La difesa del frumento inizia dalla semina

Prevenzione attraverso corrette lavorazioni del terreno, giuste epoche e densità di semina. I primi interventi contro oidio, septoria, ruggini e fusariosi

“Chi ben comincia è a metà dell’opera” recita un vecchio adagio popolare, che ben si adatta ad una coltura “antica” come il frumento.

La cui produttività è messa costantemente in pericolo dal possibile sviluppo di diverse avversità di natura fungina o da fitofagi. È ovvio che una pianta in salute è meno aggredibile da avversari, la cui pericolosità è generalmente molto influenzata dalle condizioni climatiche. Diventano così strategiche le scelte eseguite in sede di programmazione della coltivazione.

La presenza delle avversità si concretizza di anno in anno in maniera diversa e con intensità variabile in funzione di vari fattori, ma con particolare riferimenti alle condizioni climatiche: periodi prolungati di elevata umidità (piogge persistenti) favoriscono lo sviluppo dei funghi. Anche le infestazioni degli insetti variano molto di anno in anno.

All’atto pratico, i cerealicoltori, che non possono prescindere dall’impostare specifiche e razionali strategia di intervento per le malattie da fungo, inseriscono spesso anche il principio attivo insetticida nella miscela così da ottimizzare l’impiego delle macchine e della manodopera, evitando di rientrare in campo una seconda volta, considerato anche che spesso le aziende si affidano per queste operazioni ai contoterzisti, che inseriscono l’operazione nel calendario di lavori.

Una sequela di attacchi

Le malattie fungine maggiormente sviluppate negli ambienti di coltura della pianura emiliana sono: oidio, septoria, ruggini e complesso della fusariosi della spiga. Gli attacchi più precoci riguardano la ruggine gialla, l’oidio e la septoriosi che possono essere presenti già in fase di levata, ma mentre le ultime due possono colpire la coltura per tutto il ciclo, la ruggine gialla è pericolosa per un breve periodo, cioè fino alla botticella. La ruggine bruna compare sempre in levata ma più tardivamente rispetto alle altre e poi la possiamo ritrovare fino al termine del ciclo. Dalla spigatura in poi entriamo nel periodo critico per gli attacchi di fusariosi.

Queste patologie possono compromettere la potenzialità produttiva e tecnologica della granella. Inoltre, si possono registrare ripercussioni sugli aspetti igienico-sanitari se ci troviamo in presenza di attacchi di fusariosi della spiga, correlati alla possibile presenza di micotossine (Deossinivalenolo-DON la più importante).

Le varietà di frumento tenero e duro coltivate presentano una diversa sensibilità alle varie patologie: queste informazioni vengono pubblicate sulle riviste di settore e danno la possibilità di adeguare la scelta varietale alle diverse condizioni colturali e di impostare un corretto piano di difesa. Per la maggior parte delle malattie non si tratta di completa resistenza ma di diverso livello di rischio.

Ogni fungo, il suo clima

L’andamento climatico è però senz’altro il fattore che condiziona maggiormente la comparsa e il livello di pressione delle malattie del frumento. Primavere fredde e umide favoriscono gli attacchi di ruggine gialla, primavere piovose ma con temperature miti risultano favorevoli alla septoria. Anche oidio e ruggine bruna sono favoriti da alta umidità relativa. Diverso il discorso per quanto riguarda la fusariosi: in questo caso risulta determinante il fattore pioggia in corrispondenza con la fioritura cioè la fase di massima sensibilità della pianta alla malattia.

Le pratiche agronomiche adottate condizionano lo sviluppo delle crittogame in due modi:

1 – modificano l’inoculo presente;

2 – modificano la recettività della coltura.

Riguardano il primo punto la rotazione colturale adottata e il tipo di lavorazione del terreno realizzata prima della semina, particolarmente importanti per quanto riguarda la fusariosi della spiga. Infatti i residui colturali di cereali estivi come mais e sorgo possono ospitare i funghi responsabili della fusariosi della spiga. Si tratta, quindi, di una pericolosa fonte di inoculo ed è anche chiaro che il tipo di lavorazione del terreno andrà ad incidere sulla sopravvivenza del fungo: il completo rivoltamento della zolla con l’aratura abbassa i rischi di infezione, diversamente la semina su sodo è la condizione a maggior rischio.

 

di Luca Marzocchi, Stefano Bongiovanni*

 

 *Centro Agricoltura e Ambiente “G. Nicoli”

(L’articolo completo è pubblicato su Agricommercio e Garden center n. 3/2015)

 

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