Revisione del Pan. Serve un dibattito costruttivo

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Si tenta di imporre il modello ambientalista senza un’analisi concreta e scartando le proposte innovative

Il Pan è quella cosa che significa Piano d’Azione Nazionale e che si riferisce alle linee guida per ottenere una produzione agricola sostenibile da un punto di vista ambientale e del rispetto delle persone, sancita da un apposito decreto interministeriale. Fin qui nulla di nuovo; di questo ne parliamo da anni.

Ma tale decreto deve essere rivisto ogni 5 anni per renderlo attuale alle nuove conoscenze e il 4 ottobre 2019, dopo un anno di lavori, la proposta di modifica è stata presentata urbi et orbi, in presenza appunto di tutto il mondo.

Chiunque poteva intervenire e fare presente le proprie osservazioni. Non vogliamo in questo contesto fare commenti sui punti e contenuti della proposta di decreto che faremo direttamente ai vari ministeri competenti e che saranno oggetto di articoli e informazioni futuri, ma vogliamo portare una descrizione della giornata del 4 ottobre, appunto. Ne vale la pena perché una visione critica di quanto accaduto fornisce un’idea dell’ambiente nel quale il sistema produttivo in generale si trova ad operare.

E sì, perché il mondo ambientalista si è riversato in massa nella sala monopolizzando l’attenzione con un’azione di mero lobbismo auto acritico, uni-direzionato e auto-referenziato al solo scopo di difendere i propri interessi di parte.

Ingenuamente si potrebbe pensare che coloro che si mettono a difesa dell’ambiente a spada tratta abbiano comunque ragione perché ciò che fanno lo fanno a vantaggio dell’intera comunità. Ma ciò è vero solo nella misura in cui non abbiano un effettivo interesse di parte e analizzino la situazione in tutte le loro sfaccettature, vantaggi e svantaggio, modalità, efficacia e conseguenze delle proposte cosiddette “alternative” a quanto viene definito “produzione convenzionale”.

È quantomeno curioso che proprio quei movimenti che lamentano l’azione lobbista dei grandi capitali si comportino in maniera del tutto analoga agendo non tanto sotto il profilo delle corruttele ma agendo in maniera poco chiara sul sentimento e la pancia del pubblico.  Ambiente, salubrità, salute sono parole che si prestano a facili manipolazioni.

Una visione miope nella revisione del Pan

Abbiamo sentito lamentele e richieste. Proposte articolate, di visione, in grado di incidere effettivamente sui processi produttivi nel rispetto dello sviluppo conseguito e direzionato a un maggiore equilibrio ambientale, nulla. Fra queste:

  • riduzione a priori dei mezzi di produzione ed in particolare dei fitosanitari,
  • richiesta di sovvenzioni pubbliche a vantaggio della produzione biologica,
  • divieti e limitazioni per contenere l’attività produttiva,
  • viva la decrescita (in)felice,
  • e via dicendo…

A questo si è limitato il dibattito, ma non abbiamo sentito un’analisi. Ma veramente un mondo migliore si potrà ottenere senza una visione autocritica? Vogliamo approfondire tutte le contraddizioni della produzione biologica e della limitatezza del sistema legislativo che non riesce a definire e a risolvere tutte le ambiguità del sistema?

Ridurre l’impiego dei fitosanitari (ma perché dei soli fitosanitari? Non è giusto fare differenze con gli altri mezzi di produzione) comporta una contrazione della produttività. Aziende agricole che falliscono, prodotti che devono essere importati da paesi con sistemi legislativi e di controllo più laschi.

Il biologico è un’ottima operazione di marketing nella misura in cui è in grado di garantire all’azienda agricola una maggiore marginalità, ma secondo i dati dell’ultimo censimento la superficie bio è di poco superiore al 4% del totale e di questo più del 60% è occupato da prati, pascoli e dai cereali delle aree marginali dove non si impiegano mezzi tecnici per definizione perché non ve n’è bisogno o se ve n’è bisogno non è economicamente conveniente.

Il biologico “è” trattato

Ma è anche necessario chiedersi se il biologico non sia trattato. Il biologico non corrisponde all’immaginario del consumatore, il biologico è quanto è scritto in un regolamento europeo. Il biologico è trattato, è trattato con prodotti chimici, biochimici, estratti naturali.

Poi ci sono tutte le contraddizioni di cosa sia un fitosanitario e cosa non lo sia.

Una sostanza chimica, biochimica o naturale è un fitosanitario se è autorizzata come tale perché l’azienda produttrice ha fatto richiesta di autorizzazione all’autorità preposta. Se la sostanza è immessa sul mercato senza autorizzazione non è un fitosanitario, ma potrebbe esserlo di fatto. I fitosanitari sono i prodotti maggiormente testati e controllati. Nessun altro prodotto in circolazione è soggetto a sistemi di controllo e restrittivi come i fitosanitari.

I controlli, le analisi che si fanno sul biologico sono indirizzati ad individuare la presenza di fitosanitari chimici (solo quelli non ammessi in agricoltura biologica) non di altri prodotti. Possiamo asserire senza ombra di dubbio che un prodotto biologico è migliore di un altro? Non abbiamo dubbi su questo?

Solo divieti e imposizioni

Rincresce, lo ribadiamo, che la giornata di presentazione del Pan sia stata monopolizzata per non parlare delle misure del Pan che nonostante le critiche della associazione ambientaliste ha una chiara impostazione ambientalista e che con i suoi divieti e imposizioni a priori per un aumento della superficie bio porrà sicuramente nuovi ostacoli all’attività agricola.

Divieti e imposizioni che rischiano di ridurre la capacità di creare quelle risorse necessarie a sviluppare le innovazioni che sono alla base dello sviluppo in un’ottica di maggiore rispetto dell’ambiente.

Rincresce che non si sia dato adito a un dibattito per far emergere le contraddizioni e le inefficienze del biologico proprio per migliorare, non solo il biologico, ma l’agricoltura nel suo insieme più efficiente, più produttiva, più rispettosa dell’ambiente e delle persone.

È stata la mancanza di questo dibattito che ci ha fatto comprendere come certe associazioni ambientaliste operino da meri lobbisti solo alla ricerca di un proprio interesse spesso coincidente con la richiesta di sussidi pubblici.

 L’articolo è pubblicato su AgriCommercio & Garden Center n. 7/2019

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Revisione del Pan. Serve un dibattito costruttivo - Ultima modifica: 2019-10-17T15:20:55+00:00 da Barbara Gamberini

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