Nuove sfide per un’ agricoltura competitiva e innovativa

Sostenibilità, lavoro, benessere e qualità sono i principali obiettivi da perseguire per un'agricoltura competitiva. La posizione di Compag in un convegno di Confagricoltura

Compag è fortemente impegnata per una agricoltura sostenibile che impieghi in modo ragionato e ponderato i mezzi tecnici, attraverso l’applicazione di appropriate tecnologie che garantiscono l’efficienza del processo produttivo e la competitività sui mercati internazionali del prodotto ottenuto, in un processo che genera valore per l’azienda agricola.

Per questo Compag di concerto con Agrofarma e Confagricoltura sta sviluppando un progetto per diffondere una cultura basata sulla conoscenza e l’approfondimento scientifico delle tematiche, attraverso iniziative quali il recente convegno organizzato a Milano da Confagricoltura al quale Compag ha fornito il proprio sostegno.

Il concetto fondamentale emerso dal convegno e che Compag condivide nella sua totalità ritenendone indispensabile la diffusione presso il grande pubblico, concetto che è alla base del benessere raggiunto nel mondo occidentale, è che Scienza e tecnologia sono il fondamento di una agricoltura competitiva, in grado di creare valore e che non necessita dei sussidi pubblici, seppure questi possano essere riconosciti come uno strumento utile di indirizzo.

Serve un'informazione di qualità

Emblematico l’intervento della senatrice a vita Elena Cattaneo, emerita scienziata il cui lavoro pluriennale nella ricerca le è valsa la nomina alla Camera Alta del nostro Parlamento da parte del Presidente della Repubblica. Secondo la senatrice i sistemi di informazione debbono fare un salto di qualità, mettendosi nella condizione di valutare l’attendibilità delle fonti da cui derivano le notizie per non dare spazio a scorrettezze intellettuali di vario genere. L’opinione pubblica è frastornata da una pioggia di notizie contrastanti di cui non si riesce a valutare il grado di attendibilità.

Troppo spesso la rincorsa ad attrarre l’attenzione del pubblico e percorrere facili sentieri di presa mediatica ha portato a trascurare la responsabilità di offrire un’informazione corretta attraverso un’approfondita analisi della loro provenienza. Emblematiche a questo riguardo sono le linee guida che si è attribuita la Bbc, linee guida che intendono garantire elevati standard di imparzialità e accuratezza nella comunicazione scientifica, prevedendo elenchi di esperti accreditati da inconfutabili risultati scientifici.

Il biologico viene spesso indicato dai mezzi di informazione come lo strumento di garanzia di qualità e salubrità ma i numeri e le analisi dicono che dal punto di vista nutrizionale sono pressoché identici agli alimenti ottenuti con tecniche convenzionali, addirittura carote e pomodorini biologici contengono sostanze quali nitrati e rame superiori a quelli non bio. Questi sono i dati condotti da associazioni di consumatori e quindi scevre da ogni tipo di interesse.

Si può aggiungere che secondo l’ultimo censimento condotto dall’Istat (https://goo.gl/RK9rHJ) le coltivazioni biologiche sono ottenute su 781.499 ha, circa il 4% del totale ma per l’80% tali superfici si trovano in zone di collina e montagna e per il 67% sono colture di cereali, foraggere, prati e pascoli che anche nel convenzionale sono condotte con apporti minimi se non nulli di sostanze chimiche.

Il biologico infatti rappresenta circa il 3% della produzione agricola nazionale dopo ormai più di 20 anni di contributi e aiuti pubblici alla sua diffusione.

Rimane pertanto un mistero il motivo per cui anche le istituzioni sino entrate in questo vicolo vizioso di destinare tante risorse del contribuente in operazioni di puro marketing, per promuovere un prodotto elitario e produttivamente marginale che peraltro non garantisce una qualità nutrizionale migliore.

Produzione controllata

Il professor Angelo Moretto medico, direttore del “Centro internazionale per gli antiparassitari e la prevenzione sanitaria” presso l’Asst (ospedale) Fatebenefratelli Sacco di Milano, nonché professore associato presso il Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche dell’Università di Milano ha descritto come i prodotti fitosanitari siano valutati in Europa da 2 principali istituti l’Echa (European Chemical Agency) ed Efsa (European Food safety Agency) sotto il profilo delle caratteristiche intrinseche e delle condizioni di utilizzo. Tali agenzie valutano gli studi che sono fatti secondo le buone pratiche di laboratorio, seguendo regole ben codificate sia per il disegno sperimentale, sia per le modalità di conduzione dello studio, di valutazione dei risultati, di archiviazione dei campioni eccetera.

Le modalità di conduzione, inoltre, sono certificato da un sistema di qualità esterno che va a verificare che effettivamente siano state rispettate queste regole. Peraltro, soprattutto negli ultimi 15 anni, molti studi non sono nemmeno condotti dalle compagnie produttrici, bensì da contractor esterni che talvolta neanche sanno il nome della sostanza perché viene data loro come siglato sperimentale. Gli organismi pubblici di valutazione di cui sopra, hanno accesso ai dati grezzi. Cioè a tutti i dati raccolti e non solo i report finali. Se si vuole vedere per esempio che risultati ci sono per il ratto n. 4610, che ha fatto prelievi di sangue a 3, 6, 9, 12 mesi, queste informazioni sono disponibili per ogni parametro cercato e misurato. È quasi come se il valutatore fosse stato presente nel laboratorio”. Da queste considerazioni emerge quanto la produzione agricola convenzionale sia controllata e verificata e come l’impiego della chimica, permette di ottenere oltre che produzioni competitive e remunerative per le aziende agricole anche produzioni di elevata qualità ed indiscussa salubrità.

 

Leggi l’articolo su AgriCommercio & Garden Center n. 2/2018

L’edicola di AgriCommercio & Garden Center

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