pur essendo il peggiore degli ultimi quattro anni, si colloca comunque intorno alla media della prima parte dello scorso decennio.

A livello di gruppi di concimi minerali si evidenzia il calo delle quantità nette importate (tab. 1) per azotati (-6%) e potassici (-3%), cui si è contrapposto un sensibile incremento dei fosfatici e dei composti, pari rispettivamente al 78,9% e al 57%. Tra i principali prodotti in calo l’urea, stabile il cloruro di potassio, in lieve aumento il solfato di potassio, mentre incrementi molto consistenti si registrano tra i perfosfati, il Dap e il Map. Caso a sé è invece quello dei composti NPK, unici tra i principali fertilizzanti a presentare un saldo positivo, per altro in crescita.

I prezzi medi unitari all’importazione mostrano invece un andamento opposto con variazioni contenute e in ribasso nel caso dei perfosfati (4%), del Dap (3,7%) e del Map (5,6%), a fronte di variazioni al rialzo più sostenute nel caso dell’urea (9,9%) e del cloruro di potassio (12,2%). Tra i prodotti principali la crescita più consistente del prezzo medio all’importazione è comunque stata quella fatta segnare dai composti NPK, +14,1%; ciò è da ascrivere probabilmente ad un aumento relativo del titolo in azoto e potassio e a una riduzione di quello in fosforo.

L’export

Come osservato più sopra il risultato più significativo degli scambi commerciali è rappresentato dal record conseguito dall’export. I gruppi di prodotti che hanno maggiormente contribuito al flusso in uscita sono stati i composti (39,4%), con un ruolo predominante degli NPK (24,9%), i concimi di origine vegetale o animale (31,1%) e gli azotati (27,3%). L’incremento del 2012 è attribuibile proprio al comparto degli azotati e in particolare all’urea, le cui esportazioni sono quasi triplicate in valore superando i 50 milioni di euro.

I flussi sono molto diversificati in relazione ai diversi prodotti. Per i concimi di origine vegetale o animale il principale mercato è quello dell’Asia Orientale che da solo assorbe circa il 60% delle esportazioni in valore e il 73% in quantità. Vietnam, Filippine, Malaysia e Thailandia concentrano complessivamente il 57% del valore delle esportazioni di questi prodotti. Nel caso dei composti NPK, invece, i flussi sono meno concentrati e interessano diverse aree con una certa prevalenza di quella europea (48,9%) e di quella africana (34,2%). L’area del Mediterraneo concentra circa il 30% delle esportazioni, sovrapponendosi parzialmente alle due precedenti e interessando anche alcuni paesi dell’Asia Occidentale, come Turchia, Libano e Giordania. Il principale cliente è tuttavia il Senegal (14%), seguito da Algeria (13,7%) e Grecia (11,9%).

Per l’urea, infine, i flussi rivelano come l’incremento osservato nel 2012 sia derivato da riesportazioni di prodotto importato, considerato che esso appare attribuibile quasi totalmente all’aumento delle vendite sui mercati francesi, brasiliani e canadesi con quote relative pari, rispettivamente, al 30%, al 18,6% e al 16,4% del totale.

(*)L’autore è del Dipartimento di Economia, Management e Metodi Quantitativi – Università di Milano

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