Riclassificazione prodotti chimici, impatti sulle aziende produttrici di agrofarmaci

Barella (Agrofarma): «Ridurre l’impatto del Clp con più informazione lungo la filiera»

Un nuovo sistema di classificazione dei prodotti chimici armonizzato a livello internazionale. L’ha imposto l’Onu per tutte le sostanze e le miscele ritenute pericolose, compresi i biocidi e gli agrofarmaci. Bruxelles si è adeguata con il Reg. 1272/2008 (Clp – Classification, labeling & packaging), la nuova disciplina comunitaria relativa alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele pericolose. È stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale europea il 31 dicembre 2008 ed è entrata in vigore il 20 gennaio 2009. Con la prossima applicazione dei suoi effetti anche nel campo delle miscele, il nuovo sistema Clp entra nel vivo anche nel settore della difesa, con significativi effetti sulla gestione operativa degli agrofarmaci. Anche perché l’Unione europea in questo campo si è sempre caratterizzata per significative “fughe in avanti” rispetto ai suoi partner commerciali, tanto che l’applicazione in Italia dell’ultima riforma Ue che ha toccato questi argomenti risale a soli 7 anni fa. Anche a causa di questa sovrapposizione, l’applicazione della nuova normativa rischia di avere un impatto considerevole nella gestione dei mezzi tecnici per la difesa.

L’industria anticipa le sue mosse

Quali sono le novità più impattanti per i titolari di registrazione, le rivendite e gli utilizzatori?

«Tutti i titolari di registrazione – risponde Andrea Barella, presidente di Agrofarma, l’associazione che rappresenta le aziende del comparto della difesa delle colture e che fa parte di Federchimica - hanno modificato e stanno provvedendo a modificare le etichette dei prodotti fitosanitari introducendo i nuovi elementi di comunicazione del pericolo, con evidenti cambiamenti rispetto al formato precedentemente utilizzato.
Inoltre, le nuove disposizioni introdotte dal CLP hanno una ricaduta sulle diverse normative correlate che fanno riferimento ai criteri di classificazione ed etichettatura, quali, ad esempio, le disposizioni che regolano la vendita, l’acquisto e lo stoccaggio dei prodotti fitosanitari». Dal prossimo 1° giugno i titolari di registrazione devono immettere obbligatoriamente sul mercato miscele con il nuovo sistema di classificazione, etichettatura e imballaggio. Molte delle industrie associate ad Agrofarma si sono mosse per tempo, anticipando l’adozione volontaria dei nuovi criteri come previsto per legge. Agrofarma stessa, con la pubblicazione di una specifica guida, ha agevolato molto il compito delle aziende associate e dei loro clienti nell’applicazione del nuovo regolamento.

Questa tempestività consentirà di evitare incomprensioni e fraintendimenti?

«La scelta di anticipare l’applicazione del Regolamento Clp aveva come obiettivo anche quello di consentire un adeguamento graduale al nuovo sistema di classificazione ed etichettatura sia da parte delle Imprese sia da parte della filiera. Tuttavia la transizione da DPD a CLP prevede un periodo di coesistenza sul mercato, della durata di 2 anni, di etichette differenti per uno stesso prodotto. L’auspicio è che tutte le azioni riescano a ridurre il più possibile l’impatto della nuova normativa salvaguardando l’essenziale trasmissione di informazione lungo la filiera».

Nella fase di vendita, invece, rimangono alcuni nodi da sciogliere riguardo agli obblighi di stoccaggio e annotazione nei registri e soprattutto riguardo alla possibilità di vendere o meno i prodotti riclassificati a utilizzatori privi di abilitazione a causa delle tempistiche non coincidenti tra l’entrata in vigore tra Clp e Pan (Piano d’azione nazionale sugli usi sostenibili degli agrofarmaci).

Vendite e abilitazioni, chiarimento cercasi

Agrofarma ha chiesto al proposito un intervento chiarificatore al ministero della Salute, qual è stata la risposta istituzionale?

«Il Ministero della Salute ha garantito che fornirà indicazioni in tempi utili ad ovviare le problematiche derivanti dalle diverse tempistiche di entrata in vigore delle due normative.
L’auspicio è che i provvedimenti siano adottati con la tempistica necessaria per consentire alle Imprese, ma anche ai rivenditori e agli utilizzatori, di rispondere in maniera adeguata ai cambiamenti richiesti».

Le novità introdotte dal nuovo sistema di classificazione degli agrofarmaci non sono solo formali ma anche sostanziali. In particolare viene ribadito che pericolo e rischio degli agrofarmaci non sono la stessa cosa. Se nella classificazione delle etichette occorre fare riferimento al pericolo intrinseco, nella fase di registrazione occorre necessariamente fare riferimento al reale rischio di esposizione della popolazione. Una considerazione, questa, più volte sottolineata da Agrofarma soprattutto in considerazione ad alcune forzature del Reg. 1107/2009 sull’immissione in commercio degli agrofarmaci.

Ci sono quindi gli spazi per rimettere in discussione elementi come i “cut off criteria” e la definizione di “sostanze candidate alla sostituzione”?

«Il Reg. 1107/2009 prevede, come ogni norma europea, una revisione delle disposizioni contenute sulla base di una valutazione dei risultati raggiunti. Tale processo è attualmente in corso e, anche attraverso la nostra Associazione europea (ECPA), siamo impegnati in prima linea nel supportare la Commissione Europea e i parlamentari europei del nostro Paese in questa fase di revisione».

Disciplinari, non dossier registrativi

La nuova classificazione avrà implicazioni anche sui “disciplinari di produzione integrata”, sia pubblici che privati, che attualmente basano la valutazione degli agrofarmaci anche in funzione della loro classificazione tossicologica e delle frasi R (un criterio spesso criticato da Agrofarma), che sono state integralmente sostituite dal nuovo sistemaa CLP.

Per il momento, la maggior parte delle Regioni ha previsto che “in considerazione dell’applicazione del nuovo sistema di classificazione dei prodotti fitosanitari, viene sospeso per due anni il vincolo che prevede che quando della sostanza attiva esistono diversi formulati commerciali occorre dare preferenza a quello con la migliore classificazione tossicologica”.

È sufficiente questa sospensione? Quale prevedete che sarà il futuro della produzione integrata volontaria previsto dal Piano nazionale sugli usi sostenibili?

«Agrofarma ha accolto con favore l’introduzione di tale sospensione, ritenendo assolutamente necessario scongiurare l’ipotesi che la difesa integrata volontaria si sostituisca o sovrapponga ai principi di autorizzazione nella fase di scelta delle molecole impiegabili. L’introduzione di un sistema autorizzativo basato sul pericolo garantisce già, infatti, la sicurezza dei prodotti fitosanitari.  A questo riguardo Agrofarma continua a sostenere la necessità che i disciplinari non comportino un’ulteriore diminuzione delle sostanze attive impiegabili nell’IPM (Integrated pest management) volontaria, tenendo conto, tra i vari fattori in gioco, anche delle strategie anti-resistenza».

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