Controlli ICQRF sui concimi irregolari 2 campioni su 11

ICQRF
Nel 2015 i sequestri sono stati oltre 140. Ma il valore medio risulta molto basso (meno di 6000 E) rispetto al 2014 (oltre 35mila e)

Sul sito del Mipaaf è possibile scaricare il report dell’attività 2015 dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) e dei suoi 29 uffici sul territorio italiano.

Al di là dall’analisi dei numeri, vorremmo comprendere il ruolo del canale distributivo per quanto riguarda il settore fertilizzanti. Nel report si usa una terminologia che potrebbe risultare ambigua se non adeguatamente spiegata. Ci riferiamo alla definizione di “Operatore” che non assume lo stesso significato per tutti i settori controllati dall’Icqrf. Mentre è chiaro, ad esempio, che per il comparto vitivinicolo oppure per quello lattiero caseario, il termine operatore coincide (nella maggioranza dei casi) con il soggetto da verificare, quando si tratta di mezzi tecnici l’eventuale sanzione è quasi sempre in capo al produttore del mezzo tecnico stesso. Nel caso specifico dei fertilizzanti, si tratta del fabbricante (ormai il registro italiano ha superato le 1.800 aziende) mentre l’operatore è il punto vendita (commerciante all’ingrosso, cooperativa, consorzio agrario, grande distribuzione, ecc.) presso cui viene effettuato il controllo con eventuale collegato prelievo di fertilizzante da inviare ad analisi. Non sono rari i casi in cui il controllo si faccia anche presso il fabbricante, soprattutto dopo l’accordo siglato tra Assofertilizzanti e l’Icqrf che è stato incaricato di controllare gli associati al fine di verificarne l’indice di qualità. Nel 2015, sono stati visitati quasi 1200 operatori (distributori e fabbricanti) presso i quali si sono controllati mediamente 1,8 prodotti, il 43% dei quali è stato poi anche analizzato. Nel report si legge che il 10,6% degli operatori è risultato irregolare (circa 125 operatori in valore assoluto) e si legge ancora che i principali illeciti accertati sono relativi a errata etichettatura, composizione non adeguata alle norme o irregolare all’analisi.

Servono chiarimenti

Fossimo nelle associazioni di categoria del canale distributivo, chiederemmo dettagli e chiarimenti in merito a tali affermazioni visto che si tratta, quasi sempre, di irregolarità imputabili esclusivamente al fabbricante e non certo al distributore. Al riguardo la norma (art. 12, c.3 del Dlgs 75/2010) è molto chiara: Le sanzioni amministrative non si applicano al commerciante che vende fertilizzanti in confezioni originali (non alterate), se la non osservanza delle norme riguarda i requisiti intrinseci o la composizione dei prodotti, purché il commerciante non sia a conoscenza dell’avvenuta alterazione o manomissione del fertilizzante. Una lettura superficiale del report, considerato appunto il ruolo che hanno gli operatori (distributori) in altri settori merceologici, potrebbe indurre in errore e far credere che quasi l’11% degli operatori era a conoscenza della manomissione del fertilizzante, in pratica comportandosi da complice del fabbricante. Solo l’occhio esperto si rende conto che i numeri non tornano in quanto, a fronte di 195 contestazioni amministrative, oltre 170 sono state per campioni irregolari e, presumibilmente, le altre 25 per etichette non conformi. Resta quindi da capire cosa significa che circa 125 operatori sono risultati irregolari, almeno per il settore fertilizzanti.

Nel caso in cui significasse che le 195 contestazioni sono scaturite dalla visita a 125 distributori, allora la terminologia impiegata è davvero fuorviante e sarebbe, a maggior ragione, auspicabile un chiarimento da parte dell’Icqrf.

 

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