Fungicidi bio per piante e fiori

agrofarmaci bio
Cresce l’armata degli anticrittogamici “naturali” dedicati agli hobbisti

Il futuro degli agrofarmaci non professionali è bio. Lo impongono le normative sempre più restrittive emanate dall’Ue e recepite dal nostro Paese. Ma lo richiedono, tutto sommato, anche i consumatori italiani che si stanno spostando sempre di più verso i prodotti biologici, percepiti come più salubri ed “esenti” da rischi sanitari. Volenti o nolenti, questa è la direzione intrapresa ed è senza ritorno. Per questo motivo, a partire da questo numero di Agricommercio e Garden Center prende l’avvio una serie di articoli che spiegano cosa sono i prodotti hobbistici ammessi in agricoltura biologica, come vanno gestiti nel punto vendita e come vanno presentati alla clientela.

Una scelta obbligata

Con l’uscita del “Decreto fitofarmaci”, dal 1° maggio infatti è probabile che i già pochi prodotti chimici di sintesi rimasti in libera vendita vengano ulteriormente falcidiati, sia per caratteristiche tossicologiche, sia più in generale per difficoltà a ottenere la nuova autorizzazione ministeriale. Nell’attesa (che perdurava dal 2013) di sapere quali agrofarmaci chimici hobbistici rimanessero, le aziende produttrici si sono concentrate sul fronte R&S biologici, e praticamente tutte, dalle più grandi alle più piccole, hanno oggi in gamma almeno un prodotto ammesso in agricoltura biologica per ogni categoria di agrofarmaco; alcune poi hanno addirittura sviluppato una linea completa di prodotti bio o comunque a base di principi attivi ed eccipienti di origine naturale.

Quindi, se i chimici di sintesi sono destinati ad assottigliarsi e forse scomparire, se le aziende sfornano linee di prodotti bio, e se il consumatore chiede sempre più bio, è necessario adeguarsi, includendo a scaffale almeno un paio di linee di marche diverse, proponendo questi nuovi dispositivi ai clienti e, soprattutto, spiegando bene loro di che cosa si tratta e come si utilizzano.

Il bio professionale

Gli agrofarmaci bio consentiti in agricoltura biologica, come da dicitura di legge, sono nati per i professionisti, e sono stati normati fin dal 1992, anno a cui data la prima legge europea in materia, richiedendo una regolare autorizzazione ministeriale per la loro vendita. A base di sostanze non derivate da chimica di sintesi, comprendevano come principi attivi elementi chimici semplici, come rame e zolfo, o complessi, come polisolfuro di calcio o di bario, oppure sostanze naturali come rotenone e azadiractina (estratti da vegetali), o infine virus e batteri antagonisti di patogeni (uno per tutti: il Bacillus thuringiensis); alcuni di questi principi attivi sono poi stati eliminati per legge in quanto non rispondenti alle caratteristiche dell’agricoltura biologica. Per lungo tempo questi prodotti sono rimasti a uso esclusivo dell’agricoltura professionale, dove erano acquistabili in buona parte con obbligo di “patentino”, e solo nell’ultimo decennio i principi attivi rimasti in forze sono stati riformulati in preparati che potessero venire utilizzati anche a livello hobbistico, in libera vendita. Questa apertura è stata favorita in primo luogo dalla crescente domanda degli appassionati di sostanze naturali (intese dal consumatore come “non tossiche”) da applicare agli ortaggi autoprodotti, e in secondo luogo dalle restrizioni normative sui fitofarmaci di origine sintetica.

Non è tuttavia detto che, alla luce del recente decreto applicativo dell’aprile scorso, tutti questi prodotti mutuati dal professionismo, e in particolare i PfnpE (cioè i fitosanitari per piante eduli), possano permanere a lungo nei cataloghi aziendali: per alcuni di essi potrebbe non venire richiesto l’adeguamento d’etichetta per mancanza di convenienza, mentre altri potrebbero venire bloccati a causa delle modalità d’impiego o dell’impatto ambientale in assenza di speciali cautele, o necessitare di una riformulazione non conveniente per l’azienda. Sicuramente si tratta di agrofarmaci bio la cui efficacia è pari a quella dei prodotti di sintesi, se correttamente applicati: l’applicazione potrebbe però richiedere accorgimenti “fuori portata” dell’hobbista (es. mascherina, zona di rispetto ecc.). In sintesi: danno soddisfazione, ma alcuni di essi non sono per gli inesperti. Questo concetto il buon rivenditore lo deve conoscere bene, per evitare di consigliare (o lasciar acquistare) un agrofarmaco “poco maneggevole” a un cliente poco abile a gestirne l’impiego! Il quale, dopo un esito negativo per sua colpa, po
trebbe comunque imputare al rivenditore l’insuccesso…

Il bio hobbistico

Dalla fine degli anni 80, parallelamente ai fitosanitari biologici per professionisti, alcune aziende nazionali elaborarono invece prodotti a base di sostanze naturali (aglio, equiseto, ortica, lino, soia, potassa, silicio, propoli ecc.), inizialmente utilizzati dai pionieri del biologico, “professionisti” già prima della direttiva 92/85/Cee, per la difesa delle piante coltivate con metodo biologico o biodinamico, e poi, almeno in parte, sostituiti dagli agrofarmaci sopra descritti.

La composizione di questi prodotti, per principi attivi ed eccipienti, era (ed è tuttora) tale da non richiedere un’autorizzazione ministeriale al commercio, perché le sostanze contenute sono innocue per l’uomo, gli animali domestici (o i verebrati in generale) e l’ambiente. Pertanto, sono prodotti non soggetti a revisioni (e quindi a possibile imposizione di ritiro dal commercio) e in libera vendita, ideali per il mercato hobbistico perché è praticamente impossibile che un utilizzo improprio possa provocare conseguenze spiacevoli. Al massimo non risolvono il problema.

Infatti, il rovescio della medaglia sta nell’efficacia: essendo a base di principi attivi naturali, l’effetto positivo (di soluzione del problema) si raggiunge solo rispettando alla lettera le modalità d’impiego descritte in etichetta.

Si tratta di accorgimenti semplici, che non comportano tecniche particolari o adozione di dispositivi di protezione, ma che sono comunque differenti rispetto a quelle dei fitofarmaci di sintesi. E anche questo concetto deve essere ben chiaro al rivenditore, affinché egli possa spiegare bene al cliente che si approccia per la prima volta a questo genere di prodotti come li debba utilizzare per avere successo. È l’unico modo per avere clienti soddisfatti e fidelizzati!

Leggi l’articolo completo della vetrina su AgriCommercio & Garden Center n. 4/2018

L’edicola di AgriCommercio & Garden Center

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