Politica agricola, tagli in vista al bilancio dell’Unione europea

Si teme una riduzione del 6%. In discussione il Quadro finanziario pluriennale (QFP), che definisce i massimali annuali di spesa a partire dal 2021. Oettinger è stato già abbastanza chiaro con gli Stati membri: se volete ridurre i tagli, mettete mano al portafoglio.

A fine febbraio i Capi di Stato e di Governo saranno riuniti a Bruxelles per iniziare a discutere di priorità e ambizione del bilancio dell’Unione europea a partire dal 2021. Si tratta del cosiddetto Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), che definisce i massimali annuali di spesa dell’Ue assicurando così la corretta pianificazione della spesa e la sua conformità con le priorità dell’Ue.

In vista di questo importante snodo per il futuro delle finanze europee, la Commissione ha presentato, la scorsa settimana una comunicazione che contiene ipotesi di tagli molto preoccupanti alle politiche più “energivore” del bilancio dell’Ue: la politica agricola comune e quella di coesione. Si tratta di scenari che vanno fino a un ipotetico taglio del 30% (120 miliardi di euro per quanto concerne le spese Pac), pur ammettendo come ipotesi anche il mantenimento dello status quo.

Uno status quo relativo, in quanto anche un approccio favorevole alla rubrica agricola non potrà prescindere dall’operazione di riduzione dovuta alla Brexit, che al 2021 dovrebbe essere cosa fatta. E questo taglio, secondo i calcoli più credibili, si attesterà attorno al 6% per il capitolo Pac. Il Commissario al bilancio, il tedesco Günther Oettinger, punterà molto sulla proposta già avanzata alcune settimane fa: gli Stati membri dovrebbero mettere mano al portafoglio per aumentare dello 0,1 o 0,2% del reddito nazionale lordo il contributo al bilancio Ue (che a oggi si attesta all’1%).

Ed è proprio la disponibilità a un simile aumento che sarà sondata da venerdì 23 febbraio a Bruxelles. Oettinger è stato già abbastanza chiaro con gli Stati membri: se volete ridurre i tagli, mettete mano al portafoglio!

Tornando alla Pac, le incertezze sono legate non solo alla Brexit, ma anche a quanto la spesa agricola dovrà pagare rispetto ad altre priorità che la Commissione considera imprescindibili nel futuro: l’immigrazione, la difesa, la lotta al cambiamento climatico, che assorbirebbero circa 10 miliardi all’anno.

Da questo quadro generale, per ottenere il netto che ogni singolo Paese riceverà per finanziare il settore agricolo, bisogna anche passare dalle ipotesi sul futuro di quella che, pur non venendo più chiamata a Bruxelles “convergenza interna” sarà pur sempre una ridistribuzione degli aiuti per un livellamento sempre maggiore tra Stati membri. Ed è proprio nel contesto del QFP che anche questa partita verrà giocata.

Molto importante sarà, per un Paese come l’Italia, evitare qualsiasi redistribuzione lineare, ma puntare piuttosto a una valorizzazione di criteri oggettivi, quali occupazione e peso dei redditi agricoli nello scenario economico globale, che permetta di “limitare i danni”. Per quanto riguarda il calendario, come per la riforma della Pac, anche per il QFP i tempi sono strettissimi.

Non per nulla la Commissione ha anticipato al 2 maggio la data prevista per la presentazione della proposta di bilancio (rispetto al 28 maggio previsto originariamente). L’obiettivo è di giungere a un accordo con il Consiglio a inizio maggio 2019, dopo che la Brexit sarà diventata ufficiale (29 marzo 2019) e dopo che il Parlamento avrà dato il suo parere (entro aprile, viste le elezioni previste a maggio 2019).

Un percorso in salita e irto di difficoltà come quello sulla riforma della Pac. Ma, in un caso come nell’altro, un percorso che la Commissione Juncker ha tutta l’intenzione di provare a completare.

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